Consigli di lettura non richiesti. 17/Manook – Guthrie

Avete caldo? Anche io. E con questo caldo bisogna bere molto, ma evitare gli alcolici, che se ci pensate un po’ è una contraddizione in termini. Come dire, mangiate, ma evitate pasta, carne, pesce, affettati, formaggi…Meno male che c’è sempre un modo per fuggire, almeno con la fantasia, leggendo un buon libro! In effetti l’estate è il tempo più propizio per leggere ed io sono un po’ ritardo con i miei consueti consigli non richiesti. Quindi bando alle minchionerie e andiamo di corsa a dare due consigli davvero imperdibili.

Il primo ci porta nei grandi orizzonti della frontiera per eccellenza, il mito che più di altri ha influenzato generazioni di lettori e di amanti del cinema: il selvaggio west, di indiani e cow boy, un paesaggio che, almeno per me, non è solo un luogo quanto una condizione mentale. A. B. Guthrie con il suo Il grande cielo, ci proietta negli Stati Uniti della prima metà dell’800, in posti selvaggi, senza confini dove per la prima volta si incontravano la civiltà dei pionieri e quella degli indiani. Un incontro che spesso diventa scontro, ma che fa nascere anche storie di amori e di amicizie profonde.

Il secondo consiglio riguarda invece uno scenario totalmente diverso e per me anche inedito. Il francese Ian Manook, con le avventure del commissario Yeruldelgger narrate in Morte nella steppa ci porta fra gli squallidi sobborghi di Ulan Bator e le sterminate steppe della Mongolia. Un poliziesco anomalo, molto crudo, che combina insieme efferati delitti, questioni razziali e l’ambientazione magica dei nomadi mongoli. Una lettura davvero affascinante che mi ha catturato dall’inizio alla fine e mi ha portato subito a leggere anche il seguito della storia nell’altrettanto imperdibile Tempi selvaggi. Il terzo capitolo della trilogia è ancora inedito in Italia, ma dovrebbe uscire all’inizio del 2018. Il fatto poi di aver inserito due turisti italiani “con la maglia della Lazio” in un bar di Ulan Bator, voi capite, che mi fa inserire Manook nella lista dei miei autori preferiti!

Buona lettura!

Consigli di lettura non richiesti. 16 / Haruf

Maggio la rosa fiorisce, giugno la scuola finisce, diceva una filastrocca dei mesi che avevo imparato alle elementari (e che, incredibile a dirsi, ancora mi ricordo). Questo per ricordare che si avvicina l’estate, le ferie, il periodo ideale (seppure ce ne sia uno migliore di altri) per dedicarsi alla lettura. E così, puntuali come l’arrivo delle zanzare al primo caldo, ma molto più simpatici e meno cacacazzi delle zanzare, ecco a voi i miei consigli di lettura, rigorosamente non richiesti.

Sarà quest’aria friccicherella di primavera, sarà che ogni tanto fa bene cambiare, stavolta stravolgo la struttura consueta di questi consigli. Non vi consiglio due autori, bensì uno solo, non vi consiglio due libri, bensì quattro. Un solo autore perché di Kent Haruf mi sono letteralmente innamorato. Quattro libri perché una volta iniziato è come una droga, non riuscirete mica a smettere (a me almeno è capitato esattamente così). E purtroppo in italiano ne sono stati pubblicati solamente quattro.

Tutti ambientati nella cittadina di Holt, in Colorado. L’America profonda, antica e insieme post moderna, tradizionale e allo stesso tempo rivoluzionaria. Rurale e metropolitana, disperata ed insieme ancora piena di sogni e di speranze. L’America delle milla contraddizioni, gretta e generosa: Land of Hopes and Dreams, quella cantata dal Boss, descritta da Cormac McCarthy, Frenzen e prima ancora da Steinbeck. L’America degli ultimi, degli antieroi, straordinari nella loro normalità. Holt in realtà non esiste, perché è il prototipo di quella realtà, così come lo sono i mille personaggi di questi romanzi.

I primi due, da cui vi consiglio di iniziare (Canto della pianura e Crepuscolo) sono l’uno il seguito dell’altro e insieme già racchiudono in sé il mondo di Haruf, gli altri due (Benedizione e Le nostre anime nella notte) riescono nell’ardua impresa di aggiungere nuove note ad una sinfonia di per sé già perfetta e conclusa. Ma come vi dicevo non ci si stancherebbe mai di rimanere fra le vie di Holt e quindi, l’unico rammarico è che in realtà quattro capitoli per questa epopea americana sono davvero pochi.

Buona lettura!

PS Sono contento che questo sedicesimo consiglio di lettura coincida con il 500 post del blog!

PPSS Chiudo con quest’immagine presa in prestito da Bonfirraro Editore, una casa editrice siciliana di cui sentirete presto parlare…stay tuned!

 

Consigli di lettura non richiesti / 15. Brizzi – Fast

E’ arrivata la primavera! Le giornate si allungano, le allergie impazzano e la mattina per alzarmi dal letto ci vogliono le cannonate. Però, seppure Morfeo ci vorrebbe ancora avvinghiati al cuscino sotto le lenzuola, c’è sempre un buon motivo per alzarsi. Per esempio la voglia di continuare il libro lasciato a metà la sera prima!

Sarà questo clima che volge al bello, sarà che la vita di tutti i giorni non ci fa mancare guai e rotture varie, per questa volta, contravvenendo la tradizione, vi suggerisco due libri abbastanza leggeri. Due letture spensierate, ma non per questo meno coinvolgenti e stimolanti.

Il primo consiglio va al primo volume della saga della famiglia Lavette “Il vento di San Francisco” di Howard Fast. Uno scrittore con una storia travagliata, autore di moltissimi romanzi da cui furono tratti anche kolossal cinematografici (su tutti Spartacus con K. Douglas), ma caduto in disgrazia per le sue idee comuniste. L’America maccartista non perdonava certe simpatie e così di lui si persero le tracce. Gran peccato, perché  ad esempio la storia di questa famiglia di emigrati italo francesi è invece un vero gioiello. In italiano sono stati tradotti per il momento solo i primi due capitoli, ma spero proprio che a breve rendano disponibili anche gli altri.

Sulla storia non mi dilungo: attraverso i personaggi si rivive l’America di inizio 900, la prima guerra mondiale, fino al crollo di Wall Street. Grandi successi e clamorose sconfitte, l’ascesa inarrestabile di immigrati italiani, cinesi, ebrei che dal nulla costruiscono un impero finanziario e lo vedono poi crollare altrettanto repentinamente. Senza però arrendersi mai, anzi gettando le basi per un nuovo riscatto.

Il secondo suggerimento è per “Il matrimonio di mio fratello” di Enrico Brizzi. Di questo autore avevo letto anni fa “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” e mi era piaciuto. Questo nuovo romanzo è più maturo e ben articolato. Attraverso il racconto del protagonista si rivivono gli ultimi 40 anni di storia italiana: mi sono ritrovato nelle vicende adolescenziali degli anni 80, anche se Bologna (dov’è ambientato) non è Roma, ma certe dinamiche sono assolutamente le stesse. E poi lungo le storie familiari intrecciate a tangentopoli e all’ascesa burlesconiana, si rivivono fatti, situazioni, circostanze che abbiamo passato in questi anni.

La storia di questo fratello citato nel titolo, con i suoi eccessi, le sue vittorie e le rovinose cadute, fa da filo conduttore per raccontare l’Italia a cavallo del nuovo secolo fino ai giorni nostri (molto divertente e assolutamente condivisibile l’effetto Facebook, che nel bene e nel male ha cambiato radicalmente usi e costumi di moltissime persone, anche le più insospettabili). Il finale è quello che tutti si aspettano, ma nonostante questo non è scontato e lascia comunque la voglia di continuare a seguire la storia dei protagonisti. Per far questo però bisognerà aspettare che passi qualche anno!

Buona lettura!

Consigli di lettura non richiesti / 14. Dawson – Faye

Candelora, candelora, dall’inverno semo fora. Ma se piove o tira vento, dall’inverno semo dentro“. Oddio, qui da noi oggi piove e tira vento, ma è un vento di scirocco, caldo e appiccicoso che a tutto fa pensare tranne che all’inverno. No, il grande freddo sembra finalmente passato e le giornate cominciano sensibilmente ad allungarsi. Ma che sia inverno o arrivi la primavera, che faccia freddo o l’aria cominci un po’ a farsi tiepida, almeno per me, non cambia la voglia di leggere. Soprattutto di leggere belle cose! E quindi, mi sono detto, perché non tornare ad intrattenere i viaggiatori ermeneutici con qualche buon consiglio di lettura?

Come sempre alterniamo. Un consiglio per letture divaganti, scorrevoli, piene di leggerezza ed ironia ed uno più sanguigno, palpitante, che tiene svegli la notte per la voglia di vedere come prosegue la trama. E parto da quest’ultimo, tornando a consigliarvi Lidsay Faye, un’autrice che già vi avevo segnalato esattamente qui quando vi avevo suggerito il primo capitolo della saga del poliziotto della New York del 1850. Einaudi finalmente ha pubblicato il seguito, il secondo capitolo (ce n’è anche un terzo, ancora non tradotto in italiano) intitolato Il segreto di Gotham. Se il primo mi era piaciuto moltissimo, questo secondo non ha tradito le attese, arricchendo la storia dei protagonisti ed inserendola nella vicenda storica dell’America di quegli anni, con i difficili rapporti fra i vari gruppi di emigrati e la questione razziale che poi avrebbe portato alla guerra di secessione. Non vedo l’ora che esca il seguito!

Per il consiglio rilassante vi suggerisco invece Non c’è niente che non va, almeno credo di Maddie Dawson. Un libro che scorre leggero e divertente dall’inizio alla fine, portando avanti una storia improbabile, talmente stravagante da poter essere vera. Una storia dei giorni nostri, di persone che si amano (o forse no) che si sposano (o forse no) che non vogliono legami (o forse sì), non vogliono figli (o forse sì). Che sembrano sul punto di innamorarsi di nuovo (forse sì o forse no). Tutto chiaro no? Un po’ come la vita vera….Se poi volete sciogliere questi forse e capire da che parte della bilancia penderà la storia, non dovete far altro che leggerlo. Non ve ne pentirete!

Buona lettura!

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Consigli di lettura non richiesti / 13. Strout – Howard

Prossimi al Natale avete dimenticato qualche regalo? Gli impegni lavorativi vi hanno distolto dagli acquisti ed ora non sapete come rimediare? Niente paura! Ecco per voi due suggerimenti che vi faranno fare un figurone con il minimo sforzo.

Partiamo con I ragazzi Burgess, di Elizabeth Strout. Una bella storia americana, profondamente americana, che ricorda i colori delle foglie d’autunno in Massachusetts. La storia dei tre fratelli, così vicini, così lontani, segnati da una tragedia che ne ha influenzato le vite in maniera determinante. Una storia che è quasi un percorso psicologico lungo i sentimenti per scoprire ciò che lega e che rende simili al di là delle più o meno reali differenze. Un romanzo da gustare con un bicchiere di whiskey, ascoltando vecchie canzoni di Frank Sinatra.

Il secondo consiglio è per una saga che mi ha letteralmente rapito quest’estate, impegnando ed assorbendo quasi completamente le mie letture agostane. Si tratta della La Saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard (oggi tutti consigli su autrici donne che si chiamano Elizabeth, pubblicati in Italia da Fazi, che in effetti è un editore che mi piace molto). Ovviamente vi consiglio di partire dal primo volume, Gli anni della leggerezza, ma sono sicuro che una volta iniziato non potrete fare a meno di proseguire con gli altri due (se ho ben capito ci sono poi altri due volumi che non sono stati ancora tradotti in italiano). I Cazalet sono una grande famiglia inglese e la saga ne racconta la storia dagli anni 20 fino al secondo dopoguerra. Io che amo Wodehouse non potevo non rimanere incantato di fronte a queste pagine, che descrivono quell’Inghilterra ancora legata alle tradizioni monarchiche, ma già proiettata verso il futuro. Tutti i personaggi sono descritti in maniera mirabile, tant’è che dopo un normale disorientamento, si riesce a seguirne le storie con tranquillità (comunque nel primo volume c’è un utile elenco anche con i legami di parentela che uniscono i vari protagonisti). Non mi stupirei se ne facessero una trasposizione cinematografica, perché il materiale c’è e sarebbe facilmente riadattabile.

Come sempre, buona lettura a tutti!

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Consigli di lettura non richiesti / 12. Dicker – Piperno

A grande non richiesta tornano i consigli di lettura non richiesti. Del resto, se fossero richiesti sarebbero a pagamento: sono gratis, dunque arrivano quando meno ve li aspettate! Stavolta però più che indicare libri, vi parlo di autori, perché indicare un singolo libro mi sembrerebbe riduttivo.

Il primo è uno svizzero. E già questa è una novità! Vi risulta che gli svizzeri scrivano libri? E vi risulta che scrivano bei libri? Infine, vi risulta che scrivano bei libri ambientati in America, alla pari di un qualsiasi autore americano? A me tutte queste cose non risultavano affato. E quando un mio amico mi aveva consigliato questo Joel Dicker ero molto scettico. Invece, uno dietro l’altro mi sono letteralmente tracannato sia La verità sul caso Harry Quebert, sia questo nuovo appena uscito, Il libro dei Baltimore. Due gran bei romanzi, gialli, ma non troppo, di ampio respiro, con dei personaggi sempre interessanti, sorprendenti ed insieme molto credibili. L’unica pecca, se vogliamo trovargliene una, è che avendo lo stesso protagonista ci si aspetterebbe un collegamento fra i due. Invece niente, come se appunto non ci fosse nessun comune denominatore. Comincerei con il primo, ma vedrete che finerete per andare a leggere anche l’altro.

Il secondo consiglio invece è per uno dei miei autori italiani contemporanei preferiti. Alessandro Piperno, riesce meglio di qualsiasi altro a raccontare la Roma in cui sono nato e cresciuto. Oltre qualche saggio e diversi articoli ha scritto 4 romanzi, tutti ambientati nell’ambiente bene di Roma nord: l’ambiente ideale della buona borghesia illuminata, che tifa Lazio ed è moderatamente di sinistra. Nei suoi personaggi ritrovo storie realmente vissute, personalmente o da amici, perché in effetti i protagonisti potrebbero essere dei miei vecchi compagni di scuola, che abitano sulla Cassia o sulla Flaminia e frequentano i bar dei Parioli o del Coppedé. Con in più una grande, direi anzi determinante, peculiarità: Piperno (come suggerisce il nome) è ebreo ed ebrei sono tutti i suoi personaggi. Le sue storie, i il contesto in cui si muovono i personaggi è fortemente legato a questa matrice culturale, che si ricollega direttamente ad un grande filone transnazionale della letteratura europa. Lo spunto per questo consiglio me lo dà il nuovo romanzo Dove la storia finisce, assolutamente all’altezza dei suoi precedenti. Se non avete letto nulla però vi consiglio di partire con il suo primo romanzo Con le peggiori intenzioni, che per me fu una vera e propria folgorazione. Non meno belli (anzi, forse…) i due romanzi Persecuzione e Inseparabili, che formano il dittico (infatti sono uno il seguito dell’altro), “il fuoco amico dei ricordi”, sottotitolo comune ad entrambi.

i consigli torneranno prima di Natale, giusto in tempo per gli ultimi regali, intanto buona lettura!

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Consigli di lettura non richiesti / 11. Ferey – Figueras

Buongiorno lettori e bentornati alla vita di tutti i giorni! Finite le vacanze? Spero per voi di no, ma soprattutto spero non vi sia finita la voglia di leggere, perché cosa c’è di meglio di un bel libro per evadere dalle incombenze quotidiane?

I consigli di lettura di oggi hanno un origine geografica ben definita, avendo in comune la nazione in cui si svolgono le storie che vengono raccontate. Parliamo dell’Argentina, nazione a me particolarmente cara, per legami familiari (e per una questione calcisticamente cromatica!). Ma se il luogo e le vicende raccontate sono le stesse, per il resto i due libri non potrebbero essere più diversi. Com’è ormai tradizione di questa rubrica del blog, un libro profondo, corposo, sanguigno come una bistecca (o forse meglio, come un tocco di asado) ed uno più leggero, sulle ali della fantasia, metaforico come un antipasto di pesce crudo.

Il primo romanzo che vi consiglio si intitola Mapuche ed è di Caryl Ferey: una storia molto cruda, violenta, che non lascia nulla all’immaginazione sugli orrori perpetrati dalla dittatura di Vileda e compagni (o sarebbe meglio dire, camerati), ma soprattutto sugli effetti che ancora oggi determinano. Perché in realtà i fatti raccontati risalgono al giorno d’oggi, trentanni dopo quegli orrori, che sono però ancora vivi nelle menti, nei corpi, nei destini dei sopravvissuti. Una storia che non vi darà un attimo di respiro e che vi rapirà (mai termine fu più azzeccato) dalla prima all’ultima pagina.

L’altro romanzo è Kamchatka di Marcelo Figueras, che invece è ambientata durante i primi giorni della dittatura, quando questa non ha ancora svelato il suo volto più terribile e lo fa con gli occhi di un bambino di dieci anni che in modo inconsapevole racconta le vicende della sua famiglia. Con la soavità e l’ingenuità (che non significa non capire le cose, ma saperle interpretare in maniera semplice, pulita, senza sovrastrutture) tipica dei bambini. Un libro ironico nella sua drammaticità, che vi farà ridere e piangere insieme e vi porterà nella famosa e fantasiosa terra della Kamchatka del Risiko.

Come dicevo quindi al di là del luogo non ha quasi null’altro in comune. Anzi, un’altra cosa ce l’hanno: sono due gran bei libri. Come modestamente tutti quelli che vi consiglio. Ma se no che ve li consiglierei a fare?

Buona lettura!