Il gioco più bello del mondo

A mano a mano ti accorgi che il vento
Ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso
La bella stagione che sta per finire
Ti soffia sul cuore e ti ruba l’amore

Funziona così in quasi tutti i giochi. Chi partecipa lo fa per vincere. Uno contro uno, uno contro tutti, due contro due, undici contro undici, il numero dei partecipanti non cambia lo spirito: chi gioca vuole vincere. E poi ci sono i racchettoni sulla spiaggia.

Chi gioca a racchettoni lo sa, lo scopo del gioco non è vincere, ma giocare. Lo scopo non è nemmeno quello di far vincere l’altro, perché a racchettoni non si deve vincere. O meglio, si vince – o si perde – sempre e solo insieme. E’ come un viaggio che non ha una meta: lo scopo è continuare il viaggio. Perché se uno si ferma, si deve fermare anche l’altro: l’abilità è quella di riuscire a continuare il gioco. Non ci sono regole, o meglio le regole se le danno i due giocatori. Anche se in fondo l’unica regola che c’è è quella di mettere l’altro nelle migliori condizioni per rispondere. Cercare il ritmo giusto, colpire la pallina in modo che l’altro riesca a tirarla indietro meglio possibile. Senza farsi distrarre dalle onde del mare o dalla gente che passa. Colpire la pallina e rimandarla indietro nel miglior modo possibile.

Ognuno ha un suo ritmo. Qualcuno ama colpire la pallina in modo forte, deciso,  qualcuno invece preferisce il colpo liftato, quello più lento, simil pallonetto. Certi amano giocare stando molto lontani, altri stando più vicini. Ma non c’è un ritmo giusto e nemmeno una distanza corretta o sbagliata. Puoi essere il più grande tennista del mondo o il più scarso, non importa. Devi giocare con l’altro, né contro di lui, né al suo posto: non puoi imparare a giocare da solo e non puoi insegnare all’altro se non giocando insieme.  La bravura è relativa, perché la vera bravura è quella di saper fondere gli stili, scoprendo il ritmo giusto, trovando quella distanza che vada bene ad entrambi.

A volte può succedere che uno dei due conduca e l’altro risponda adeguandosi. Può succedere per pigrizia, per quieto vivere, per debolezza, per paura di non sapersi spiegare, perché non si riesce ad essere sinceri neanche con se stessi. Ma alla lunga, se non si trova il ritmo giusto, quello che deve adattarsi non riesce a rispondere bene, il ritmo si spezza e il gioco si interrompe. E’ inevitabile.

Non bisognerebbe farne un dramma, si può sempre ricominciare, se entrambi ne hanno voglia. Soprattutto, continuando a giocare, si imparerà sempre meglio come rispondere: si conoscerà sempre di più come l’altro vuole avere la pallina e quindi si cercherà di rimandargliela come vuole lui. Perché questo gioco non te lo può insegnare nessuno. Si impara solo giocando.

Eh sì, a volte è proprio un gioco complicato, ma può diventare il gioco più bello del mondo. Anche senza racchettoni.

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17 thoughts on “Il gioco più bello del mondo

  1. Era di Cocciante, ma i due erano molto amici e lui gliela diede per farlo riprendere in un periodo in cui era un po’ giù di corda. Questo raccontano le cronache!

  2. Bella questa “Ode in prosa ai raccehttoni”… in effetti schiaccia-sette rimane ancora sul versante del gioco per vincere; ma confesso che non mi capita mai di giocare a racchettoni, quindi non saprei fare un confronto.

  3. Qualcosa mi diceva che non stavi parlando di racchettoni, ma sono dovuta arrivare fino in fondo per averne la conferma. Bellissimo post!!!!

  4. Hai parlato di racchettoni, ma avresti potuto descrivere ugualmente una coppia di ballerini o di pattinatori su ghiaccio, anche se le tue parole parlano e bene di molto altro 😊

  5. Adoro questa canzone e la tua riflessione, che si adagia a pennello su quelle parole, sospese tra quei passaggi, in quel ritmo che speri non si infranga. Ma sai che l’inevitabile è l’incognita che non dipende solo da te.

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