Elogio della bruttezza

Sei talmente brutto che quando da piccolo chiedevi ai tuoi genitori di andare allo zoo loro ti dicevano: “Eh no! Se ti vogliono vedere devono venire loro qua”.

La bellezza è opinabile. E’ un punto di vista, una sfumatura. A volte è controversa, è cangiante. La bellezza dipende dallo sguardo di chi guarda. La bruttezza no. La bruttezza è oggettiva. Poi certo, qualcuno dice che la vera bellezza è interiore. Ma allora perché vanno così tanto di moda i selfie e non le colonscopie?

La bellezza è poesia, è l’eterea sostanza dei sogni. La bellezza è dolce, profumata, è il cielo, l’acqua, l’aria. La bruttezza è terra, è sporca, puzza e ha la stessa ruvida pesantezza del turpiloquio. Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Mavattenaffanculo. Non c’è paragone.

Alla bellezza ci si può arrivare, si può costruire. La bruttezza è naturale, segue il corso delle cose, senza ostacoli, senza scorciatoie. Colpisce come un pugno in uno stomaco, come un peperoncino nascosto nella pasta. La vita è una scatola di cioccolatini. Ti è capitato quello sbagliato, che vuoi fare? Se sei brutto, sei brutto. C’è poco da fare.

Oppure c’è molto da fare. Anzi, c’è moltissimo. Perché quando non sei bello devi arrangiarti, devi trovare strade nuove. Devi azzardare, devi buttare il cuore oltre l’ostacolo. Quando sei bello la strada è spianata, le porte sono aperte e le possibilità sono lì, che aspettano solo te. Quando sei brutto, se vuoi arrivare, devi smettere di avere paura e provare ad arrivare oltre, al di là del fiume, per scoprire nuove terre. Se sei brutto te ne freghi e magari provi a pensare che la terra è rotonda e cominci a navigare verso l’ignoto per scoprire se davvero è così.

Se sei brutto provi a capire gli altri meglio degli altri e magari racconti storie che nessuno aveva pensato prima. Oppure provi a dire con i piedi quello che non riesci a dire a parole. O con la musica. E parli al cuore, perché quello non vede se sei bello o brutto, sta dentro alla cassa toracica, tra un polmone e un altro,  mica sta lì a farsi troppi problemi. O magari cerchi di capire il mondo che ti circonda. E scopri che alla fine tutto è relativo. Anche la bruttezza.

Eh sì. Un vero peccato che mamma mi abbia fatto così bello.

 

Brutti002

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9 thoughts on “Elogio della bruttezza

  1. Ho sempre invidiato i woody allen, cioè i tipi che non colpiscono esteticamente ma ci riescono per doti comunicative. E come sottolinei, riescono a comunicare con altre zone del corpo (senza doppisensi. Oppure sì? Si dice i nani abbiano tra tutte le virtù la più indecente!) e a esprimersi col mondo.

    Non che il bello sia sinonimo di vuoto, è una generalizzazione, ovviamente

  2. La bellezza da sola non porta da nessuna parte….così come la bruttezza da sola, non fa di nessuno un genio, quindi comunque, tocca darsi da fare! 😛 Buon fine settimana 🙂

    Date: Thu, 14 May 2015 21:58:15 +0000 To: silvia-1959@live.it

  3. Giac sei grande! La frase delle colonscopie vale da sola l’intero post. Poteva venire in mente solo a due persone, Woody Allen e te … hai battuto Woody, lui si starà mordendo le mani ora …
    Buona giornata, Giac!

  4. Lo dico anche io… un vero peccato e una dannazione: sono bello ma non particolarmente intelligente. Un binomio che spezza le gambe 😀

  5. Però anche l bruttezza, a volte ha un certo potere di attrazione. E poi le immagini che hai messo non le porterei come esempio di uomini brutti, non belli, magari. Ma proprio brutti no.

  6. Pingback: Non ci sono più le miss di una volta | Viaggi Ermeneutici

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