L’altra notte ho fatto un incubo

Sarà stato il caldo? Avevo mangiato pesante? Non mi ero ancora abituato al materasso nuovo? Chi lo sa. Fatto sta che facevo un sogno, anzi un incubo. Sognavo che diventava sindaco della mia città un uomo onesto. Molto onesto. Ma anche molto antipatico. Antipaticissimo. Stava antipatico anche a sua madre. Cercava di fare le cose giuste, non guardava in faccia nessuno, denunciava tutti i corrotti, i mafiosi, i delinquenti che prosperavano alle spalle dei cittadini. Ma tutto era inutile, perché era così antipatico che stava sul cazzo a tutti.

Ma più di tutti, stava sul cazzo a quelli del suo partito. A quelli che – in teoria – l’avevano messo lì, ma che ora non vedevano l’ora di cacciarlo. E alla fine, a furia di parlare male di lui, ci riuscivano a mandarlo a casa. E qui l’incubo entrava nel vivo. I succhi gastrici martellavano le pareti dello stomaco, il reflusso esofageo organizzava un corso accelerato di salsa e merengue, il duodeno si lanciava in un’imitazione malriuscita di John Travolta.

Arrivavano le elezioni comunali, ovviamente il partito in questione subiva una meritata batosta e così al ballottaggio ci trovavamo da una parte il candidato di un partito di destra, populista, xenofobo, senza democrazia interna. Dall’altra un candidato di Fratelli d’Italia.

Meno male che era solo un incubo. Facciamo ancora in tempo a svegliarci.

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