La Nina, la Pinta e la Santa Maria

Sei testardo, questo è sicuro, quindi ti puoi salvare ancora, metti tutta la forza che hai, nei tuoi fragili nervi (Edoardo Bennato)

E’ difficile portare avanti idee innovative, stravolgere modi di pensare, convenzioni, conoscenze tradizionali. Non è da tutti. Molto meglio adeguarsi al resto del mondo che provare a adeguare il resto del mondo a noi stessi. Anche i più intelligenti, anche quelli dotati di intuizioni geniali, spesso poi, di fronte alle inevitabili difficoltà, sono abbastanza naturalmente portati a pensare: ma sì, sai che ti dico? Lasciam perdere! Non ne vale la pena.

Se invece la pena è talmente forte, che ti brucia dentro come un reflusso esofageo, che non ti fa stare in pace, non solo con gli altri, ma soprattutto con te stesso, allora trovi la forza per andare avanti e continuare nella tua idea. Convinto delle tue ragioni. Sicuro che sia il resto del mondo a non aver capito un cazzo e che solo tu e pochi altri abbiano visto giusto.

Ti armi delle tre caravalle, ci metti sopra tutto quello che hai: la Nina è l’idea, la Pinta è la spinta che te ne fa innamorare al punto da seguirla fino in capo al mondo, la Santa Maria è la tua capacità di convincere gli altri a seguirti. Quindi novello Colombo parti. Lasci tutto alle spalle, abbandoni paure e reticenze, sicuro che per vivere una vita luminosa e più fragrante devi andare oltre la collina, dove quasi sempre brilla il sole. Quel quasi però è decisivo.

Perché anche se hai l’idea, anche se trovi il coraggio di seguirla, anche se convinci qualcuno a venire con te, anche se alla fine hai ragione, il mondo è davvero come dicevi tu e non come pensava il fottutissimo resto del mondo, anche in quell’unico caso potresti aver fatto un errore madornale. E se anche potresti aver ragione, hai comunque torto.

Tra te e la verità potrebbe esserci un intero continente. Che non avevi considerato.

 

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6 thoughts on “La Nina, la Pinta e la Santa Maria

  1. Ma il viaggio? Vuoi mettere quanto sia bello levare l’ancora ed avventurarsi, piuttosto che rimanere sempre al solito posto con il rimpianto di non averci neppure provato 😉?

  2. Partiamo dal rompimento, così ce lo leviamo di torno. Segnalo due refusi: *alle inevitabile… invece che “alle inevitabili…”; *flagrante (come un reato) invece che “fragrante”.
    Sul contenuto, nulla da dire: vedo un grande amore per la metafora e mi piace tanto, tra l’altro riassumendo bene anche la storia di Colombo e dei dibattiti sull’opportunità del viaggio che voleva fare. Aggiungo una piccola curiosità: tutti pensano che i contemporanei non vedessero di buon occhio il progetto di “buscar l’Oriente per l’Occidente” perché credevano che la Terra fosse piatta; è falso. La Terra è piatta in Omero e nell’Antico Testamento, libri antichissimi che riflettono una visione arcaica, ma da Parmenide almeno – sec. V a.C. – si sa che la Terra è tonda, e si seppe anche per tutto il Medioevo, come dimostra la Commedia di Dante. Quello che i professori di Salamanca obiettarono a Colombo non fu la piattezza della Terra, ma che l’ammiraglio avesse sbagliato i calcoli, credendo di dover percorrere un tragitto molto più breve di quanto pensassero loro. Gli accademici avevano ragione sulla distanza; ma nemmeno loro immaginavano che potesse esserci di mezzo un’America: quel che temevano era che Colombo navigasse a vuoto per qualche migliaio di miglia di sola acqua.

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