Che papà vuoi essere?

Nient’altro come i figli ti cambia la prospettiva della vita. O almeno, questa è la mia esperienza, ma non credo di essere molto originale in questa cosa. La vita cambia continuamente: cambiano le amicizie, gli obiettivi, le taglie, i gusti, le opinioni, ma niente riesce a cambiare le cose come l’arrivo di un figlio. Perché ti cambia il punto di vista, cambia l’angolazione. Non sei più tu il centro, non sei più tu la sostanza, il cuore, l’essenza del tuo tempo. E se ancora lo sei è solo perché strumentalmente serve a centrare meglio l’obiettivo. Che non sei più tu.

In questo discorso non credo faccia molta differenza essere madre o padre. Anche se forse una differenza c’è (qualcuno dice che madri si nasce e padri si diventa, ma non so se essere completamente d’accordo). Quello che sicuramente fa differenza è la declinazione concreta di questo principio. C’è chi vuole che suo figlio diventi un uomo affermato, realizzato nel lavoro e pieno di soldi e chi gli insegna l’onestà, perché l’onestà prima di tutto. Chi vuole che diventi il numero uno, perché non c’è posto per i secondi e chi non gli insegna nulla perché ognuno deve trovare la sua strada da solo. Chi lo porta allo stadio e ai concerti rock e chi lo segue passo passo. Chi vuole fare l’amico e chi pensa che si impara solo sbagliando. Chi ha paura di sbagliare e chi è sicuro di essere nel giusto. Chi fa troppo e chi troppo poco.

Ma forse, se volessimo provare a fare una grande suddivisione di cui tutte le altre sono solamente dei sottoinsiemi, direi che la differenza più grande è fra chi vuole che i figli realizzino i sogni che noi non siamo riusciti a concretizzare e chi invece gli lascia inseguire i loro (che molto spesso non coincidono con i nostri).

Per questo sono rimasto senza parole leggendo questo articolo del Messaggero. Cosa voleva insegnare questo papà? Cosa ha trasmesso a questo figlio? Cosa pensava di fargli comprendere? In effetti per portare la macchina bisogna fare un esame (anzi due), per andare a pesca bisogna chiedere una licenza, per raccogliere funghi è necessario superare un test. Per diventare padre (o madre) no. E questo forse è un problema. Un grande problema.

 

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11 thoughts on “Che papà vuoi essere?

  1. Quanto è vero quello che hai scritto! Da papà di due nanerottoli di 6 anni posso confermarlo sulla e sotto la mia pelle. Non è obbligatorio avere dei figli, ma è – banalità anche io – la cosa più bella che tu poss fare con la tua vita.Ti cambia drasticamente ogni prospettiva e ogni progetto. A chi mi dice di non essere pronto, di volere aspettare quando lo sarà, rispondo: non sarai pronto, perché quando arriva un figlio, è uno tsunami che ti travolge. E non anneghi. Almeno non subito 😉

  2. C’è chi abbandona il cane in autostrada e chi abbandona il figlio in aeroporto. Che differenza c’è? E’ strabiliante questo fatto. Nessuno è obbligato a fare un figlio, ma spesso farlo non è una scelta consapevole, si dovrebbe sapere che un figlio cambia la vita, ma così evidentemente non è … assumersi la responsabilità di una vita diventa un compito troppo gravoso per certe persone. Io non credo che questo “padre” volesse insegnare qualcosa a suo figlio con questo gesto, ma semplicemente fare le sue vacanze. Altrimenti ci avrebbe pensato prima a controllare se i documenti erano a posto, così come poteva fare la madre prima di affidare il figlio al padre per le vacanze, o pensiamo che un ragazzo a 14 anni ci possa pensare da solo? Ma riescono questi “genitori” a capire come si è sentito questo figlio abbandonato a se stesso? La paura, il senso di insicurezza che ha vissuto e che magari si porterà dietro per tutta la vita? I figli chiedono solo di essere amati, seguirli ogni giorno nella loro crescita, assumendosi la responsabilità della loro vita, è la dimostrazione tangibile dell’amore e li rassicura, facendoli crescere forti e capaci di affrontare le difficoltà.
    Mi angoscia terribilmente il pensiero di questo figlio, abbandonato come un cane (e già abbandonare un cane è un gesto orribile), che potrebbe anche venire tolto alla “famiglia” a seguito di questo fatto, famiglia però che, per quanto inconsistente, è l’unica che ha avuto. Spero che non succeda, anche se queste persone non meriterebbero di fare i genitori, spero che si possa lavorare con l’aiuto di un terapista sulla famiglia intera. I figli, soprattutto a questa età, non hanno colpa, ma subiscono dure conseguenze. Bisognerebbe davvero che esistesse una “scuola” che insegni a diventare genitori, ma soprattutto che aiutasse a diventare adulti responsabili.

  3. Non è vero che madri si nasce… non per me almeno che ci ho messo un po’ a diventarlo.

    Quanto all’essere pronti, è vero che pronto non lo sarai mai, ma è comunque meglio aspettare di sentirsi di esserlo…

  4. Sono certa che non sia affatto semplice il “mestiere” di genitore, che nulla fatto sarà mai abbastanza, ma a leggere certe notizie, ogni giorno, si intuisce che non c’è mai un limite al peggio.

  5. Sono rimasta sconvolta quando ho letto la notizia, ho provato a trovare una spiegazione ma niente… credo semplicemente che ci siano genitori che si rifiutano di essere tali…

  6. Non credo che madri si nasca e padri si diventi. Forse madri lo si diventa un po’ più rapidamente per ragioni meramente fisiologiche. Quel padre, invece, un insegnamento lo ha dato al figlio. Ed è il fatto che la paternità non può supplire al vuoto pneumatico del cervello e dei sentimenti. Se sarà molto fortunato, il ragazzino, crescendo potrà, forse, compatirlo.

  7. Non è che lei sia meno colpevole, comunque. Tu, mamma, mandi tuo figlio senza controllare che abbia tutto ciò che gli serve, sapendo che col padre andrà all’estero? Ma dai, minimo, tu e il tuo ex siete due superficiali e immaturi quasi più di vostro figlio! A 14 anni non si è né carne né pesce, non si è troppo piccoli, si è ragazzi, ma non ancora autonomi e indipendenti per occuparsi di documenti o quant’altro. Se il padre è colpevole dell’abbandono in aeroporto, la madre è colpevole di averlo abbandonato al padre! Povero figlio! 😀 😥 😀

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