Il mandato esplorativo. Ovvero attenti al moviprep

Tempus fugit! Ebbene sì, sono già passati due anni , da quello che raccontavo qui. E a due anni di distanza domani mi tocca un’altra volta: colonscopia e gastroscopia. “Sei preoccupato” “Ma no. Spero che useranno due tubi differenti!” Poi in realtà durante l’esplorazione mi farò una bella dormita, quindi non dovrebbe essere poi così drammatico. Quello che è stato drammatico, così come fu la volta scorsa, è stato questo pomeriggio che ha preceduto la prova.

E per questo mi sento di darvi un suggerimento. Se mai vi venisse in mente di bere dell’acqua con dentro delle bustine di moviprep, non lo fate. Se si insinuasse in voi questa voglia, lasciatela andare. Rimarrete con questa curiosità? Pazienza, ve ne farete una ragione. Ve lo dico con cognizione di causa. A meno ché non siate costretti dagli eventi (come in questo caso il sottoscritto), se qualcuno dovesse chiedervi “Caro vogliamo provare di che sa questo moviprep?” voi opponete un fermo e risoluto “no grazie”.

Perché mai dovreste berlo? Non so, la gente fa cose strane. Fra gli adolescenti statunitensi si sta diffondendo questa strana mania di sniffare i preservativi al punto da farseli uscire dalla gola, non mi stupirei se un domani andasse di moda fare dei cocktail con il moviprep. Voi comunque opponetevi, mi raccomando. Con viva e vibrante fermezza dite no. No pasaran! Not in my name!

Insomma, mentre Mattarella ha dato un mandato esplorativo per fare il governo, io lo darò ad una simpatica gastroenterologa. Sicuramente meglio della Casellati. Che poi, in definitiva, si tratta su per giù di sguazzare nella stessa materia!

 

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Mi innamorerò di te (forse sì o forse no)

“Il gioco è un invito rivolto a un altro soggetto, che liberamente sceglie se accoglierlo o rifiutarlo; un volta stabilita la relazione, l’identità di ogni partecipante è messa in discussione: il soggetto si abbandona, si perde e può ritrovarsi unicamente interagendo con gli altri.”

Quello che scrive il mio amico Redbavon sul gioco, potrebbe essere replicato per le relazioni amorose. Quando ti innamori di un’altra persona la scegli, lei su un milione e speri che a sua volta lei ti scelga. Per attrazione, per stima, per affetto, perché hai dei valori condivisi, delle prospettive simili, degli obiettivi comuni. Anche solo per affinità. E quando scatta questa scintilla reciproca ci si abbandona alla relazione, si perdono le rispettive identità per costruirne insieme una nuova che valga per entrambi.

Ma quanto siamo disposti a perdere del nostro per creare insieme all’altro qualcosa di nuovo? Quanto possiamo venire incontro alle esigenze altrui, mettendo da parte le nostre? Quanto vogliamo persino rinnegare vecchie scelte, convinzioni ataviche, pur di stabilire questa nuova identità? “La donna sposa l’uomo sperando che cambi. E invece l’uomo non cambia. L’uomo sposa la donna sperando che non cambi. E invece cambia“. Così scriveva il compianto Luigi De Filippo e non aveva molti torti.

Perché va bene il venirsi incontro, va bene rimettersi in discussione, ma in fin dei conti, se davvero ti sei scelto fra un milione e sei stato scelto tra un milione, questa scelta era fatta sulla base di quel che eri, non di quello che potevi diventare dopo. Altrimenti il rischio è che un giorno ci potremmo guardare allo specchio e non riconoscerci più.

Vale sicuramente nelle relazioni fra persone. O almeno, fra persone adulte. Certo, per i bambini non vale.

Votantonio, votantonio, votantonio

Italiani! (Ho sempre sognato esordire in un post in questo modo. Anzi direi che già solo per questo posso considerarmi soddisfatto di questa esperienza elettorale!).

A dire il vero ultimamente questo blog sta diventando un po’ monotematico (e anche molto meno minchione del solito), così come successe quando ero andato a Cuba e poi ve le avevo triturate ben benino con quattro post sull’argomento. L’unica differenza è che a Cuba ci tornerei anche domani, mentre la campagna elettorale, un po’ come Venezia, è bella ma non ci vivrei. Una volta nella vita è più che sufficiente.

Che poi, lo sapete, già l’ho scritto altre volte, a me chiedere non è che proprio mi faccia impazzire. E in campagna elettorale tutti si aspettano che tu chieda il voto, magari offrendo in cambio chissà cosa. Mirabolanti promesse, laute cene, raccomandazioni. Quelli del calcetto – molto morigerati – si sono limitati a dire che quando mai venissi eletto devo pagare il campo da qui fino a giugno. E va bene, ci sta, comunque mi costerebbe meno che chiedere qualcosa. Figuriamoci il voto!

Poi ho scoperto una cosa abbastanza fastidiosa: quando sei in campagna elettorale le persone che incontri tendono ad ammiccare. Che vorranno dire? Tranquillo, io ti voto. Oppure: tranquillo, col cavolo che ti voto. O anche: tranquillo, tu pensi che io ti voterò, ma invece….Insomma, l’ammiccamento è ambiguo! Perché tanto mica lo sai chi ti ha votato e chi no. Che poi non so mica se sia un male! Perché se invece si votasse per alzata di mano tu sapresti che Tizio vuole un favore, Caio ha quel problema della zia, Sempronio vuole cambiare nome (e come dargli torto) e contano tutti su di te e ti hanno votato e quindi tu devi aiutarli. Invece è segreto! Così non devi niente a nessuno. Oppure devi qualcosa a tutti.

Comunque sia, sarà la crisi dei 50 anni, sarà che mai dire mai nella vita, in questo duemiladiciotto sto facendo cose che mai avrei pensato nella vita: imparare a nuotare (già mi tengo a galla e vado dove non tocco!), fare le iniezioni a mio padre, candidarmi alle elezioni. Da qui a fine anno magari potrei segnarmi ad una scuola di tango, oppure ad un corso di paracadutismo! Ma ora scusate che domani comincia il silenzio elettorale ed io vado a chiudermi in bagno con un imbuto per megafono…

Non scopate coi fascisti!

Tutt’al più passate insieme lo straccio. Con la camicia nera, così non si vede se si sporca. O al massimo fatevi aiutare a spolverare. Con il Fez secondo me verrebbe via anche la polvere più nascosta. Potete stirare insieme o fare la lavatrice. Fatevi portare la spesa, fategli sparecchiare, stendere i panni, piegare i calzini, ma scopare niente, non se ne parla. Me l’immagino la scena, con il povero camerata privato degli affetti più cari:

  • Tesoro non fare così, dai, una volta ho persino votato per Saragat!
  • Orrore, orrore, allora sei pure socialdemocratico!
  • Ma no, dai non prenderla così. Alle elementari la maestra mi aveva pure insegnato Bella ciao!
  • Niente da fare, non m’incanti!
  • Pensa che da piccolo mio cugino mi ha pure regalato la squadra di subbuteo della Dinamo Mosca!
  • No, niente!
  • E in cameretta avevo pure il poster di Che Guevara!
  • Ho detto che non te la do!
  • Ma allora che devo fare? Dimmi, dimmi che devo fare!

P.S. Cara Cecilia. Io non ti conosco, ma non posso non volerti bene. Sei la figlia di Gino, una volta ho persino dato il 5 per mille ad Emergency, state in posti pericolosissimi, aiutate gli ultimi, ci siete là dove non c’è più nessuno, in mezzo ai malati, le bombe, le epidemie, la fame, la carestia. Siete degli eroi. Ma io dico: c’era proprio bisogno? Con questo clima avvelenato, con quei scemi che inneggiano a Tito e alle foibe, con Burlesquoni che torna in auge, Salvini che gioca a fare il leader, con la gente che ha paura, che è pronta a credere al primo imbecille che promette quello che non può mantenere. C’era proprio bisogno? Dice, ma era una battuta. Be’, non faceva ridere. Ma era una battuta! Cecilietta cara, per caso vuoi metterti a fare il comico? Mi pare che abbiamo bisogno di tante cose in questo Paese, di tantissime. Di comici no, ne abbiamo fin troppi.

PPSS. Ringrazio Alessandra del blog https://intempestivoviandante.wordpress.com/ e anche la Dama di https://ladamadistratta.wordpress.com/ che mi hanno fatto delle osservazioni utili ad esprimere meglio quello che avevo in testa. E quindi, sulla base anche di quello che discutevo con loro, cara Cecilia, se tu fossi mia figlia (quindi io sarei Gino Strada? Fico!) e quindi ai miei occhi fossi la più bella ragazza del mondo (come lo possono essere solo le figlie agli occhi dei padri) ti direi, “bella di papà, non farei tanto la schiffettosa. Lo dice pure il proverbio, chi disprezza compra. In fondo, puoi sempre provare a fargli cambiare idea. E magari davvero poi gli insegni Bella ciao”.

 

 

Di borse dell’acqua calda, ombrelli, Scalfari e ciabatte pelose

Siamo capaci di apprendere. Questa è una verità rassicurante. Se siamo capaci di apprendere, siamo capaci di migliorare, di imparare dagli sbagli, di rubare le buone idee, di superare gli errori di ieri per costruire i successi di domani. Oggi. In ogni momento. Apprendiamo, incameriamo informazioni utili e quasi inconsapevolmente siamo in grado di utilizzarle al momento opportuno.

Oggi, ad esempio, ho imparato che le borse dell’acqua calda sono un presidio medico. E quindi sono scaricabili. Perché le pasticche per il colesterolo no e le borse dell’acqua calda sì? Ma soprattutto, considerato che le pasticche per il colesterolo costano 20 euro e durano 20 giorni e le borse dell’acqua calda costano 7 e 50 e durano una vita, perché non fare l’inverso? (Che poi, contrariamente alle donne di casa mia che la adorano io ho una sana repulsione per la borsa dell’acqua calda. Ma che beneficio può fare buttarsi addosso sta roba gommosa con 750 gradi fahrenhei??? Mah!).

Poi ho scoperto che si può anche venire in ufficio in ciabatte. Pelose. In pieno inverno. Senza calze. E nonostante ciò essere alla moda. Poi magari la sera hai bisogno della borsa dell’acqua calda. E vedi che tutto torna.

Perché non solo apprendiamo. Siamo anche capaci di insegnare, di diffondere cultura, nuove tecniche, che magari un giorno faranno tendenza, saranno copiate e diffuse in ogni luogo. Ad esempio noi, quando venimmo ad abitare in questo palazzo (che è una succursale di un reparto geriatrico) siamo stati i primi a lasciare gli ombrelli zuppi aperti davanti alla porta di casa (perché, voi invece siete di quelli che se li portano dentro e li fanno sgocciolare di qua e di là? Ma che male c’è a lasciarli di fuori? Posto che abbiate abbastanza fiducia nel genere umano e conoscenza dei vostri vicini, tale che siete sicuri che non se li freghino). Insomma, arrivati qui ci guardavano un po’ storti. Alzavano il sopracciglio. Sbuffavano. Ma noi imperterriti abbiamo perseverato. Ed ora quando piove, in ogni piano è un fiorire di ombrelli! Arrivo a dire che ci sono ombrelli aperti anche quando non piove!

Forse per questo ci spaventano le novità assolute, l’ignoto, ciò che sta fuori da tutte le nostre esperienze precedenti. Figuriamoci se uno ha 90 anni! Ce la possiamo prendere quindi con il povero Scalfari? Da una parte un puttaniere, ladro, corrotto e corruttore. D’altra il vuoto siderale, l’uomo senza qualità, dalla geografia fantasiosa e la cultura da perito industriale (con tutto il rispetto per i periti industriali). E gli hanno detto scegli. C’era poco da imparare. E poco da insegnare. Un po’ come se gli avessero chiesto, preferisci un cancro maligno o il nulla cosmico? Pover’uomo, che avrebbe dovuto dire?

Di mamme, di figlie e di asteroidi

Posto che una pubblicità coglie nel segno quando se ne parla è indubbio che la recente pubblicità del Buondì Motta sia un vero caso di successo. Potremmo addirittura definirlo un crack, un boom, insomma ha colto il bersaglio. Anche troppo, a dire il vero.

Perché ovviamente si sono subito alzate le polemiche per il presunto cattivo gusto della situazione: moralisti, psicologi, associazioni familiari, è stata una vera e propria levata di scudi. Il profilo Facebook della Motta è stato subissato di critiche, anche molto violente, che chiedevano a gran voce di ritirare lo spot. Sono tornati fuori quegli argomenti sui limiti che dovrebbe avere una comunicazione televisiva, cosa è lecito e cosa no, censura e libertà di espressione. Temi già trattati, anche in questo minchionissimo blog, a proposito ad esempio della satira (Aridatece il Minculpop).

In questa situazione però io mi domando una cosa: è giusto far morire così una mamma davanti alla propria figlia che ti sta appena chiedendo “una merenda leggera, ma decisamente invitante, che possa coniugare la mia voglia di leggerezza e golosità“? E dai, su! Al limite allora, se proprio dovevate, io l’asteroide l’avrei fatta cadere sulla bambina scassaminchioni!

E’ il mercato bellezza! E tu non puoi farci niente…

E allora apparve il genio della lampada e gli disse:

“Ti do la possibilità di diventare ricco, sfacciatamente ricco, ma soprattutto ti do la possibilità di diventare l’uomo più famoso della storia. Con le ricchezze che avrai a disposizione avrai la possibilità di essere ricordato come il più grande benefattore dell’umanità. Potresti sconfiggere la fame nel mondo. Oppure potresti risanare le economie depresse dei Paesi africani cancellando il loro debito con i Paesi più ricchi. In alternativa potresti investire in tecnologie e strumenti tali da vincere la grande siccità, dando nuovo impulso alle imprese locali come mai prima nella storia. Infine, potresti debellare le malattie endemiche con una campagna di vaccinazione di massa (questo sempre ammesso che i 5 stelle ti diano il permesso, non lo so, sono solo un povero genio della lampada, mica il Padreterno!). Targhe con il tuo nome saranno affisse in ogni piazza, statue di qualsiasi grandezza verranno erette in ogni città. Ti verranno intitolate strade, ospedali, aeroporti, il tuo nome sarà ricordato nei libri e nei secoli dei secoli sarai sempre identificato colui che cambiò il corso della storia. Per fare questo avrai a disposizione questi duecentoventiduemilioni di euro. Che ne dici?”

“Guarda genio, ti ringrazio, effettivamente l’offerta è molto allettante. Però c’ho pensato su e ho deciso: mi ci compro Neymar.