Resoconto semiserio (ovvero minchione) di una tre giorni a Praga

Quando a tordi e quando a grilli si dice dalle mie parti. Capita che per anni non muovi le chiappe dal suolo patrio neanche fosse il paradiso e poi invece, nel giro di una settimana, prima di qua e poi di là, perché per una serie di ragioni, più o meno piacevoli, si sono quasi accavallate queste due gite al di là dei confini. E quindi, poteva mancare il resoconto minchione anche di questa tre giorni praghese?

Effettivamente poteva anche mancare, perché Praga è talmente bella, talmente magica, talmente fuori dal mondo che quasi quasi mi si occludeva la vena minchiona e mi si sturava la vena sentimentale. Fortuna che poi invece sono tornato in me e così non vi si carieranno i denti a leggere di vicoletti poetici, scorci languidi, panorami romantici.

Per carità se qualcuno vuole qualche consiglio sarò ben lieto di darglielo: ma più che star qui a raccontarvi per filo e per segno quello che abbiamo fatto e visto (che immagino sia quello che fanno e vedono tutte le migliaia di turisti che ogni giorno vanno lì), più che spiegarvi che preferisco Malà Strana a Stare Mesto, più che consigliarvi lo stinco di maiale o la birra Kosel, vi dico solo che se non ci siete stati dovete andarci. E’ un posto fantastico. La gente è simpatica, l’italiano lo capiscono tutti e lo parlano in molti, si mangia bene e si spende poco. E a parte il fatto che fumano nei ristoranti e nei pub (mi sembrava di essere tornato vent’anni indietro), mi danno idea di essere avanti.

Sarei stato curioso di capire com’era lì trent’anni fa, ma sicuramente oggi danno idea di stare bene, di sapere cosa vogliono, come qualcuno che voglia recuperare il tempo perduto. Sono nella Comunità Europea, ma non hanno l’Euro (e forse questo non è un caso), sono slavi ma sembrano tedeschi, sono cechi ma ci vedono benissimo (e va be’ una minchiata ogni tanto me la dovete concedere!).

Purtroppo ogni volta che si esce dall’Italia diventano evidenti quante cose non funzionano qui. E io posso capire che la pulizia delle strade o le scritte sui muri dipendano dalla civiltà delle persone (e noi, ammettiamolo, siamo molto incivili e non abbiamo il senso della proprietà pubblica), ma il fatto che in giro per la città o sui palazzi non ci sia un filo che sia uno (eppure sicuramente la luce o il telefono ce l’hanno anche loro), il fatto che sui tetti non ci sia un’antenna o una parabola (eppure la tv la vedono anche loro), significa che anche l’organizzazione complessiva di una città si può fare in modo diverso. Si può fare meglio. Ecco, questa è la cosa più evidente. Si può fare meglio. E se ci riescono i cechi, perché noi no?

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4 thoughts on “Resoconto semiserio (ovvero minchione) di una tre giorni a Praga

  1. Pingback: Elenco di tre giorni stringati a Praga – Cose da V

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