Come il sussurro di una brezza leggera (1Re, 19)

Il vento impetuoso che spazza la nostra vita. Le varie possibilità, le strade che si aprono di fronte a noi, le idee che potremmo realizzare, i sogni da rincorrere, gli obiettivi da raggiungere. Nel vento impetuoso incontriamo gli altri e ci scontriamo con loro. Proviamo a ballare al ritmo del vento, a seguire le sue onde, avvicinandoci fino a sfiorarci e poi allontanandoci quasi a perderci di vista. Perché in realtà le distanze si sa, sono punti di vista.

I terremoti che l’hanno fatta vacillare dalle fondamenta. Che hanno mandato a monte i nostri progetti, facendo cadere i castelli di carta che avevamo tirato su. I terremoti che distruggono quello che avevamo pazientemente costruito, che minano le nostre convinzioni e fanno sì che tutto quello su cui avevamo contato non sia più saldo, né così sicuro come avevamo pensato.

Un gran fuoco, che pulisce e porta via. Un fuoco che brucia e cauterizza, doloroso, ma necessario. Per cancellare i retaggi del passato, per eliminare le vecchie idee e soprattutto per creare la possibilità di voltare pagina, per provare ad andare avanti. Per ricostruire.

Solo allora, solo dopo, si leva il sussurro di una brezza leggera. Quando pensiamo di averle provate tutte, quando l’ultima cosa che c’è rimasta è la speranza di potercela fare. Solo allora possiamo uscire fuori dalla nostra caverna, coprirci il volto con il mantello e aspettare il Suo arrivo.

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