La stanza di Tula

Nel quartiere la Cachimba si è creato un gran casino 
Sono venuti i pompieri con le loro campane e le loro sirene 
Ahi mamma, che è successo? 
La stanza di Tula ha preso fuoco 
Si è addormentata e non ha spento la candela 
Chiamate Ibrahim Ferrer, chiamate i pompieri! 
Credo che Tula non vuole che le spengano il fuoco 

Tula stava soffocando dal caldo nella sua stanza al primo piano. L’Avana in quel fine agosto del 59 era una fornace di giorno ed un pozzo umido di notte. Julian era scivolato via dal suo letto mentre lei ancora dormiva. Non era ancora l’alba, ma lei era già sveglia. Da quando passava le notti con lui non dormiva quasi più.

Arrivava appena lei aveva preso sonno, in quell’ora più corta dove non è più giorno e non è ancora notte. In quell’ora in cui le ombre sono più lunghe e i contorni indefiniti. Arrivava come un vento leggero e si infilava nelle pieghe delle lenzuola e poi fra le sue braccia, nei seni, fra le gambe. Partiva una musica, prima appena accennata, sommessa poi via via prendeva ritmo, più forte, sempre di più, di più, diventava un onda e allora partiva anche la danza ed insieme si riaccendeva la fiamma. Come una candela, poi un’altra e ancora una e un’altra ancora e il caldo aumentava e il sudore scendeva dalla fronte, nelle braccia, tutto il corpo era bagnato e bollente.

Tula era sommersa, avvolta e trascinata via. Non sentiva più nulla, solo la musica e il caldo, sempre più forte, sempre più avvolgente. Non sentiva più le malelingue, che le dicevano che ormai si era spenta, che ormai era vecchia, che era inutile sognare, che doveva arrendersi.

Dio se lui potesse restare, se insieme potessero costruire un futuro diverso, fatto di giorni oltre che di notti. Se si fossero incontrati prima, se fossero stati più giovani. Chissà come avrebbe potuto essere se lui non avesse avuto un’altra casa, un’altra famiglia. Da quando passava le notti con lui, il futuro poteva anche sembrare più complicato, ma il mondo era certamente un posto più bello. Chissà come avrebbe potuto essere se lui non fosse morto trent’anni prima. Ma intanto la fiamma cresceva, si alimentava, bruciava, tutto bruciava e soprattutto Tuna, che non voleva più essere spenta. Mai, mai più.

 

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