Che ne sai tu di un campo di grano?

La gente parla a vanvera. Questo è una dato di fatto, non è un’opinione. D’altra parte se parlassimo solo di ciò che conosciamo, forse non saremmo uomini, ma creature celesti. Invece siamo essere imperfetti, perfettibili, siamo curiosi, proprio perché vogliamo sapere di più, vogliamo conoscere cose ignote. Ma abbiamo anche un grande amor proprio, una più o meno grande considerazione di noi stessi, che ci porta ad avventurarci in opinioni e giudizi su campi, vicende, situazioni che in realtà non conosciamo.

In questo lo sviluppo tecnologico, internet, l’assoluta velocità e la relativa facilità a reperire informazioni, ci dà la sensazione che basti poco per essere realmente informati. Wikipedia, qualche sito di domande e risposte, i blog tematici ed il gioco è fatto! Diventiamo esperti di urbanistica al punto di riuscire a spiegare la correttezza di una variante del piano regolatore. Oppure pensiamo di avere le conoscenze giuste per spiegare a qualcuno l’ineccepibilità della fecondazione eterologa, oppure i grandi vantaggi delle fonti rinnovabili.

Ecco perché vanno tanto di moda i tuttologi, i frequentatori di salotti tv pronti a dare saggi suggerimenti e illuminanti opinioni su ogni cosa: dal tempo di cottura della pasta, alla scelta del mutuo più opportuna, dalla liceità dei programmi di burlesque in prima serata, alla congruità del paniere dell’Istat.

Ma finché questi dotti sapienti si limitano a dirci quali cibi provocano l’aerofagia o quanto sia dannoso esporsi ai raggi del sole a luglio all’ora di pranzo, passi. Quando pretendono invece di sputare sentenze sulla tragedia di una madre a cui è morto un figlio suicida, schiacciato da un peso più grande di lui, allora le cose non vanno più bene. Sentire questi improvvisati psicologi che pontificano su quello che avrebbe dovuto o non dovuto fare, cosa era opportuno e cosa no, di chi è la colpa e cosa sarebbe stato giusto mi fa salire il veleno e prorompere dal profondo un enorme, gigantesco, liberatorio mavaff…!

Che poi in realtà invece non è così. Lo sapete, sono un gran minchione e la mia missione su questa terra è spandere luce e dolcezza. Non riesco ad incazzarmi sul serio, neanche con questi tromboni sputasentenze. Sì, mi urtano i nervi, ma poi mi faccio un giretto su una delle mie pagine facebook preferite e mi passa.

E allora, a questi grandi sapientoni, mentre sono lì sulle loro belle cattedre che ti spiegano la rava e la fava sulla qualunque, riprendendo la domanda del titolo di questo post, mi piacerebbe tanto domandargli: ma lo sapete chi ne sa tantissimo di campi di grano?

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5 thoughts on “Che ne sai tu di un campo di grano?

  1. Da parecchio tempo, anzi tanto assai, non guardo i telegiornali, le notizie me le leggo sui giornali o web. A volte mi capita di cucinare mentre mio marito vede la tele (che è in cucina) e c’è un noto telegiornale che fa una prima pagina che non puoi capire quanto mi disturba, sembra un racconto romanzato, di qualsiasi cosa parli; e poi mi urtano quei telecronisti che ricamano su fatti che sono tragici come se stessero raccontando una fiaba.
    Stopo alla tele, ecco come ci sono arrivata, e non torno indietro. sicuramente sbaglio, ma di tuttologi (me compresa) mi sono rotta le p—e.

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