Innocenti erezioni

Giacinto si tira su improvvisamente. Gli capita spesso ormai, il sonno non è più quello di un tempo. Stavolta però è diverso. Di solito si sveglia semplicemente perché il sonno è finito. Non riesce più a farsi quelle otto ore filate come quando. Ma come quando? In realtà non ha mai dormito più di sei ore in vita sua, ma nei ricordi tutto è un po’ esagerato. Oppure si sveglia per fare pipì. Ma stavolta è diverso.

Anche se poi in realtà il responsabile è sempre lui, lì sotto, ma era da tempo che non si svegliava in quel modo. E a Giacinto viene anche un po’ da ridere...che vuoi fare tu? Ormai è passato il tempo in cui comandava tu! Stava sognando e anche questo gli capita di frequente. I vecchi vivono più di ricordi che di realtà e nei sogni i ricordi sono di nuovo liberi e possono confondersi con la realtà. Quando si è giovani si sogna ad occhi aperti, quando si è vecchi si vive ad occhi chiusi. Ma stavolta è diverso.

Era tanto che un sogno non gli provocava quel turbamento. Perché il sogno era più vivo che mai. E c’era lei. No, non la sua Ada, l’angelo della casa, la madre dei suoi figli. No, c’era lei. Più bella che mai. Ada è morta dieci anni fa, i figli sono giù a Johannesburg, hanno fatto i soldi, tornano a Natale con i nipoti che gli parlano in inglese, mischiato al dialetto abruzzese. Lei pure se n’è andata, tanti anni prima. Ma stanotte è tornata, con i suoi capelli a caschetto come Caterina Caselli. Nessuno mi può giudicare, hanno di nuovo diciassette anni e si rotolano fra i fili d’erba su, al Calvario, all’ombra del campanile. Lei, la causa delle sue innocenti erezioni, dei primi sogni ad occhi aperti, dei primi turbamenti, delle carezze proibite e degli strusciamenti volutamente involontari. Giacinto si alza, con quel buffo rigonfiamento nel pigiama. “La finisci? Neanche riesco a pisciare se non ti calmi“. Ma non si calma, anzi sembra quasi voler uscire fuori.

E’ un inizio di primavera e anche se alla Rocca ci sono undici mesi di fridd e uno di frischitt, in questa notte di aprile si sta bene. Giacinto si sente un leone, forse è il sogno che continua, forse ancora sta dormendo. Guarda l’ora, le tre e un quarto, vuole uscire fuori, vuole salire su al Calvario, come sessant’anni fa. E’ lei che lo sta chiamando, che forse lo aspetta lì, fra le panchine, sotto la torre. Si mette una giacca sopra il pigiama Giacinto, scende le scale di casa, apre la porta, esce fuori.

Sessant’anni dopo non ha dimenticato il suo amore adolescente. E forse da lassù, da una delle stelle che brilla sopra il Calvario, quella notte del 6 aprile, neanche lei si è dimenticato di lui, l’ha chiamato davvero e gli ha regalato un’altra volta un’innocente erezione. Che gli ha salvato la vita.

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6 thoughts on “Innocenti erezioni

  1. Bella questa storia di tempi che furono, ma, proprio perchè furono, hanno un sottofondo di tristezza. “Nessuno mi può giudicare” da bimba piccola piccola la canticchiavio anch’io e rimanevo ammaliata a guardare la Caselli in TV davanti gli schermi giganti in bianco e nero legati alla mia infanzia. Un caro saluto Bea

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