Confortably Numb. Ovvero sulla resilienza

Perché così duro? – disse una volta il carbone al diamante – non siamo forse parenti stretti? Perché così teneri chiedo a voi, non siamo in fondo fratelli?” (F. Nietzsche)

Essere resistenti, ma flessibili. Assorbire i colpi, modificando in modo elastico i propri confini, essere capaci di adattarsi agli attacchi esterni, resistendo all’usura del tempo, autoripararsi, tornare alla situazioni ideale dopo aver subito un danno. Affrontare in maniera positiva agli eventi traumatici, essere capaci di riorganizzare la propria vita superando le difficoltà. Se non ti uccide ti fortifica.

Chi è che non vorrebbe essere resiliente? Chi non vorrebbe essere capace di adattarsi ai cambiamenti, assorbendo quello che ti colpisce da fuori, come una spugna? In fondo non è questo l’insegnamento delle filosofie e delle religioni orientali? Diventare saggi sarebbe superare i turbamenti del mondo, imparare a farsi scorrere le cose come acqua su una parete liscia.

Ieri faceva freddo. Molto freddo. Freddissimo. Un vento gelido e una pioggia battente ha spazzato la città. Volevi sembrare duro? Volevi farci credere che facevi sul serio? Così, tanto per darti un tono. Oppure per farci capire che se vuoi te ne sbatti del buco dell’ozono, te ne freghi di noi e dei danni che possiamo fare. Sei ancora il padrone del tuo destino. Se solo volessi potresti ancora decidere di essere quello che vuoi, signore della tua vita, incurante delle conseguenze.

Ma in realtà era una bugia, una commedia. Oggi è di nuovo primavera. E’ bastato un battito di ciglia e ti sei sciolto come neve al sole. Allora facevi solo finta? La realtà è che lo sai anche tu, le bugie hanno le gambe corte. E poi, soprattutto, se nasci tondo non puoi morire quadrato.

E la resilienza, a dirla tutta, mi fa proprio schifo.

When I was a child I had a Fever, my Hands felt just like two Balloons. Now I’ve got that feeling once again. I can’t explain you would not understand, this is not how I am. I have become comfortably numb.

 

 

 

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4 thoughts on “Confortably Numb. Ovvero sulla resilienza

  1. Canzone stupenda e buon testo che l’accompagna (perdonami… ma di fronte a questa canzone dei Pink Floyd tutti i testi sono “buoni” e non “ottimi” come meriterebbero).

  2. Bella riflessione, perfetta per la frase finale. Certo, con questa colonna sonora, avresti potuto scrivere qualsiasi cosa…

  3. Senza resilienza, però, non c’è obiettivo che sia raggiungibile. Fa schifo solo in senso lato: se riferita, invece, al non-mollare-qualunque-cosa-accada è una grande virtù, quella che consentì a Steve Ovett di entrare in finale alle Olimpiadi di LA 1984, per poi finire all’ospedale invece di correre la gara 😉

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