Duecentosettantadue volte grazie. E una specie di analisi del voto

Duecentosettantadue vi sembran pochi? Per essere eletti alla Regione decisamente sì!

Ma in generale, duecentosettantadue persone che ti danno fiducia scrivendo il tuo nome su una scheda elettorale, non sono poche affatto. Soprattutto se sei un “absolute beginner” in questo genere di contesti, se non hai speso (quasi) niente per  andare a cercare il loro voto, se non hai fatto (quasi) nulla per averlo. Per massima trasparenza e a scanso di equivoci chiarisco i quasi. Per quanto riguarda le spese elettorali ammontano a 48 euro per fare i certificati al Tribunale, 60 per retribuire i due ragazzi amici di mia figlia che hanno distribuito un migliaio di lettere per il quartiere e il costo di un paio di Vance per lei che mi ha dato una mano anche a stampare, piegare, imbustare. Per quanto riguarda poi nello specifico la campagna elettorale, ho semplicemente fatto presente a (quasi) tutte le persone che conoscevo della mia candidatura chiedendo quindi il voto. C’è un quasi anche qui, perché ad alcuni proprio non ce l’ho fatta. E lo so che è sbagliato, che bisognerebbe essere persuasivi ed invadenti con tutti, senza distinzione, ma questa cosa non è proprio nelle mie corde. Se non ho stima delle persone non riesco a chiedergli di fidarsi di me, di appoggiarmi e quindi di darmi il voto. Insomma, mi sa che come politico dovrei andare a ripetizione da qualcuno.

Ai titoli di coda di questa strana avventura, son d’obbligo i ringraziamenti. Prima di tutto alla mia dolce metà, che mi ha come sempre sostenuto ed appoggiato nei modi e nei tempi migliori, che solo lei sa individuare. Alla famiglia nella sua interezza a cui ho sottratto ulteriore tempo a quello già (sempre troppo) poco che riesco a dedicare loro. Poi a tutti gli amici che mi hanno sostenuto, a volte con inspiegabile quanto immotivato entusiasmo, facendo campagna elettorale per me. Ovviamente ringrazio poi uno per uno questi 272: pochi o tanti che siano, avere una prova concreta di fiducia fa sempre molto piacere. E se non avrò modo di dimostrare loro di averla ben risposta nel consiglio regionale, spero bene di continuare a farlo in tutti gli altri contesti. Poi ringrazio gli amici che mi hanno detto con somma franchezza che non mi avrebbero votato: lo considero un segno di amicizia autentica, che va al di là di altre considerazioni. Infine ringrazio chi mi ha dato questa opportunità, Amedeo, Massimiliano e Rita a cui ho provato, per quel che potevo, a dare il mio sostegno.

A chi mi chiedeva all’inizio di questa avventura quale fosse il risultato che pensavo di raggiungere ho sempre risposto, che con le mie forze sarei potuto arrivare fra i 200 ed i 300 voti. Una volta tanto non mi sbagliavo. L’unica variabile che avrebbe potuto non far tornare (positivamente) i conti, poteva essere il ruolo delle Associazioni dei consumatori. Ma al di là del sincero appoggio personale di molti rappresentanti, una volta di più si è dimostrato che il consumerismo non ha una sua influenza politica. Non è una valutazione di merito (e se lo fosse non sono sicuro che gli darei una connotazione negativa), quanto una fotografia dell’esistente. Almeno nel nostro paese resta legato alla tutela individuale di diritti, ma non è (e ripeto, forse è bene che sia così) l’espressione di una rappresentanza politica.

Chiudo brevemente con una riflessione generale su queste elezioni. Si dice che gli italiani abbiano votato con la pancia: la paura degli immigrati, l’incertezza economica, l’insoddisfazione che diventa astio verso i partiti tradizionali. Tutto vero, ma offenderemmo l’intelligenza delle persone se pensassimo che a nord ha vinto la lega per la paura degli immigrati ed al sud hanno vinto i 5Stelle perché la gente vuole il reddito di cittadinanza. Ma soprattutto, in particolare il partito democratico, non avrebbe capito quale sia la strada per riconquistare la fiducia e di conseguenza i voti delle persone. Al contrario l’esperienza della regione Lazio, deve far riflettere. Dove la sinistra si presenta unita, con una candidatura credibile, che ha saputo governare nei limiti di quel che è fattibile, senza ingenerare false speranze o mirabolanti illusioni, riesce a vincere perché riesce a convincere. Anche la pancia, oltre che il cervello. Ma forse, soprattutto il cuore.

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5 thoughts on “Duecentosettantadue volte grazie. E una specie di analisi del voto

  1. concordo con questa valutazione, gli italiani non sono tutti cosi’ idioti, nessuno vota piu’ un partito perche’ ogni partito ha perso la sua connotazione, ma vota le persone di quel partito, le meno peggiori 😉

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