Cambierei il finale

In effetti ultimamente questo blog è diventato più pesante di un pollo con i peperoni. E allora, festeggiamo l’arrivo della primavera con un bel post minchione, uno di quelli della serie “le 10 cose che”. Lo spunto me lo dà quelle vicenda che ha fatto molto scalpore un po’ di tempo fa, quando una rivisitazione della Carmen messa in scena a Firenze ha cambiato completamente la trama dell’opera. In questo finale alternativo la protagonista non muore, perché l’intento di questo stravolgimento era proprio quello di mandare un messaggio contro il femminicidio. Qualcuno d’accordo, i più contrari, le solite polemiche che suscitano operazioni come questa. Io mi sono chiesto: ma se fosse possibile, quali sono i 10 finali che cambierei?

Nel calcio non ho dubbi. Sabato 15 maggio 1999, Treossi fischia il rigore (più che evidente, ah! ci fosse stata la Var!) su Salas per fallo di Mirri, la Lazio vince a Firenze e rimane a 2 punti dal Milan. La settimana dopo vinciamo lo scudetto.

Nella musica nella notte fra il 7 e l’8 dicembre 1980 Mark David Chapman ha un attacco di diarrea fulminante. Mentre è seduto sulla tazza del cesso con dolori lancinanti ripensa alla sua idea di uccidere John Lennon e decide invece di darsi alla pesca di altura. Si compra tutta l’attrezzatura necessaria e si trasferisce nel Connecticut. L’ex Beatles continua a scrivere meravigliose canzoni e album indimenticabili fino ai giorni nostri.

In letteratura, Gregor Samsa si sveglia un mattino e scopre di essere diventato un grosso, grasso maiale cecoslovacco. Mentre grufola in salotto una generosa porzione di carrube pensa fra sé e sé, “be’, dai sempre meglio di uno scarafaggio”.

Nei film, grazie al riscaldamento globale il Titanic affonda l’Iceberg che aveva sopra due pinguini abbracciati. Green Peace fa causa al Titanic che deve mettere in cassa integrazione tutti i marinai, che sopravvivono al viaggio, ma poi per non morire di fame chiedono il reddito di cittadinanza al Movimento 5 Stelle.

Nei fumetti farei in modo che nell’ultima battaglia sopra il ponte di Brooklin tra l’Uomo Ragno e Goblin, quest’ultimo invece di uccidere la povera Gwen, in volo nel suo aliante dà una tranvata sul pilone più alto del ponte, dimentica chi è e cosa fa lì vestito da folletto. A quel punto decide di darsi alla musica leggera e si unisce ai Mattia Bazar.

In epica, Ulisse torna a Itaca e scopre che Penelope nel frattempo ha cambiato sesso e fa l’ospite fissa a Uomini e Donne di Maria de Filippi. A quel punto torna da Circe e fugge con lei per un week end d’amore a Zagarolo.

Nelle favole, Geppetto rivela a Pinocchio di averlo comprato da Ikea, ma di aver avuto bisogno della Fata Turchina per montarlo correttamente, perché si era perso le istruzioni. In realtà quello che avrebbe dovuto allungarsi non era proprio il naso, ma pazienza. Pinocchio adirato lo rimanda nella balena.

Nei social network, Zuckerberg ricorda con nostalgia alla sua classe delle superiori e decide di creare un sito dove poterli rincontrare tutti. Ma quella sera in TV danno il Grande Freddo e ripensando a tutti quegli stronzi che lo prendevano per i fondelli per la sua scarsa propensione per gli sport e la pancia prominente cambia obiettivo e decide di creare un sito di incontri per animali domestici che chiama “trova l’anima(le) gemella” e in breve tempo diventa il sito più cliccato al mondo.

In storia, Cristoforo Colombo devia la rotta e fa approdo alle Canarie. Lì, invece di scoprire l’America, scopre le gioie del sesso con una canarina molto avvenente. In seguito gli Incas, i Maya e gli Aztechi arrivano in Spagna e scoprono l’Europa e ne fanno una colonia americana. Le colonie si ribellano, fanno una guerra d’indipendenza e creano gli Stati Uniti d’Europa. Duecent’anni dopo, contrariamente a tutte le previsioni, i cittadini europei eleggono come presidente un tizio con dei capelli buffi che organizza cene eleganti. Perché la storia si può anche cambiare, ma la politica alla fine è sempre la stessa!

Come decima resterebbe da immaginare un finale diverso per qualche episodio che mi riguarda personalmente: se avessi scelto un’altra facoltà, oppure un altro lavoro, se mi fossi innamorato di un’altra donna o avessi comprato un’altra casa, se fossi vissuto in un’altra città o avessi tifato per un’altra squadra. A volte la curiosità ti porta ad immaginare di percorrere strade alternative, per arrivare poi chissà a quale meta diversa: ci si potrebbe scrivere un post a parte. Ma sapete che c’è: alla fine probabilmente ha ragione il buon Cremonini e non cambierei proprio un bel niente!

Buon viaggio
Che sia un’andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
Che sia per sempre o un secondo
L’incanto sarà godersi un po’ la strada
Amore mio comunque vada
Fai le valigie e chiudi le luci di casa
Coraggio lasciare tutto indietro e andare
Partire per ricominciare
Che non c’è niente di più vero di un miraggio
E per quanta strada ancora c’è da fare
Amerai il finale

 

 

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I 10 modi più originali di passare il Capodanno

E così siamo arrivati anche alla fine di questo 2017. Potrei intrattenervi con le solite classifiche dell’anno: i migliori libri, i migliori cd, oppure potrei sfrancicarvele un po’ con i buoni propositi per l’anno prossimo. Ma quest’anno voglio essere minchione fino alla fine originale fino all’ultimo minuto. Qual è il dubbio che vi assale in questi giorni? Qual è la domanda che vi sentite ripetere da parenti, amici e conoscenti? Il classico, “ma voi che fate a capodanno”! E così, ottemperando alla missione che mi sono dato di spandere luce e dolcezza in questa terra, voglio proporvi questa classifica dei 10 modi più originali per passare capodanno.

Una cosa davvero originale ed alternativa potrebbe essere provare ad organizzare una tombolata con quei pastori di nazionalità più varie che si incontrano a volte nei prati di quartieri con tanto di greggi e cani, usciti dal nulla, diretti chissà dove. L’unica difficoltà potrebbe essere quella di incontrarli in prossimità della mezzanotte del 31. Potreste trovarvi a vagare per i prati senza una meta, magari pestando una merda di cane. Insomma, un modo originale sicuramente, ma non ve lo consiglio. Multietnico.

Se invece volete essere originali nella banalità, cosa meglio di andare a fare la spesa al Carefur? Sapete che questa catena di supermercati ha lanciato l’apertura h24, 365 giorni l’anno? Pensate che grande soddisfazione che dareste a quel genio del marketing che ha fatto questa scelta! E poi potreste scambiarvi gli auguri con quei poveri disgraziati che stanno lì alle casse. Consumistico.

Volete rendervi utili? Potreste farvi un giro in città raccogliendo i rifiuti ingombranti lasciati vicino ai cassonetti. Potreste organizzare una gara con gli amici: vince chi ne raccoglie di più. Menzione particolare a chi raccoglie il più grosso, premio della critica per quello più pesante. Ecologico

In realtà volete la gratitudine degli altri, ma non generica, volete proprio che qualcuno vi dica “grazie come avrei fatto senza di te?” Potete sempre andare in giro per la città offrendovi di aiutare chi ha bucato una gomma della macchina. Immaginate questi poveretti tutti vestiti bene che se ne vanno a ballare per il veglione ed ecco che Bum! Una ruota a terra! Disdetta, disdetta, come facciamo? Ed ecco che vi fate avanti voi ed in men che non si dica risolvete la situazione. Sicuramente vi farete degli amici. L’unica avvertenza, premunitevi di portare con voi un crick. E ovviamente dei chiodi da spargere con generosità sulla strada, altrimenti correte il rischio che nessuno buchi. Altruistico

Un’altra modalità argutamente originale potrebbe essere quella di passare la notte cercando parcheggio. Non per andare da qualche parte, solo per il gusto di trovare un posto libero, magari nelle zone più affollate della città. Ma volete mettere che soddisfazione? E poi c’è sempre il grande vantaggio che se non trovate neanche un buco libero potete spostarvi a cercare parcheggio da un’altra parte. Soddisfacente

Rimanendo sempre nell’ambito metropolitano, penso che un altro modo di sicura originalità, potrebbe essere quello di passare la mezzanotte sugli autobus. Senza una meta, andando di qua e di là, scambiando due chiacchiere con gli autisti, lamentandosi del traffico e dei politici. Certo, c’è il rischio di annoiarsi un po’, però torni a casa contento di non farlo mai più nella vita. Qualunquista

Siete amanti del rischio? Vi piacciono gli sport estremi? Che ne dite di una bella pedalata lungo la pontina? Da Roma a Latina, brindisino verso Pomezia, colazione a Sabaudia e ritorno. Se non vi arrotano lungo il tragitto sarà un’esperienza da raccontare ai nipoti. Estremo

Se invece volete essere proprio originali potreste sempre chiudervi in ascensore facendo finta che sia rotto. Ve ne state chiusi lì dentro, tranquilli e sereni, vi evitate il discorso di Mattarella, i botti di mezzanotte e quando si fa l’una, l’una e mezzo uscite fuori e ve ne andate a dormire, con il vantaggio di non essere appesantiti dal cenone. Misantropo

Avete bisogno di coccole? Sognate una bella tazza di brodo e il caldo delle coperte? Fatevi venire una bella febbre! Sciroppo, pezza fredde, pollo lesso…non me la sottovalutate questa alternativa che in realtà, anche se non sembra, un bel capodanno febbricitanti può dare grandi soddisfazioni. Coccolosi

Narra un’antica legenda che chi pianta patate a capodanno, raccoglie patate tutto l’anno. Ecco dunque un modo davvero originale per fare una buona fine e un buon inizio: datevi all’agricoltura! E invece di piantare grane al prossimo, piantate patate. Perché poi la patata ha sempre il suo perché (ah ma voi dite che il proverbio in realtà…cioè la patata non è il tubero, ma invece sarebbe….va be’, se lo dite voi). Bucolico

Fosse per me, organizzerei una bella sfida a calcetto, con brindisi a mezzanotte, questo sì che sarebbe un bel modo per passare capodanno! Ma insomma, se volete fare gli originali non avete che l’imbarazzo della scelta. Magari non farete nulla di tutto ciò, ma dite la verità, vi ho dato qualche idea originale per rispondere al prossimo che vi chiede “che fai a capodanno?”

 

Le 10 regole del manuale per costruire cancelli

Regola numero 1. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere cosa vuoi portare dentro. Sembra una cosa banale, ma questa prima regola è fondamentale. Ogni cancello è inclusivo di qualcosa e anche se quando cominci a costruirlo non sai esattamente alla perfezione cosa vuoi portarci dentro, un’idea di base però dovresti averla. Anzi, diciamo che sarebbe molto meglio averla.

Regola numero 2. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere cosa vuoi lasciare fuori. Questa, ovviamente, è la conseguenza diretta di quella di prima. Un cancello serve a includere, ma anche ad escludere. Ed è vero che poi, pian piano porterai fuori cose, persone, esperienze, ma anche in questo caso, una base di partenza su cosa eliminare fin da subito sarebbe utile averla.

Regola numero 3. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere quante aperture ci saranno. Eh sì, perché potresti sempre pensare di fare un’uscita secondaria, magari un po’ nascosta, oppure ben visibile. Un’apertura dentro il cancello che un po’ per comodità, un po’ per pigrizia potrebbe servire a non aprirlo tutto.

Regola numero 4. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere su quale terreno dovrai impiantarlo. E quello non dipende sempre da te, ma a volte sì. Un cancello su un terreno scosceso sarà più complicato, ma una volta che sarai riuscito a realizzarlo, senza dubbio darà più soddisfazione. Su un bel terreno pianeggiante avrà delle linee più tranquille, ma forse alla lunga potrebbe essere banale.

Regola numero 5. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere a quali pareti andrà collegato. Certo, mica vorrai costruire un cancello sul nulla! Avrà qualcosa a destra e qualcosa a sinistra, ci saranno nessi, legami, rapporti, collegamenti, che lo terranno legato a qualcosa o qualcuno. Altrimenti, per quanto bello, per quanto forte, se sarà un’isola nell’oceano, è destinato a venir giù.

Regola numero 6. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere se ci sarà un’apertura automatica. Questo può sembrare un dettaglio, ma non lo è. Con l’apertura automatica ci sarà sempre un nesso causale fra un’azione ed un’altra: spingi un pulsante e quello si apre. Non ci sarà discernimento quando aprire e quando restare chiusi. Un rischio o un’opportunità, devi scegliere.

Regola numero 7. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere quali materiali utilizzerai. Certo, anche questo mica è una questione da poco. Sarà il gusto estetico o la sostanza che guiderà la tua scelta? Vuoi fare un cancello che duri o pensi già che prima o poi andrà sostituito?

Regola numero 8. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere se sarà facilmente scavalcabile. Questa scelta è legata in qualche modo alla precedente. Sarà un muro invalicabile, una novella muraglia cinese, o semplicemente un cancelletto girevole? Avrà degli appigli che renderanno semplice arrampicarsi sopra, oppure degli spunzoni in cima, affilati come coltelli?

Regola numero 9. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere se ti serve per far entrare o per fare uscire. Tutte le cose dette fin ora poi, in conclusione, servono a rispondere a questa regola. Un cancello può servire per proteggere qualcosa da qualcuno che può arrivare e prendersela con sé. Oppure potrebbe servire a chiudere dentro qualcosa perché non scappi via da noi. Può servire ad aprire una strada per uscire e per entrare con serenità. Oppure può rimanere chiuso per sempre.

Regola numero 10. Quando vuoi costruire un cancello, fatti aiutare da qualcuno. A volte non basta una vita per costruire un cancello come si deve, però certo, se siamo in due sicuramente avremo maggiori possibilità di tirare su qualcosa di apprezzabile. Nessuno nasce imparato. E anche se ci sentiamo molto fichi, anche se le attività autoerotiche hanno sempre il loro perché, anche se siamo sicuri di aver fatto le scelte giuste, ho la sensazione che da soli non costruiremo proprio un bel niente. Non è una semplice sensazione, ne sono proprio sicuro.

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P.S. Trent’anni fa o giù di lì, dei giovani maturandi rischiarono di arrivare al primo vero esame della loro vita con il fiato corto o meglio con il sonno lungo per colpa di una trasmissione tv che sarebbe poi diventata quasi mitologica, perché solamente in quell’inverno/primavera dell’85 fece rimanere incollato il pubblico al piccolo schermo fino a tarda notte. Non a caso, si intitolava “Quelli della notte”. Fra quella banda di pazzi capitanata da Arbore, un giovanissimo Nino Frassica interpretava un surreale fraticello che fra le altre cose totalmente folli, parlava spesso di un Manuale per costruire cancelli. Ne parlava tutte le sere, ma ci fosse stata una puntata in cui si fosse degnato di leggerne un piccolo brano o di svelare finalmente qualcosa su come si facesse a costruire cancelli! Più d’uno si convinse allora che in realtà il manuale per costruire cancelli non parlava di cancelli. Ma perché secondo voi questo post invece?

 

 

 

 

 

 

 

I can’t stop thinking about you

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E così anche questo 2016 volge al termine. Terremoti, attentati, incidenti, crisi di governo…se guardo quello che è successo nel mondo non posso che confermare il detto “anno bisesto anno funesto”.  Ma infatti l’ideale sarebbe non leggere i giornali, né guardare la televisione e magari concentrarsi sui propri confini: non per egoismo o per menefreghismo. Al contrario. Con la convinzione che le nostre singole storie siano piccoli tasselli della Storia con la S maiuscola. E se miglioriamo loro, le nostre realtà quotidiane, contribuiamo a costuire un insieme diverso. E allora, dal mio punto di vista, questo duemilasedici non è mi dispiaciuto per niente.

La tradizione del blog vuole che questi siano i giorni dei bilanci, delle classifiche delle cose più belle dell’anno trascorso: sui libri ormai vi intrattengo periodicamente con i consigli di lettura quindi non mi dilungo. Dovessi dire un solo titolo fra la trentina abbondante che ho letto quest’anno, direi che il podio va al solito Lansdale, con Paradise Sky romanzo storico bellissimo su uno dei più famosi sceriffi di colore nella storia degli Stati Uniti a cavallo fra 800 e 900 (non era nella collana dei “consigli” e quindi ve lo suggerisco ora!).

Sulla musica poco da segnalare: bello Revolution Radio dei Green Day, ma niente di trascendentale, sui loro livelli, comunque secondo me sempre elevati. Una menzione per A Headfull of Dreams dei Coldplay e soprattutto 57th & 9th di Sting, perché avevo perso le speranze per entrambi: invece hanno tirato fuori due CD di buon livello. Certo, se devo emozionarmi con la musica, per fortuna c’è sempre il boss: mi hanno regalato The Ties that Bind, cofanetto che racchiude tutto il lavoro edito e soprattutto inedito di The River e debbo dire che ne è davvero valsa la pena.

E il concerto del Boss di luglio è stato sicuramente l’evento dell’anno. Insieme ai vari festeggiamenti per le ricorrenze che sono cadute lungo questi 366 giorni: i miei 50 anni, i 18 della mia principessa, i 30 anni insieme alla mia dolce metà. Tante ricorrenze, tanti festeggiamenti, tanti viaggi: ermeneutici, ma non solo. In giro per l’Italia, in giro per il mondo: Monaco, ma soprattutto Cuba, su cui però già vi ho ampiamente raccontato. Adesso ricominciamo a mettere i soldi da parte per i prossimi!

Cosa augurarsi per questo 2017? Libri da leggere, musica da ascoltare, viaggi da organizzare (e da scrivere). Ma soprattutto grandi, grosse, grasse risate. Alle spalle di chi non coglie l’ironia, alla faccia di chi si crede chissà chi, ma soprattutto insieme agli amici più cari. Quelli a cui non riesci a smettere di pensare, quelli dalle mille parole e quelli dai silenzi condivisi, quelli delle buonanotte e dei buongiorno, quelli vicini, ma soprattutto quelli lontani (che a volte sono i più vicini), quelli da tirare su e quelli con cui lasciarsi andare. Quelli con cui è impossibile litigare, quelli che sai puoi anche insultare quando ti gira storto, tanto sai che non se la prendono. Gli amici di sempre e quelli per sempre. Gli amici, senza altri aggettivi.

 

I 10 modi di fare gli auguri

Tempo di Natale, prossimi alla fine dell’anno, tempo di auguri. Un tempo c’erano i bigliettini e le telefonate, poi c’è stato il passaggio con le email, ora vanno alla grande i video su Whatsapp . Il bel post di qualche giorno fa della mia amica Jo, che in modo Pindarico mi apre la mente, mi stimolava una riflessione: cambiano i mezzi, restano però alcune tipologie ben definite. E perché non allietare questa vigilia con una bella classifica dei 10 modi di fare gli auguri? Ognuno si scelga il suo!

Cordiali auguri. Che si contrappongo a quelli Distinti. Un po’ la differenza fra un bacio e una stretta di mano. Ma si differenziano anche da quelli scortesi: tipo quando fai gli auguri, ma in realtà stai pensando “mavattenafanc….”. Melensi

Auguri sinceri. Ah perché vorreste farmi credere che in realtà ci stanno pure quelli falsi? Ma falsi tipo le monete o taroccati tipo le borse che si comprano sulla spiaggi? Diffidate gente, diffidate! Farisaici

Tante care cose. Bello, anzi come direbbe la nostra sindaca, bello, bello, bello. Perché è come una canzoncina, questo augurio va detto tutto di filato: tantecarecose, come uno scioglilingua, come tracannare un bibita dissetante. Resta da capire quali siano ‘ste cose che si augurano. Però sappiamo che sono tante. E non sono a buon mercato. Cantilenati

Anche a te. Tu sei lì che ti scervelli tirando fuori metafore ardite, ricorrendo ai versi dei poeti, ce la metti tutta per raggiungere vette di originalità, tenerezza, amore e quell’altro che fa? Il muro. Come quando da ragazzini giocavamo a in cortile con una palla e una racchetta. Tennistici

Anche a te e famiglia. Una variante tipicamente italica. E chi è che non tiene famiglia! Però mi viene un dubbio: ma quale famiglia? E soprattutto, fino a che grado di parentela vanno estesi? Anche alla zia di Bergamo e la cognata di Verona? Consanguinei

Auguroni. Me li immagino belli grassi, con la pappagorgia e una fetta di pandoro trasudante burro e zucchero a velo. Ma sì, fai vedere che esageriamo, mica siamo qui a lesinare auguri! Adiposi

Augurissimi. Questa è una variante del precedente, ma con una forma più snella, più allungata. Il modello spider, per intenderci. Superlativi

Sentiti auguri. Quindi non visti. E nemmeno assaggiati, o odorati: uditivi! Infatti vengono bene se accompagnati da lukulele e canzoncine natalizie. Sensoriali

Auguri di cuore. certo, auguri di fegato non li ho mai sentiti. Oppure che so, auguri di reni…potrebbero essere varianti originali. Corporali

Auguri affettuosi. Sono quelli che da piccolo aborrivo: quelli con il bacio sulla guancia a labbra bagnate, che mi faceva fuggire da nonne e zie neanche avessi avuto paura di prendere l’erpes. Sdolcinati

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Che ti regalo per i 50 anni?

E così siamo arrivati! 365 giorni dopo questo post, dove elencavo tutto quello che avrei voluto fare prima di oggi, ci siamo. Mi sa che ora mi toccherà anche aggiornare l’about del blog! Come era largamente prevedibile ho bucato gran parte dei dieci obiettivi che mi ero ripromesso di raggiungere: per la precisione, non ho giocato più partite, non ho letto più libri, non ho preso più metropolitana, non sono tornato in America (ma sono andato a Cuba), non sono andato a più concerti (a quello del Boss però sì!), non ho discernuto…discernito…non ho saputo discernere (tiè!) meglio le persone, non ho pubblicato un nuovo romanzo (a breve però…), ma in compenso ho continuato a scrivere post minchioni (e va be’, questo era facile) e posso dire di essermi abbastanza avvicinato a quello che avevo detto essere il vero obiettivo. No, non quello di fare la colonscopia, anche se sono molto soddisfatto di averla fatta perché per me era un po’ come affrontare il Ciciarampa. Se è per quello sono anche molto soddisfatto di aver rinnovato la patente. Infatti dopo i 50 i rinnovi vanno fatti ogni 5 anni. Quindi, avendolo fatto ai 49, anche solo per pochi mesi, mi vale per dieci anni. Un bella soddisfazione!

Ma per restare nella stretta attualità, tutti mi chiedono, cosa vorresti per regalo? A parte rispondere un gratta & Vinci con 500 mila euro, sono molto in difficoltà. Primo perché i regali mi piace molto più farli che riceverli. Secondo perché i regali che apprezzo di più sono i libri e i CD. Ma i CD nuovi decenti ormai sono sempre più rari, i libri li leggo praticamente solo su kindle e quindi ecco lì che davvero non so cosa rispondere. 50 anni però non è che si compiono tutti gli anni e quindi, per chi volesse proprio cimentarsi, ecco la lista dei regali che mi piacerebbe ricevere.

Una bussola per orientarsi per davvero. Non quello che ti dicono dov’è il nord. Diciamo la verità, ma chissene importa di dov’è il nord! Una bussola che ti indichi quando sarebbe meglio tacere e quando invece sarebbe meglio parlare. Un ago che indichi se sia meglio stare fermi o andare, che ti dica dove andare e con chi.

Un rilevatore di bugie. Un aggeggio che, appena qualcuno dice una bugia si illumina, oppure si mette a suonare. O magari fa una pernacchia. Immaginate che bello accenderlo davanti al telegiornale. O in ufficio, quando sei ad una riunione con i capi. Ovviamente ci vorrebbe un interruttore così da metterlo in stand by, perché a volte qualche bella bugia fa anche piacere.

Un metro per le persone. Non quelli in centimetri che servono a misurare quanto sei alto. Piuttosto un metro per capire quanto sia opportuno/sano/corretto/appropriato/utile avvicinarsi e quanto allontanarsi dagli altri.

Un raccoglitore di tempo. Una cosa tipo un registratore: stai vivendo un bel momento, tranquillo con gli amici, felice, con la persona che ami? E quello lì si mette a registrare. Poi più tardi ti metti comodo, schiacci un tasto, e te lo rivivi tutte le volte che vuoi. Poi potrebbe funzionare anche con il tasto FF (vai avanti veloce), per velocizzare i momenti noiosi. Questo sarebbe proprio un bel regalo.

Un trasformatore che converta le scoregge in palloncini colorati. Questo lo ammetto, sarebbe davvero un regalo un po’ naif. Però il mondo diventerebbe un posto più colorato. E anche meno puzzolente.

Una gomma da masticare autorigenerante. Premetto che io odio le gomme da masticare. Però, ad esempio contro l’alito cattivo, sono utili. Il problema è che appena le mangi sono buone, gustose, rinfrescanti. Ma dopo circa una quarantina di masticate, ecco lì che diventano stoppacciose, emerge prepotente la loro natura gommosa e diventano insopportabili. Se invece si rigenerassero, continuando ad essere morbide e succose per 4 o 5 ore, allora forse ricomincerei ad apprezzarle.

Un elimina rotturedicoglioni. Ancora devo immaginare come potrebbe funzionare. Tipo una pistola ad acqua: si presenta la rottura di minchioni tu spingi il grilletto, spruzzzzz e via, eliminata. Dai, non sarebbe mica male!

Un aspiratore di nuvole per far splendere il sole quando serve. Questo sarebbe davvero un bel regalo. Il giovedì sera calcetto? Ecco lì che a partire dal pomeriggio una bella aspiratina intorno al cielo nei dintorni del campo e giochi all’asciutto (che alla nostra età, non è che sia proprio salutare giocare sotto l’acqua). E vogliamo parlare dei fine settimana funestati dalle nuvole? Mai più.

Tornando all’obiettivo di 366 giorni fa, avevo detto che avrei voluto dare leggerezza ai pensieri e profondità ai sentimenti. Questo era l’obiettivo prima di arrivarci e resta l’obiettivo ora che sono arrivati. Ecco, il regalo più bello è il piccolo o grande aiuto che ognuno di voi mi vorrà dare per raggiungerlo. Senza dubbio il più bello ed il più gradito!

Se invece arrivate lunghi, proprio all’ultimo minuto, non sapete che fare, fra una bottiglia di amaro, la discografia completa di Raffaella Carrà o una scatola di cioccolatini, se posso scegliere, allora preferirei un biglietto aereo per Cuba. E fate sempre la vostra bella figura.

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Le dieci cose che succederanno dopo il referendum

Vigilia del voto, giorno di silenzio non si dovrebbe fare campagna elettorale. E quindi io, da buon minchione, mi limito a fornirvi gli scenari palusibili (!) su ciò che accadrà dopo la consultazione referendaria. Ecco su per giù quello che succederà.

Se vince il Sì

  • Renzi sposterà la capitale a Firenze, dichiarerà la Finocchiona patrimonio dell’Unesco, assegnerà lo scudetto alla Fiorentina, romperà i rapporti diplomatici con gli Usa finché la Marvel non cambierà il colore di Hulk da verde a viola e infine proclamerà la Boschi Miss Italia ad honorem.
  • Poi farà un accordo con il Vaticano per cui anche i preti potranno sposarsi, ma soltanto donne di una certa età, con taglie forti, che sono segretarie della CGIL e hanno nomi che iniziano con la S.
  • Quindi scenderà a patti con le democrazie plutocratiche (ed il complotto giudaico massonico) e gli regalerà il Molise, che così diventerà il più grande costruttore di scie chimiche del mondo. Ma tanto il Molise non esiste.
  • Di seguito stabilirà che il Senato verrà eletto con le figurine del Risiko e i futuri senatori pagati con i soldi del Monopoli. In compenso però i senatori potranno assistere ai lavori nei cantieri delle metropolitane e avranno un parcheggio dedicato all’Ikea di Porte di Roma.
  • Infine, in ossequio ai poteri forti forti forti, introdurrà il Braccio di Ferro come prova dell’esame di maturità.

Se vince il No

  • Grillo, rimettendosi l’imbuto in testa, a cavallo del suo destriero, si autopraclamerà imperatore del Sacro Genovese Impero e liberalizzerà rutti e scuregge, come forme di protesta contro la casta.
  • Berlusconi proporrà di reintrodurre lo ius prime noctis, non contro ma piuttosto insieme alla casta. Ma anche insieme alla zozzona.
  • Gasparri esulterà così forte che gli usciranno le emorroidi, ma insieme gli si addrizzeranno gli occhi e guardandosi allo specchio per la prima volta si metterà così paura che comincerà a balbettare per il resto dei suoi giorni.
  • Salvini sarà così contento che farà il bagno nudo in una vasca di tavernello. Una volta uscito, camminando come un’oca ubriaca, dopo aver attaccato una caccola sul cappotto di Renzi, rivelerà al mondo il suo amore per Luciana Turina, la sua passione per le zucchine alla scapece e le sue origini abruzzesi.
  • D’Alema proverà a dire qualcosa di sinistra, ma morirà strozzato dal tentativo. Al ché Grillo, sceso dal destriero infilandogli l’imbuto in testa lo riporterà in vita. D’Alema si risveglierà con i capelli bianchi e credendosi Shel Shapiro, diventerà vegano e finirà a fare concertini nei locale di Gallipoli.

E ora buon voto a tutti!

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