Emozioni ferragostane

Come può una bruschetta, arginar la fame, anche se non voglio torno già a mangiare, pappardelle al sugo e l’abbacchio arrosto e poi le patate, anche quelle a posto.
Domandarsi perché quando cade il parmigiano sulle fettuccine, non fa rumore. E mangiare a quattro palmenti per vedere, se poi è così difficile digerire. Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi, cosce di pollo.
In un pranzo che, non finisce più, il mio digestivo, sei tu. Grappa barricata, la mia preferita, poi un sorso di limoncello, e va! Li bevo alla salute della gente a tutti i sorrisini indifferente, sorretto da un anelito di Averna, di amaro Averna…e digerisco te. Pe pe, perepè!

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Meno vaccini, più code alla vaccinara!

Mangiate merda! Milioni di mosche non possono essersi sbagliate (Marcello Marchesi)

E’ giunta l’ora miei arditi, che ci si riappropri della nostra libertà. Liberiamoci del giogo internazionale, delle bugie e delle costrizioni a cui siamo soggetti, riprendiamoci la possibilità di essere padroni della nostra vita. Cancelliamo imposizioni inique, figlie di false ideologie, che impediscono alle nostre vite di essere libere ed autentiche. In poche parole, “famo come cazzo ce pare”.

Soros, il miliardario cattocomunista, si è insinuato nelle nostre tavole e con la scusa di combattere la flautolenza, il colon irritabile e l’alitosi ha messo in commercio il pesto senza aglio. Allarmi, allarmi fratelli! Ridacci il nostro aglio o te ne faremo pentire! Onestà, onestà, onestà!

Il PD di Renzi e della Boschi, schiavo dell’internazionale comunista, ci ha imposto la guida a sinistra: è ora di tornare a guidare a destra. O al centro. Oppure la mattina facciamo una consultazione on line e decidiamo in che verso andare.

Gli immigrati, con i loro numeri arabi, hanno deciso che ogni giorno deve avere ventiquattro ore. Ma chi l’ha detto? Ma dove sta scritto? Facciamo un giorno di 23 ore, perché poi a Roma il ventitre porta anche bene e poi il fine settimana facciamo un giorno di trenta ore, così lavoriamo di meno e stiamo in vacanza di più.

Un’iniqua credenza popolare, fin da piccoli al mare, ci impedisce di fare il bagno dopo pranzo. Ribelliamoci a questa imposizione! Noi la parmigiana la digeriamo nuotando! E se ci impegniamo possiamo anche organizzare una gara di rutti sul bagnasciuga, per dimostrare quanto si digerisce bene in acqua!

Le democrazie plutocratiche hanno infettato i nostri giochi fin da bambini. Una prova? Quando eravate piccoli vi hanno mai coinvolto nel “ruba bandiera”? Ecco la dimostrazione di come si è cercato fin dall’infanzia di creare dei possibili terroristi, attentando al tricolore. Ma noi diciamo, prima gli italiani, sì al nascondino, no al ruba bandiera!

Le potenze giudaico massoniche ci hanno fatto credere che il quadrato costruito sull’ipotenusa fosse uguale alla somma dei quadrati costruiti sui catetti. Falso! Chi è questo Pitagora? Chi l’ha eletto? Anche lui è stato imposto dai governi dei vari Renzusconi. E poi si sa che il triangolo è una forma geometrica, un simbolo massonico.

Goldmann Sachs e le altre banche d’affari hanno imposto al mondo le previsioni del tempo per decidere le nostre vacanze e creare il traffico nel fine settimana. Noi diciamo no a queste falsità di stato: torniamo ai fondi del caffè per stabilire le previsioni del tempo. Chi l’ha detto che non sono efficaci?

La destra e la sinistra non esistono più. Sono categorie superate, appartengono allo scorso millennio ed ora sono usate solo per mascherare le malefatte dei governi. Da oggi in poi le scarpe saranno tutte uguali, niente destra e sinistra, retaggi del passato e delle false idee cattocomuniste!

Le multinazionali del cuoio ci hanno obbligato a montare in tutte le macchine le cinture di sicurezza. Diciamo basta a quest’assurda imposizione che ostacola la nostra libertà: chi l’ha detto che dobbiamo mettere le cinte? Da oggi nelle macchine vogliamo la possibilità di mettere le bretelle di sicurezza!

Il piano Kalergi prevede la sotituzione dei popoli europei con quelli africani. Una volta vuotata l’Africa ci vanno i cinesi e quindi in Cina ci vanno i Brasiliani. In Brasile ci mettiamo gli eschimesi, mentre al polo nord ci vanno gli abruzzesi, ma solo quelli di montagna che non soffrono il freddo. Quando finisce la musica, il popolo che rimane con la scopa in mano dice “e allora il PD?”, oppure viene eliminato. Condividi se sei indignato anche tu!

Evolversi

Secondo le teorie evoluzionistiche, per milioni di anni una linea di protozoi ha combattuto guerre chimiche con altri enzimi per affermarsi e proseguire la linea della propria discendenza. Gli esseri protocellulari, le piante, le amebe, i pesci, gli anfibi, i rettili e dopo chissà quante migliaia di generazioni, i nostri antenati mammiferi, nascosti nel cavo degli alberi per sopravvivere a zanne ed artigli, ad alluvioni e frane, il freddo, la fame, le malattie.

Fra questi primi mammiferi alcuni hanno continuato la linea evolutiva, hanno assunto la posizione eretta, il pollice opponibile, hanno perso peli e acquistato vestiti, hanno sviluppato la capacità di creare strumenti e sistemi per comunicare fra loro, per tramandare i saperi e far sì che le esperienze del singolo diventassero patrimonio genetico della specie. La creazione riflette su stessa, nasce l’autocoscienza

Tutto per portare attraverso il tempo e lo spazio un filamento di dna che si è evoluto in milioni di anni, attraverso milioni di individui. Uno dopo l’altro, generazione dopo generazione, per modificare e migliorare la specie, selezionando i geni, scegliendo quelli più adatti e più capaci, portando avanti i migliori.
E poi, alla fine di quest’odissea immane, una parte di noi, una buona parte, ha fatto sì che il duo comico Salvini Di Maio guidasse il nostro Paese.

Darwin, ma eri proprio sicuro sicuro?

Il fumo uccide, ma anche certe ascelle non scherzano

Effettivamente non si spiegherebbe mica in altro modo. Il caldo, l’affollamento, la disidratazione, gli effluvi venefici di chi ha l’abitudine di mettersi due gatti morti sotto le ascelle e ecco qui. No, più ci penso e più mi convinco che non c’è mica un’altra spiegazione. Giudicate voi i fatti!

I Pearl Jam durante il concerto di Roma cantano Imagine di Lennon e la dedicano al dramma dell’immigrazione, proiettando sullo sfondo del palco l’hastag #Saveisnotacrime.

Il giorno dopo su Twitter Rita (contecheseilamiapassioneioballoilballodelmattone) Pavone attacca i Pearl Jam “fatevi gli affari vostri”. Lo riscrivo: Rita (edatemiunmartellochecosacivuoifare) Pavone attacca i Pearl Jam. Che già di per sé mi sembra un iperbole meritevole delle migliori battute di Osho. Ma qui scende in campo Salvini che, togliendosi per un momento l’imbuto in testa, dopo aver parlato dei pericoli per la salute pubblica del monossido di idrogeno e dichiarandosi favorevole alla cipolla nel soffritto per la carbonara, ha scritto “Onore a Rita Pavone che non si inchina al pensiero unico”.

E qui si sale di livello. Evitiamo qualche battutaccia sull’altezza di Rita (perchèperchéladomenicamilascisempresola) Pavone e sulla sua difficoltà a parlare con Eddie Vedder stando inchinata, perché nel frattempo Ivo Zoncu, ex sindaco di Riola Sardo, tormentato fin da piccolo dall’ossessione dei suoi genitori per Iva Zanicchi in onore della quale hanno dato il nome al piccolo Ivo, fa un appello a Salvini per far arrestare i Pearl jam in quanto complici di assassini che commerciano carne umana. E poi pare abbia aggiunto, era gobba pure quella, era gobba pure quella.

Tutto questo senza ancora aver sentito che ne pensa Grillo e tutta l’allegra brigata dei pentastellati! Insomma, avremmo pure il deficit alle stelle, il rapporto debito Pil più alto d’Europa, saremmo pure fuori dai mondiali, ma nemmeno tutto l’LSD che diede vita all’era psichedelica può arrivare agli effetti lisergici delle italiche ascelle. Con questi qui, se non altro, non ci annoieremo mai.

P.S. Qualcuno potrebbe dire, va be’ ma i Pearl Jam, con tutti i casini che succedono a casa loro con quell’altro imbutointesta di Trump, devono venire a fare la morale a noi? Informatevi! Leggete qui e toglietevi anche voi l’imbuto https://www.vanityfair.it/news/politica/2018/06/29/cara-rita-eccoti-il-bellissimo-motivo-per-cui-pearl-jam-non-si-sono-fatti-gli-affari-loro

 

Viviamo momenti difficili: un post coprologico (solo perché definirlo di merda pareva brutto)

Eh sì. Fuori dai mondiali, dentro una situazione politica difficile, con una crisi economica che non accenna a finire ed un’emergenza migratoria che sembra senza soluzione. Le nostre bacheche di FB, i discorsi che si sentono al bar, tutto è avvolto in un pessimismo senza orizzonti, apparentemente senza speranze. Anche i rapporti più solidi entrano in crisi, amicizie di una vita vengono messe in dubbio perché i toni sono saliti in modo esponenziale e la rabbia covata chissà da quanto tempo ha tracimato e preso il sopravvento in ogni discussione.

Insomma, siamo nella merda. E più cerchiamo di distrarci, più ci intossichiamo: leggi un post sullo stadio della Roma (ah ah ah, buona questa!) poi uno su Salvini e gli immigrati, Trump e Macron. Come si fa a liberarsi dalle tossine delle polemiche? Per fortuna, grazie allo spunto della mia amica Enrica, possiamo sempre provare a tuffarci nella poesia bucolica, nelle spenzierate filastrocche dell’infanzia. Torniamo bambini per un po’ e andiamo sotto il ponte di Baracca, dove il buon Mimì, sta lì a far la cacca. La fa dura dura dura, il dottore la misura, la misura trentatrè, uno due e tre. E qui si aprono le discussioni.

Prima di tutto: va be’ la crisi politica, va be’ che non ci danno il reddito di cittadinanza (ah ah ah, buona anche questa), ma perché ridursi a fare la cacca sotto un ponte? E poi questa cacca, dev’essere per forza dura dura? Che uno già sta rovinato sotto un ponte, deve per forza farsi uscire le emorroidi? Mimì, dammi retta, mangiati un po’ di verdura, qualche prugna, un po’ di lenticchie!

La figura davvero inquietante però è questo dottore. Sarà lo stesso che c’ha un comò, tre civette e una figlia di facili costumi? Chi lo sa. Comunque sia, come gli viene di andare sotto un ponte a misurare la cacca? E poi, come la misura? Con un metro? Con una bilancia? Enrica, giustappunto, suggeriva che potesse misurarla col termometro. Ma quel 33 è lo stesso che ti dicono di dire quando ti auscultano? O forse richiama i trentini che entrarono a Trento? Certo fossero i chili, sarebbe una bella liberazione. Mi immagino questo povero Mimì che va in giro per mari e per monti a cercare il ponte giusto, magari quello che sta a ponente e tappe tappe ruggia e poi finalmente, una volta che l’ha trovato, si libera come si deve.

Certo, nel frattempo che cercava il ponte che lo ispirasse si è provocato un blocco intestinale e allora forse 33 è il grado di durezza della cacca. Oppure sono i giorni di mancata evacuazione. Un’altra ipotesi un po’ inquietante è che quei 33 fossero i metri. Ma in quel caso il povero Mimì avrebbe partorito una specie di pitone, un verme solitario di merda tale da poterci legare tutte le arcate del ponte.

In ogni caso, fossero chili, metri, gradi o litri (no, litri no, se no non era dura), ‘sta cacca di Mimì sta tranquilla sotto il ponte, mica come quelle disseminate per le vie di Roma. Che da quando c’è questa giunta di cialtroni incapaci la pulizia delle strade……….eh no, niente, non ce la faccio. Che avete per caso qualche altra filastrocca per distrarsi?

Il mandato esplorativo. Ovvero attenti al moviprep

Tempus fugit! Ebbene sì, sono già passati due anni , da quello che raccontavo qui. E a due anni di distanza domani mi tocca un’altra volta: colonscopia e gastroscopia. “Sei preoccupato” “Ma no. Spero che useranno due tubi differenti!” Poi in realtà durante l’esplorazione mi farò una bella dormita, quindi non dovrebbe essere poi così drammatico. Quello che è stato drammatico, così come fu la volta scorsa, è stato questo pomeriggio che ha preceduto la prova.

E per questo mi sento di darvi un suggerimento. Se mai vi venisse in mente di bere dell’acqua con dentro delle bustine di moviprep, non lo fate. Se si insinuasse in voi questa voglia, lasciatela andare. Rimarrete con questa curiosità? Pazienza, ve ne farete una ragione. Ve lo dico con cognizione di causa. A meno ché non siate costretti dagli eventi (come in questo caso il sottoscritto), se qualcuno dovesse chiedervi “Caro vogliamo provare di che sa questo moviprep?” voi opponete un fermo e risoluto “no grazie”.

Perché mai dovreste berlo? Non so, la gente fa cose strane. Fra gli adolescenti statunitensi si sta diffondendo questa strana mania di sniffare i preservativi al punto da farseli uscire dalla gola, non mi stupirei se un domani andasse di moda fare dei cocktail con il moviprep. Voi comunque opponetevi, mi raccomando. Con viva e vibrante fermezza dite no. No pasaran! Not in my name!

Insomma, mentre Mattarella ha dato un mandato esplorativo per fare il governo, io lo darò ad una simpatica gastroenterologa. Sicuramente meglio della Casellati. Che poi, in definitiva, si tratta su per giù di sguazzare nella stessa materia!

 

Mi innamorerò di te (forse sì o forse no)

“Il gioco è un invito rivolto a un altro soggetto, che liberamente sceglie se accoglierlo o rifiutarlo; un volta stabilita la relazione, l’identità di ogni partecipante è messa in discussione: il soggetto si abbandona, si perde e può ritrovarsi unicamente interagendo con gli altri.”

Quello che scrive il mio amico Redbavon sul gioco, potrebbe essere replicato per le relazioni amorose. Quando ti innamori di un’altra persona la scegli, lei su un milione e speri che a sua volta lei ti scelga. Per attrazione, per stima, per affetto, perché hai dei valori condivisi, delle prospettive simili, degli obiettivi comuni. Anche solo per affinità. E quando scatta questa scintilla reciproca ci si abbandona alla relazione, si perdono le rispettive identità per costruirne insieme una nuova che valga per entrambi.

Ma quanto siamo disposti a perdere del nostro per creare insieme all’altro qualcosa di nuovo? Quanto possiamo venire incontro alle esigenze altrui, mettendo da parte le nostre? Quanto vogliamo persino rinnegare vecchie scelte, convinzioni ataviche, pur di stabilire questa nuova identità? “La donna sposa l’uomo sperando che cambi. E invece l’uomo non cambia. L’uomo sposa la donna sperando che non cambi. E invece cambia“. Così scriveva il compianto Luigi De Filippo e non aveva molti torti.

Perché va bene il venirsi incontro, va bene rimettersi in discussione, ma in fin dei conti, se davvero ti sei scelto fra un milione e sei stato scelto tra un milione, questa scelta era fatta sulla base di quel che eri, non di quello che potevi diventare dopo. Altrimenti il rischio è che un giorno ci potremmo guardare allo specchio e non riconoscerci più.

Vale sicuramente nelle relazioni fra persone. O almeno, fra persone adulte. Certo, per i bambini non vale.