La città dei sogni

Va be’ certo, a sparare minchiate sei bravo, ma se dovessi invece proporre qualcosa tu? Troppo facile perculeggiare tutti i candidati, tu al posto loro che faresti?

Premesso che odio la democrazia partecipativa, le proposte dal basso, il suffragio universale, tutto ciò che solo lontanamente puzza di demagogia e di volgo profano e che invece sarei per una tirannide illuminata (insomma sono davvero un gran minchione, non è che faccio finta), mi sento di buttare lì una sola ed unica proposta per trasformare radicalmente la situazione di Roma e salvarla da gran parte dei suoi mali.

Una sola, semplicissima. Basta togliere di mezzo tutti i romani. Ma no, che avete capito? Non intendo invadere la Polonia al suono della cavalcata delle Valchirie. Semplicemente prenderei tutti i ministeri, la Camera, il Senato, il tribunale, l’anagrafe, il comune, la telecom, l’eni, l’enel, le poste, le ferrovie, insomma tutti gli uffici con più di 20 dipendenti e li sposterei fuori dalla città.

Roma è il più grande museo a cielo aperto del mondo, il centro della cristianità e la capitale d’Italia. Una cosa è di troppo. Le prime due sono difficilmente spostabili, ma la terza no. Certo, prima bisognerebbe costruire una città solo di uffici a una trentina di chilometri a nord o a sud lungo l’autostrada del sole, con un servizio di treni navette continui, dalle stazioni della metro e dalla stazione ferroviarie e il gioco sarebbe fatto. Che ce vo?

A quel punto Roma diventerebbe una città a misura di turista, valorizzando il più straordinario insieme di opere d’arte esistenti al mondo. Senza traffico, senza smog, dove i mezzi pubblici sarebbero finalmente funzionanti. Anche perché dalle 8 alle 20 vieterei l’uso delle macchine private dentro il raccordo anulare. Poi, già che ci sono, vieterei pure gli scioperei nei servizi pubblici. Solo scioperi virtuali: vai a lavorare, ma non prendi lo stipendio. Contemporaneamente l’azienda, per ogni dipendente che sciopera, versa il corrispettivo di tre volte lo stipendio, devolvendo il tutto ad un fondo gestito direttamente dai sindacati per iniziative a favore dei lavoratori.

Dite che è un’utopia irrealizzabile? Può darsi. Anche se i palazzinari romani avrebbero una città da costruire, quindi forse…ma poi io scrivo minchiate su un blog, che volete da me? Mica faccio il politico! Anzi, come Peter Pan/Bennato, posso assicurarvi che…

Mai nessuno mi darà, il suo voto per parlare o per decidere del suo futuro. Nella mia categoria, tutta gente poco seria di cui non ci si può fidare!

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12 thoughts on “La città dei sogni

  1. insomma, l’Italia sarebbe un paese magnifico se non ci fossero gli italiani. A me le tue minchiate mi piacciono un sacco, sara’ perche’ sono una minchiona anch’io e sogno ad occhi aperti da quando sono nata, ma l’idea di una dittatura gestita da una mente illuminata mi piace un sacco. Ovviamente in alternativa ad una rivoluzione silenziosa e pacifica (cioe’ prendere silenziosamente chi sappiamo noi per le orecchie e portarli tutti in un resort in Siberia a spaccar sassi).

  2. Anche io, tempo fa, stilai una sorta di programma elettorale, solo che io ambivo a fare il premier, non la sindaca :-). Alla fine, ho lasciato perdere. Prima ho smesso di votare, poi me ne sono andata. Ciao :-)!

  3. Tutto bello. Però manca una cosa: la libertà. E sì Romolè. Io e te saremmo due delle migliaia di deportai in questo mega villaggio del lavoro, mentre tassinari, ambulanti, camorristi con le pizzerie, bangla coi negozietti di frutta e verdura (li aprono perchè sono esentati dalle tasse), avvocati, commercialisti e ragionieri, notai, ingegneri e geometri, palazzinari, gelatai col gusto puffo, baristi e pizzettari, giornalisti, bingo e sale giochi, spacciatori, ladri e papponi rimangono in città?
    Mmmmm….ce devo pensà!

  4. Sempre che il clan degli ambulanti, senza fare nomi, che tu avresti lasciato in città, ce lo permetta!!!!

  5. Vengo anche io a vendere pizza e mortazza! E porto in dono l’arte dello gnocco fritto. Posso aggregarmi?

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