Lo ius soli spiegato con i baci perugina

I semi li porta il vento, ma i fiori sono del giardino in cui nascono

Da qualche mese nel nostro palazzo ha preso un appartamento in affitto una coppia di simpatici peruviani con una bimba di 5 anni. L’altra sera urla e strilli hanno fatto accorrere alcuni condomini che si sono trovati a dover separare i due coniugi. O meglio, hanno tolto dalle mani di lui la povera consorte che le stava prendendo di santa ragione, sotto gli occhi terrorizzati della figlia. “Da noi, se una moglie non si comporta come si deve il marito può picchiarla”, tentava di giustificarsi lui, quando sono riusciti a calmarlo. Ha detto che non lo farà più. Speriamo, però almeno ora sa che qualcuno ascolta ed eventualmente interviene.

Hanno tutti e due il permesso di soggiorno, lavorano entrambi, quindi resteranno in Italia chissà, forse per sempre. Parlano una lingua abbastanza simile a noi, recitano le nostre stesse preghiere, mangiano su per giù le stesse cose che magiamo noi. La questione è quindi questa. Quella bimba di 5 anni crescerà da straniera, convinta che un domani il marito potrà, anzi forse dovrà picchiarla se non fa quello che dice lui, o crescerà da italiana, convinta che potrà, anzi dovrà, mandarlo affanculo se solo si azzarda a sfiorarla con un dito?

E il bambino figlio dei negozianti cinesi da cui compriamo un po’ di tutto, continuerà a mandare i soldi in Cina o comincerà finalmente ad integrarsi. E il bambino arabo? Pregherà Allah indossando la maglia di Belotti e tifando gli azzurri o continuerà a sentirsi straniero, emarginato dalla miopia della nostra presunta diversità? Perché queste sono le questioni che affronta lo ius soli. Non stabilisce se questi ragazzi debbano essere qui o no. Non stabilisce se continueranno a rimanere qui in futuro. Quello è già una realtà non modificabile. Stabilisce solo il “come” rimaranno, stabilisce come cresceranno e come percepiranno il loro essere qui. Con noi o contro di noi?

La politica serve a dare risposte a problemi concreti e a realizzare cose possibili, altrimenti è solo demagogia. E il possibile è fatto di concretezza, di iniziative misurabili, che riguardano la realtà delle cose, non le intenzioni: “aiutiamoli a casa loro”, “prima gli italiani”, hanno lo stesso valore di un “taglieremo le tasse”, “onestà”, “tutti a casa”. Un po’ come se una storia d’amore si costruisse con i foglietti dei Baci Perugina. Ma noi elettori vogliamo proposte concrete o slogan rassicuranti? Non sarà che invece di cambiare i politici, bisognerebbe cominciare a cambiare gli elettori?

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