Un, due, tre…Ferragosto!

Nel mezzo del’estate più calda che io ricordi (e me ne ricordo parecchie, anche assai bollenti, ma nessuna peggio di questa), mi capita più che mai di trovare refrigerio all’ombra di una frasca, con il mio fedele kindle o con il tablet in mano, a leggicchiare qui e là.

Leggo libri, giornali, blog. E quindi, come orami sta diventando tradizione, mi sono detto che bisognava assolutamente scassare i minchioni ai miei amici blogger, chiedendo e offrendo un nuovo terno ferragostano. Tre post, di meno sono pochi, di più sono troppi. Fate conto che io non conosca il vostro blog e consigliatemi tre post che secondo voi valga la pena leggere. Quelli dimenticati dal tempo, ma che da soli valgono il tempo che voi avete speso per scriverli e che noi spenderemo per leggere. E se li ho già letti pazienza.

Io vi propongo un post scioglilingua Ode cacofonica, un post similfiabesco Posso uccidere il Ciciarampa ed uno minchionfilosofico Elogio della bruttezza.

Mi raccomando, partecipate numerosi!

La sindrome di Achille

In questi giorni mi tornava in mente Achille. Avete presente Achille? Quello invincibile, il più forte di tutti. Un solo punto debole, il tallone. E lui che fa? Va in battaglia con i sandali. Ma allora sei scemo. Mettiti gli stivali, no! Vuoi fare il fico, vuoi far vedere che tu non hai paura del tuo punto debole? Sei scemo due volte!

Noi dovremmo aver cura dei nostri punti deboli. Dovremmo coccolarli, sono come bambini piccoli, hanno bisogno di protezione. Invece  no! Abbiamo la sindrome di Achille. Più sono deboli, più li esponiamo ai pericoli. Sembra che lo facciamo apposta. Facciamo finta di proteggerli, pensiamo di nasconderli, ma poi il risultato è esattamente il contrario. E invece di difenderli li mettiamo in bella mostra.

Forse abbiamo paura di difenderli perché ci vergognamo di loro, preferiremmo che sparissero, che svegliandoci una mattina non ci fossero più. Invece dovremmo volergli bene. Questo fanno le persone che ci amano: vogliono bene ai nostri punti deboli, li difendono, non li disprezzano, non li mettono in piazza. Hanno cura di loro.

And when the tempest is raging
I want you to know got a friend that’s true
Just like a shelter, in a time of storm
I’ll see you through, that’s what I’ll do

I’ll see you through your bad times
I’ll see you through your fears
I’ll see you through your hang ups
Honey I’ll dry all your tears

Nove notizie vere ed una falsa

Sembra la rubrica “Strano ma vero” della Settimana Enigmistica, ma sono tutte notizie tratte dai quotidiani in questa settimana.

  • Il neo maggiorenne L.D. ha deciso di non dare l’esame di maturità e partire in vacanza per Ibiza con gli amici. La decisione pare sia scaturita dopo che gli è stato promesso che passerà i prossimi anni a giocare. Con uno stipendio di 4 milioni l’anno.
  • Sulle rive della Senna, all’altezza della cattedrale di Notre Dame si è spiaggiato un capodoglio lungo 18 metri. I passanti si sono dati da fare per refrigerarlo con secchiate d’acqua in attesa dei soccorsi.
  • Per la prima volta nella storia, 2770 anni ab urbe condita, verrà razionata l’acqua per gli abitanti di Roma.
  • Un’esponente di spicco del raggruppamento erede del partito comunista ha fatto una proposta di legge a favore delle donne italiane, per la salvaguardia della razza italica.
  • Il presidente degli Stati Uniti d’America ha chiesto un parere ai suoi avvocati, riguardo la possibilità di legiferare un’autoassoluzione.
  • Una percentuale che oscilla fra il 5 ed il 10% degli italiani, non vaccina i propri figli contro le malattie infettive, nella convinzione che i vaccini facciano diventare autistici.
  • In Arizona è stata da poco inaugurata una clinica per ibernarsi, che promette poi di essere risvegliati dopo 300 anni.
  • Singolare annuncio di affitto di una casa vacanza in cui viene esplicitamente vietato l’ingresso agli animali e ai gay
  • Da qualche giorno tutti si chiedono cosa mai abbia combinato Napoleone ad Auschwitz
  • In Canada il Leader di una setta religiosa è stato arrestato per poligamia. ha 25 mogli e 145 figli

Il guaio è che solo una di queste è falsa. O forse, il vero guaio, è che neanche ci stupiscono più di tanto!

Post contro la paura (feat Brunori Sas)

Scrivo post poco intelligenti, che lo capisci subito non appena li leggi. Post buoni da leggere la domenica al mare, post buoni da mangiare. Sono post a volte commoventi, a volte divertenti, insomma post come me, sono ambivalenti. Pensieri che voglio condividere, soprattutto con chi ha ancora voglia di ridere.

Post che parlano d’amore, perché alla fine, dai, di che altro vuoi parlare? Che se ti guardi intorno non c’è niente da fare, solamente un grande vuoto da riempire, per non sentire più male. Perciò sarò anche superficiale e pure un po’ minchione, ma in mezzo a questo dolore, tutto questo rumore, io scrivo solo per me e per chi mi sta ancora a sentire.

I miei post poco intelligenti, che ti ci svegli la mattina come se fossero appuntamenti, post per chi ha voglia di pensare o di ascoltare, post per non dimenticare. Sono post poco consistenti, insomma post come me che faccio troppi ragionamenti, che non voglio solo sensazioni, perché cerco sentimenti e una tazzina di caffè.

E invece no, tu vorresti post emozionanti, che ti acchiappano alla gola senza tanti complimenti, post come sblerle in faccia per costringerti a pensare, post belli da restarci male. Quei post da leggere alla buon ora, post per dirti che ti amo ancora, anche se è triste, anche se è dura, post contro la paura. Post che ti salvano la vita, che ti fanno dire “no, cazzo, non è ancora finita!”, che ti danno la forza di ricominciare, che ti tengono in piedi quando senti di crollare.

Ma non ti sembra un miracolo che in mezzo a questo dolore, a tutto questo rumore, a volte basta un post, anche uno stupido post, solo uno stupido post, a ricordarti chi sei.

Avere o essere?

Noi che contava più l’intelligenza della bellezza. Noi che non ci fermavamo alle apparenze, che andavamo sempre la sostanza delle cose. Noi che ci emozionavamo per una canzone degli Inti-illimani e ci innamoravamo delle poesie di Montale. Noi che avevamo letto Hermann Hesse e visto tutti i film di Pasolini. Noi che viaggiavamo con la fantasia e l’Interrail, senza google map o navigatori di sorta, orientandoci solo con la voglia di arrivare da qualche parte. Noi che ci arrabbiavamo per le ingiustizie del mondo il lunedì mattina, molto più di quelle della moviola la domenica sera. Noi che uno sport, una laurea, uno strumento. Noi che non avevamo paura di niente, a parte che il cielo ci cadesse in testa. Noi che eravamo pronti a combattere contro le diseguaglianze sociali, ma eravamo impreparati contro la caduta dei capelli. Noi che costruivamo castelli in aria con una paletta ed un secchiello. Noi che non avevamo fretta, perché eravamo certi che le cose belle non possono scappare. Noi con grinta e con sorriso. Noi abbeverati alla sapienza di Eric Fromm, convinti che contasse molto più essere che avere. Noi che ci siamo dovuti ricredere. Almeno qualche volta.

Ad esempio, meglio avere le palle che essere cojoni. E comunque, sempre per restare in tema, dopo la terza canzone gli Inti-Illimani, due palle così!

 

 

La battaglia di Charlie

Su questa storia di Charlie, il bimbo inglese malato terminale, è difficile dire qualcosa di sensato. La sensazione che ho è che si parli e si scriva per opinioni sedimentate, da “tifosi” di un’opinione piuttosto che di un’altra. Chi conosce realmente o forse sarebbe meglio dire clinicamente come stanno le cose? Da una parte dei genitori che non vogliono arrendersi all’irreparabile. D’altra la scienza, i medici, la corte dell’Aia che decretano l’inutilità di continuare le cure, che forse provocano delle sofferenze a quel povero angelo.

La medicina fa passi da gigante, la genetica idem ed il tema del fine vita si fa ogni giorno più stringente. Ma al di là delle convinzioni etiche o religiose di ognuno di noi, mi sembra che il modello culturale che si stia affermando sempre di più, lega la vita alla sua fungibilità. Di più, lega il valore della vita alla sua capacità di fare o quanto meno ad una anche solo ipotetica possibilità di fare.

Una vita incapace, la vita di un incapace, sarebbe senza uno scopo, sarebbe inutile. Da sopprimere. Qualcuno dice che cent’anni fa certe domande non se le ponevano neanche, forse perché si moriva prima, senza troppe disquisizioni. Eppure c’è già stato un modello di società strettamente legato alla capacità degli individui di poter fare, di essere utili. Si sviluppò a Sparta, dove infatti buttavano dalla rupe i bambini malformi. L’efficientissima Sparta che si contrapponeva alla caotica Atene. La mascolina e piena di energia Sparta che militarmente sconfisse la decadente Atene, piena di inutili filosofi, pure mezzi froci.

Ma Atene è diventata il simbolo della civiltà, Sparta si trova solo sui libri di storia. Perché su quelli di geografia neanche esiste più.

 

Inseguendo un arcobaleno

Un luogo non è più soltanto uno spazio qualsiasi dopo che ci sei stato una volta. Perché ci aggiungi il tempo che ci hai trascorso, le cose che hai pensato quando eri lì, le persone che erano con te, le cose che hai mangiato, quelle che hai bevuto, le canzoni che hai ascoltato, i sentimenti che hanno attraversato la tua mente e il tuo cuore. Il luogo tiene con sé tutti questi fili e li conserva fino al tuo ritorno.

Per questo ritornare nei luoghi non significa solo rivedere cose già viste, ricordare storie già vissute o rivivere emozioni passate. Non è solamente questo. Significa soprattutto ritrovare le tracce del tuo io, che è rimasto impigliato nei dettagli più insignificanti di quel luogo, recuperare piccoli pezzetti di te che avevi inavvertitamente lasciato lì. Anche se in realtà recuperarli non è il verbo giusto perché oramai non fanno più parte di te, ma appartengono a quel luogo.

Cercare di riprenderli sarebbe come voler raggiungere un arcobaleno. E’ bello, lucente, sta lì di fronte a te, vedi l’inizio, vedi la fine, ma se provi a raggiungerlo si allontana sempre di più. Ma anche se devi arrenderti al fatto che non lo prenderai mai, resta bello lo stesso. Proprio come i pezzetti di te impigliati nei luoghi dove ritorni. Anzi, forse sono belli proprio per questo. Perché non potrai riprenderli più. Puoi solo fermarti di fronte a rimirarli, accenderti una sigaretta e pensare che sì, in fondo va bene così.