Per qualche like in più

Qual è la cosa più folle? Uccidere la persona che dicevi di amare, scriverlo sul social network per “condividere” questa bella impresa, oppure 300 persone che esprimono il loro apprezzamento (chissà su quali delle due precedenti follie)? Effettivamente è difficile scegliere, ma in fondo non sono fenomeni così nuovi. Il femminicidio purtroppo è vecchio come il mondo, così come il vantarsi di azioni simili. E cosa non si farebbe oggi per qualche like in più!

Ma anche l’ammirazione per le azioni efferate non ha nulla di nuovo. I frustrati sono sempre esistiti, così come il fascino perverso del male. Mentre un aguzzino infierisce sulla vittima, c’è spesso qualche miserabile che non avendo il coraggio di compiere nefandezze in prima persona, si accontenta di assistere ed applaudire. Il guaio di quest’epoca tecnologica è l’amplificazione di questi fenomeni, la vetrina mediatica che rischia di creare fenomeni di emulazione o quantomeno di rendere plausibili, accettabili, “condivisibili” certi orrori.

 

Va bene il diritto di cronaca, ma di fronte a queste atrocità non sarebbe meglio tacere? Non sarebbe meglio non dare risalto e vetrina ai mostri? Diffondere, non significa in fondo rendere lecito? Come giustamente si interrogava Iome  qui: quanti danni può fare l’informazione? Quanto può manipolare, influenzare, indirizzare le opinioni, anche a distorcere la realtà dei fatti?

Il male esiste, probabilmente è connaturato nell’uomo, insieme al bene. E non basta contrastare il male. Bisogna chiudere le vie attraverso cui si diffonde, tagliare le radici su cui si nutre, qualsiasi esse siano. A riguardo mi sembra assolutamente straordinaria l’attualità di quello che sta scritto nel Vangelo di Matteo: “E’ inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo.”

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9 thoughts on “Per qualche like in più

  1. Hai ragione, senza se e senza ma. Certe notizie richiederebbero il silenzio stampa, nessuna diffusione, si eliminano i rischi di emulazione e si punisce ancor di più il colpevole che nell’efferatezza del gesto cerca anche un risalto mediatico e il favore di un certo pubblico. Credo ci ricordiamo tutti della mole di lettere d’ammirazione ricevute in carcere da Erika De Nardo e Omar Favaro, da Alberto Stasi, e dall’uomo che fece sfigurare con l’acido la sua ex, e ancora più indietro nella storia da personaggi come Maniero e Vallanzasca. Rabbrividisco, per motivi diversi. Un omicida che viene riabilitato in un talk show. Donne che scrivono lettere d’amore e si propongono a uomini che hanno ucciso e massacrato altre donne. La mano e la responsabilità dei media è stata visibilmente pesante, e continuerà ad esserlo sempre di più.

  2. Ho visto il post dell’assassino girare oggi su FB. Mi ha provocato nausea. Ne sono stata felice. Non mi abituo. Non sono ancora anestetizzata. Per il resto hai ragione tu. Perché offrire un palco al male?

  3. Il male fa notizia, fa scalpore…fa audience…e quindi non si ha il minimo ritegno nell’esporre i fatti nei minimi particolari e più sono atroci meglio è…. Sinceramente credo che debba esistere un “codice” anche per i giornalisti, e che non sia lecito il modo in cui, troppo spesso, vengono illustrati i fatti, senza il minimo rispetto ne per i familiari delle vittime, ne per le vittime stesse.

    Date: Mon, 1 Dec 2014 22:13:14 +0000 To: silvia-1959@live.it

  4. Ciao Romolo, sulla non diffusione delle notizie troppo di cronaca nera e sull’uso indiscriminato e capillare della diffusione di ogni particolare dell’omicido o femminicidio o atto di pedofilia, ho scritto tanto sul mio blog! Concordo totalmente con te su quello che scrivi, e ho scritto anche alla redazione di TG5 per invitarli a ragionare sulla possibilità (forse molto lontan, ma possibile!) di dividere il TG5 in due parti. Alle 20.00 molti bambini, tra i quali anche la mia di anni 9 è ancora sveglia e comprende perfettamente ogni dettaglio detto con enfasi dai giornalisti. Se hai voglia e tempo di venire nel mio “salotto virtuale” cerca i post con questi titoli:TG serale, parte prima e parte seconda del 04/11/2014. L’altro post è:Yara, un dolore che strazia le mamme., del 13 gennaio 2013. Poi se vuoi dimmi che cosa ne pensi. ci tengo moltissimo alle opinioni maschili, in quanto maggiormente scevre da emotività prettamente femminili. Grazie e una buona mattinata! Fabiana Schianchi.

  5. Un’infinita amarezza.
    Condivido punto per punto, parola per parola.
    Qui il like lo metto, ci sta. E poi su tutto scenda il silenzio.
    Un caro saluto
    Affy

  6. Il male è connaturato all’uomo, ma molte cose concorrono a dargli una mano. Io quelli dei 300 like, li prenderei, democraticamente, a sberle. Uno per uno. Che insomma, va bene tutto, ma se il senso del limite, della decenza non ce l’hai te lo faccio venire a forza di ceffoni. E credo che il diritto di cronaca dovrebbe tacere. non già per censura ma per evitare l’effetto emulazione

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