Non dipende tutto da noi

L’interruttore della luce della mia cantina è leggermente difettoso. Non s’accende quasi mai. O meglio, a volte sì, a volte no. Quando va a lui. Spingi, premi, imprechi, spingi a ripetizione, premi a lungo. Niente. Imprechi un’altra volta, ricominci a pigiare come un forsennato, neanche dovessi spostare una montagna. Niente. Lo prendi con le buone, provi qualche tocchettino leggero come se volessi provare una specie di convincimento psicologico. Niente.

Ti riprometti di chiamare l’elettricista, imprechi per la terza volta, perdi le speranze e ti accingi a proseguire al buio, quando, improvvisamente, inspiegabilmente, senza alcun motivo, lo stronzo decide di funzionare. E si accende la luce. A volte le cose accadono senza un motivo. Ti impegni, ti sforzi, ce la metti tutta. Eppure non ottieni un bel niente. A volte invece le cose vanno per il verso giusto senza che tu faccia nulla. Naturalmente.

Forse bisogna solo saperle prendere. O forse è solo questione di culo. Soprattutto bisogna rassegnarsi all’ineluttabile realtà che non tutto dipende da noi. Possiamo studiare strategie, lavorarci su, analizzare a fondo, approfondire cause, valutare conseguenze, possiamo impegnarci, spenderci del tempo, della fatica, delle risorse. Possiamo perfino mettercela tutta. Ma non dipende tutto da noi.

Allora possiamo rilassarci. Il mondo va avanti lo stesso. A volte, persino meglio.

 

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Sogno di una notte di fine inverno

E così fa di nuovo freddo. Magari la pianteranno tutti di rompere: il riscaldamento globale, non piove più, il buco dell’ozono, piove troppo, le alluvioni mica c’erano prima, perché fa troppo caldo, i ghiacciai poverini. Invece no fa freddo, fa troppo freddo, le scie chimiche, l’era glaciale. Cambiate troppo spesso idea! Anche io però. Sono meteorologico e un po’ meteoropatico. Molto simpatico, ma poco pratico. Un tipo atipico, come un segnale fonetico. Un anno sabbatico o un impianto eolico.

Così tiro a indovinare, ma non ci azzecco mai. Allora tiro la palla contro il muro. Ma spesso vince il muro. E infatti il muro è molto spesso e ci si para davanti all’improvviso. Siamo in motorino ora, ma riusciamo a sterzare. E continuiamo per la nostra strada. Stiamo arrivando. Ma lo sapevo che non dovevamo venire in motorino. Sto scomodo. E non so come reggermi. Non mi reggo. Il problema è che anche gli altri non mi reggono.

Tieni, prendi questi cento euro e non dirlo a nessuno. Anzi, sono troppi, ridammeli e puoi dirlo a chi vuoi. Il fatto è che tu pensi che siamo amici perché sei ricco, hai una Ferrari, un superattico ai parioli e guadagni 100 mila euro al mese. Ma ti sbagli, invece. Sarei amico tuo anche se ne guadagnassi 90 mila. Questo è molto consolatorio per me. Sai ho problemi, soffro di alitosi. A sì? Ma dai! Pensa parlando con te al telefono non me ne sono mai accorto. Io però mi chiedo, cosa ci fa qui questa libreria? Ah, ora ti riconosco…mi stai prendendo in giro! Ma io non sono stupido? La libreria non sta facendo proprio niente. Forse ti sbagli. Su cosa mi sbaglio? Sul fatto che la libreria sta facendo qualcosa? No, sul fatto che non sei stupido.

Comunque, tu inventa una storia credibile ed io farò finta di crederci. Sta a sentire, una volta, ero in Africa, appena svegliato sparai ad un elefante in pigiama. Però non ho mai capito chi gli avesse messo il pigiama. Questo sogno non porta da nessuna parte. Ma se non porta allora parto. Parto e vado via. Ma è un parto difficile, un cesareo. San Cesareo, Colleferro, Anagni, Fiuggi. Fuggi da Fiuggi! Anche perché si sta bene, ma si mangia troppo. Non ci voglio tornare mai più, mi hai detto. Mai dire mai. Anzi, mai dire mais. Nell’insalata. Lo odio. Mi si infila fra i denti, sta robba gialla, ma che siamo galline che mangiamo il mais?

E mentre noi disquisiamo sul mais, arriva il guardiano. Arriva sempre un guardiano, ma questo è grosso e somiglia ad Alberto Sordi e mi dice: A regazzì, cell’hai ‘na casa? E và alla casa! E io ci vado sì a casa. Ma non prima di aver comprato un biglietto per il prossimo concerto della Bandabardò.