The second wind (la libertà delle scelte provvisorie)

Il bello delle storie è che non finiscono. La definitività delle cose, l’immutabilità delle situazioni, l’irrevocabilità delle scelte, sono tutte seghe mentali, costruzioni astratte delle nostra mente.

In questo discorso anche i proverbi non ci aiutano: “i treni passano una volta sola”. Ma chi l’ha detto? A volte possono saltare qualche corsa, ma basta andare in qualsiasi stazione per verificare una cosa abbastanza ovvia: i treni passano sempre, tutti i giorni, a tutte le ore. Come anche quell’altro che dice “si vive una volta sola”. Ma quando mai? Si muore una volta sola, si vive tutti i giorni.

Cambiare lavoro, fare un viaggio non pianificato, innamorarsi nuovamente, portare avanti una gravidanza imprevista, smettere di fumare, farsi crescere i baffi. Possiamo. La storia non è scritta, il destino non esiste. Lo costruiamo noi, oppure dicediamo che siano altri a farlo, ma è sempre una nostra possibilità. Ora è così, ma domani potrebbe cambiare. Forse decideremo di non cambiare mai. E’ probabile che (io per primo) continueremo a scegliere quello che abbiamo scelto fino ad oggi. Ma questo non cambia il discorso di fondo. Le scelte non realizzate non hanno meno valore di quelle che abbiamo compiuto. Il fatto di non averle scelte non le rende meno possibili.

Per questo le storie non finiscono, le situazioni possono cambiare, le scelte possono essere revocate. E non dovremmo permettere a nessuno – noi per primi – di credere nel contrario. Non arrendiamoci alla pigrizia e alla poca fantasia che ci vorrebbe far credere che non ci siano alternative. Le nostre scelte sono provvisorie, ma non per questo meno valide. Ed anzi, il sollievo, la sensazione di libertà, dovrebbero essere straordinariamente più forti e più piacevoli delle sicurezze che potrebbero darci delle apparenti situazioni immutabili o scelte irrevocabili.

Perché nella realtà non c’è nulla di irrevocabile. Nulla.

 

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14 thoughts on “The second wind (la libertà delle scelte provvisorie)

  1. Come lo hai detto bene, Giacani!
    C’è un proverbio cinese che su per giù dice così: Possiamo scegliere quello che vogliamo seminare, ma siamo obbligati a mietere quello che abbiamo piantato.
    Ergo, si procede a tentoni.

  2. niente di definitivo, concordo. C’è però molto di non intenzionale e non controllabile, del non dipendente da noi, nel continuo fermento delle nostre storie. Ci sono poi i legami creati, le aspettative che ci si sono cucite addosso, la costruita incapacità di cogliere un certo tipo cose, d’avere certe visioni, di pensare certe direzioni di cambiamento. Le scelte hanno delle implicazioni, non sono revocabili. Però concordo sul fatto che alternative ce ne sono sempre; mai dovremmo smettere d’immaginarle.

  3. Tranne la tassa sugli immobili, che infatti era nata come provvisoria. Cambi, cambi, per scoprire, alla fine, che siamo bloccati nell’arguto paradosso del Gattopardo: “Tutto deve cambiare, per far sì che tutto resti com’è”.

  4. Bravo,bravo,bravo!
    Ecco perché dico sempre che ogni sì detto è al contempo un no detto,perché le opzioni sono infinite e mutevoli… Dipende dai punti di vista…

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