Andando a ritroso

A metà tra il destino e casa mia, arriverà la certezza che non è stata colpa mia. Non è stata colpa mia.

Parafrasando un vecchio proverbio uno potrebbe dire, “dimmi quel che posti e ti dirò chi sei”. Non è un mistero che i moderni uffici di HR studino i profili social dei vari candidati per scoprire cose che magari non emergeranno nei colloqui di selezione: dai post che scriviamo, dalle foto che mettiamo (ma paradossalmente anche da quello che non scriviamo o non mettiamo), dai commenti che facciamo agli altri, dai like, si può ricostruire con un giusto livello di approssimazione, come siamo fatti (infatti il mio profilo FB è orgogliosamente minchione!).

E come siamo? Spesso nostalgici. Ci piacciono le cose di una volta: le musiche, i vestiti, i calciatori, i politici, i modi di passare le serate. A parte i libri (che per fortuna non invecchiano!) è un fiorire di gruppi “noi nati nel…”, oppure “noi che facevamo questo o quello”. Del resto FB stesso si racconta sia nato sull’idea di ritrovare i vecchi amici delle scuole. Ora addirittura sta diventando nostalgico di se stesso e ogni giorno ci ripropone, peggio di una peperonata, quello che avevamo fatto negli anni precedenti in quel determinato giorno.

Ma finché ci si abbandono ai vecchi ricordi che male c’è? Anzi, io penso che sia una cosa bella riuscire a tirar fuori ancora emozioni e sentimenti positivi da quello che abbiamo vissuto. Il rischio però è che spesso questi tuffi nel passato riaprono, o meglio, possono dare l’impressione di riaprire vecchi discorsi o strade non percorse, come se nel passato tutte quelle possibilità non realizzate fossero rimaste lì ancora in attesa di realizzarsi. Ma questa però è solo un’illusione.

Le possibilità non scelte sono come le mosse di una partita a scacchi. Se avessi salvato l’alfiere invece della torre? E se non avessi mangiato quel pedone? Con una pazienza certosina, una presunzione esagerata e uno sforzo di memoria titanico, potremmo avere l’illusione di tornare indietro, mossa dopo mossa, per recuperare quella data situazione. Ma chi gioca a scacchi sa di come questo sia praticamente impossibile. Si stima che il numero di combinazioni legalmente ammesse dei 32 pezzi sulle 64 caselle della scacchiera sia compreso fra 1043 e 1050 , mentre il numero delle partite potenzialmente giocabili è stimato di circa di 101050. Un numero talmente abnorme da essere anche difficilmente immaginabile.

Se queste sono le possibili partite, figuriamoci le possibili vite che potevamo avere. E fra questi miliardi di possibilità pensiamo seriamente di poter recuperare quella che si era creata in quel determinato momento? E dall’alto dell’esperienza accumulata dopo, siamo così sicuri che sacrificare quell’alfiere e salvare la torre sarebbe stata una mossa migliore? Vogliamo restare ancora a rimuginare sull’opportunità di quell’arrocco, o magari finalmente decidiamo che sì, in fondo, se non proprio al massimo, comunque abbiamo giocato la nostra partita nel migliore dei modi possibili?

 

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8 thoughts on “Andando a ritroso

  1. È carino, a volte, partendo dal ricordo di una scelta, provare ad immaginare gli esiti di una scelta contraria; immaginarsi una vita completamente diversa. Ma solo finché resta un ludico esercizio della fantasia. Perché della domanda finale del tuo post, io prediligo sempre e comunque la seconda opzione.
    Peraltro, mi hai fatto tornare in mente 23/11/1963 di Stephen King. Non so se l’hai letto. Il protagonista, avendo la possibilità di un ritorno al passato, prova in tutti i modi a cambiare la storia e, oltre a dover affrontare difficoltà incredibili (le trame del tempo sono difficili da sfilare ed intessere nuovamente e in forma diversa), il tentativo non si rivela poi così fruttuoso.
    Perciò, val davvero la pena stare a tormentarsi per ciò che non è stato?
    Io credo di no ☺!

  2. le cose sono andate come dovevano andare, sembrerebbe una stupida frase ma e’ profonda verita’. Il passato torna indietro ad un certo punto della nostra vita, in eta’ matura, quasi come un boomerang, ci fa percorrere a ritroso il nostro vissuto per ritornare in avanti a chiudere il cerchio della nostra vita.

  3. I post dei miei “amici” su Facebook non sono nostalgici, anzi è spesso un rincorrersi a chi è più felice, a chi fa più viaggi. Virtualmente. Forse i post più “infelici” sono quelli più veri..ma, alla fine, è tutto un punto di domanda.
    Se, invece, potessi tornare indietro rifarei esattamente tutto quello che ho fatto, errori compresi, perché anche quelli sono serviti.
    Buona giornata!
    (Vorrei farti notare la lunghezza del mio commento..più o meno)

  4. Tornare indietro e ricostruire di un fatto tutta la rete delle concause e delle circostanze collegate, secondo me, è un’attività tra le piu affascinanti, tanto che ci sto scrivendo una specie di romanzo – ma non mi dilungo su questo, è un lavoro ancora embrionale. In effetti non serve per quello che vorremmo noi, dato che tornare effettivamente indietro è impossibile, ma può diventare un utile insegnamento per eventuali casi simili in futuro: notava giustamente Vico che la Storia tende a ripetersi, perciò sarebbe il caso di prendere in mano quei bei tomi pesanti e pieni di date e finalmente studiarseli come si deve. Ma c’è anche un’avvertenza grossa come una casa in Centro: la Storia è molto vecchia, quindi si ripete spesso ma mai esattamente, perché ha poca memoria. Per trarre dal passato un autentico insegnamento per il futuro, serve una capacità di analisi fuori dal comune. Non aveva torto, visto in che condizioni stiamo adesso, un dirigente guarda caso dimenticato del PCI – non condivido l’ideologia ma credo che l’orologio rotto segni l’ora esatta due volte al giorno – tale Lelio Basso, che se la classe politica avesse aspettato, per combatterlo, che il fascismo si ripresentasse esattamente come si era presentato la prima volta, avrebbero aspettato per sempre, e intanto quello avrebbe ripreso prevedibilmente il potere. Possibile che quando uno dice una cosa sensata non lo ascoltino mai?

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