Quella volta a Minneapolis che incontrai Prince

Era l’estate del duemila. Eravamo a Minneapolis, di passaggio, Toni e io. Lui provava a sfondare negli States, proponendo una versione in inglese di Vola, Lazio vola, reintitolata per l’occasione Fly an Eagle in the Sky. Dovevamo incontrare Giorgio Chinaglia (LongheJohn evviva LongheJohn, eh eh), che si era autocandidato come promoter per il mercato americano. Come al solito era in ritardo e allora cominciammo ad ordinare da bere: Toni una birra, io una cedrata Tassoni. Vi sembrerà strano, ma a Minneapolis non conoscono la cedrata Tassoni. Ripiegai su un Chinotto Neri (anche perché se bevi Neri, ne ribevi).

Toni si stava innervosendo, non gli piaceva aspettare. Giorgio (LongheJohn evviva LongheJohn, eh eh) tardava. Solo qualche anno dopo venimmo a sapere che era impegnato in una partita di traversone con Papadopulo, Manservisi e Polentes, che gli avevano fatto un’improvvisata. Per ingannare il tempo, Toni si era messo a parlare con una bionda con un fisico da urlo, gambe lunghe, grandi tette. Cercava di impressionarla dicendole che era in grado di toccarsi la punta del naso con la lingua. Lei era rimasta un po’ freddina, allora le aveva detto che era capace anche di pulirsi le unghie dei piedi con la mano sinistra, ma lei niente, lo mollò così su due piedi. Nudi, perché appunto cercava di farle vedere come si puliva le unghie.

Andata via la bionda, rinfilatosi i calzini, il povero Toni era veramente giù di corda. E anche mezzo ubriaco. Allora cominciò a inveire ad alta voce contro, nell’ordine: la Fiorentina, la mamma di Cecchi Gori e l’arbitro Treossi. Tutto questo sempre per via di quel rigore di Mirri su Salas, che ci aveva fatto perdere lo scudetto del 99. Effettivamente anche a me non era andato giù e allora cominciammo a fare qualche coro contro la Viola. E proprio in quel momento arrivò lui, in tutto il suo splendore. Ma no, non Giorgio Chinaglia (LongheJohn evviva LongheJohn eh eh), il principe di Minneapolis, Prince.

Forse attratto dai i nostri cori contro la Viola si sedette al nostro tavolo. Senza dire nulla finì il mio Chinotto, dicendo: “Ehi, lo sai che io leggo sempre il tuo blog!“. E io “Ma davvero Prince?” e lui “No, in realtà leggo quello di Zeus, anche se di musica non ci capisce una sega“. Poi ci disse: “Com’era quel coro sulla viola e sulla pioggia? Ma lo sapete che non era niente male!“. E se ne andò, così come era venuto, canticchiando una canzone di Barry White, solo molto più magro. Io e Toni ci guardammo perplessi. Lui fece un gran rutto, però a bocca chiusa e ce ne andammo anche noi, discutendo se el piojo Lopez fosse davvero più forte di Inzaghino.

P.S. Resto sempre più convinto di quello che scrivevo qui (invece che osannarli da morti, non era meglio comprare i CD o andare ai concerti a vederli da vivi?). In otto anni di FB nessuno dei miei 652 amici aveva mai messo, neanche per sbaglio, una canzone, una frase, un’immagine del Principe di Minneapolis. Quindi se pensate che questa storia sia un po’ farlocca…be’, se non altro è in buona compagnia!

 

 

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8 thoughts on “Quella volta a Minneapolis che incontrai Prince

  1. Grande! Anch’io non li posso soffrire quelli che si ricordano di essere fan del “babbo” a “babbo morto”… brutte cose terrestri. Tristissime più del funerale

  2. Il mio moroso ha una maglietta che riassume bene il concetto “Everyone loves you…when you are dead”.
    Quasi quasi me la faccio fare pure io!

  3. Mi ero perso questo post! ahahaah. In effetti di musica, io, non ci capisco una sega. Ma se Prince guarda il mio blog, vuol dire che qualcosa di divertente, almeno, la scrivo.
    In effetti, il numero di fan del musicista aumenta a dismisura con la sua morte. Non penso di aver sentito nessuno fare un commento positivo su Prince fino a quando è morto… idem, mi dispiace, per Bowie… che 3/4 della gente conosceva solo per Heroes, The Man Who Sold The World e poco altro…

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