Elogio del Coppedé. E poi di cortili e facciate

Il preambolo è dato dal fatto che l’altro giorno passeggiavo per il quartiere Coppedè. A mio insindacabile giudizio il quadrilatero tra via Nomentana, corso d’Italia, via Salaria e piazza Istria è la zona più bella di Roma. Villa Ada (ma anche Villa Torlonia), il Giulio Cesare, il Piper, ma soprattutto le strade, le piazze, i palazzi. Ecco i palazzi. Mi piacciono quelle facciate imponenti, con quei portoni altissimi, le balconate, i fregi. Mi piacciono quelle lunghe scritte in latino e quelle file interminabili di finestre coperte dalle persiane verdi o marroni. Sarà che tra quelle strade ho passato gli anni dell’adolescenza, sarà che ancora mi sembrano esenti dalle cafonate che si vedono in giro nel resto della città, ma quella è davvero una Roma particolare, lontana dai giri turistici. In cui puoi girare la domenica pomeriggio e godere in silenzio la grande bellezza della città eterna. Signorile, ma non snob, aristocratica e popolare insieme, ironica e sognatrice. Elegante come una canzone dei Depeche Mode. Biancoazzurra come il suo cielo. Fine del preambolo.

La facciata è l’aspetto di un palazzo, è quel che appare, quello che te lo fa giudicare ed è su quello che ti fai un’idea delle persone che ci abitano. Non è solo un discorso “di facciata”, perché non è solo esteriorità. Non è solo ornamento, se questo fosse solo una cosa esteriore e dovesse in qualche modo essere contrapposto ad un monumento. E’ piuttosto il portamento, lo sguardo, i lineamenti. Quando si dice, “ci metto la faccia”, per un palazzo si dovrebbe dire la facciata.

E’ indubbio però che se vuoi conoscere davvero un palazzo, se vuoi immergerti nelle sue storie, toccare le sue viscere, sentire le vene e le arterie sui quali scorre il sangue che lo rende vivo, allora devi entrare dentro, devi vedere cosa c’è dietro la facciata. L’anima del palazzo è nel cortile. E’ lì che si consumano le storie più autentiche, la vita vera. Nell’ombra dei suoi alberi, sulla pietra dei gradini, fra la terra delle aiuole. Nelle cose vive, perché no, anche fra i bidoni dei rifiuti.

Qualcuno potrebbe obiettare che ci sono palazzi senza cortile. Certo, esistono persone senz’anima.

Ma perché, sul serio pensavate che stavo parlando di architettura?

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16 thoughts on “Elogio del Coppedé. E poi di cortili e facciate

  1. Bello il Coppedé. Ho lavorato li vicino per due/tre anni nella mia prima esperienza lavorativa. Abitavo, come oggi, dall’altra parte della città ed era un viaggio arrivarci. E quella zona mi è rimasta nel cuore per la bellezza intrinseca, per quella di quegli anni e per quella della giovinezza. Sui cortili poi sono proprio d’accordo con te. Sono l’anima. Con gli odori di cucinato, le lenzuola stese, le voci. Quando attraverso il mio, a volte, l’esperienza sensoriale è davvero notevole. Non potrei immaginarlo senza. Buonanotte Romolo!

  2. abito più o meno da quelle parti. a dire il vero mi inquietano un po’ certe linee gotiche. formano ombre oscure, come certe anime….

  3. Io l’ho scoperto qualche anno fa, ho seguito un master da quelle parti…è bello però a differenza tua lo considero snob..sarà che io vengo da un quartiere molto più popolare e più simile a me. Mi è comunque rimasto nel cuore per il ricordo di nuove conoscenze e di pranzi consumati sulle scalinate di quei palazzi dall’aria imponente… 😉

  4. Quartiere Coppodè, una parte delal mia Roma che conosco bene….ci passeggiavo con mio pdre, ci ho lavortao per un periodo; ci arrivavo con il tram e quel lungo e lento attraversare Roma lo rimpiango.
    A parte che sono cresciuta in un cortile romano dove torno regolarmente, e che amo tantissimo: aiuole, piante, sbucciatuire di ginocchia…
    Veniamo alle facciate, quelle dei palazzi sono così come le vediamo, dietro c’è tanto, ma chi lo fa quel tanto? Noi con le nostre facc-iate. E la nostra faccia a volte non è quello che veramente siamo. Non sempre quello che mosatriamo è realtà purtroppo.
    La differenza tra una facciata e una faccia però è sostanziale: la facciata l’ha creata un architetto a sua immaginazione, a suo piacere e tutti la guardano piaccia o no; anche la nostra faccia l’hanno creata i cromosomi dei nostri genitori (o presunti tali), ma l’espressione gliela diamo noi e quando la guardano se piace ti baciano, se non piace te becchi un ceffone. E arriavno fino all’anima.

  5. Questo quartiere è bello, la prossima volta andrò a visitarlo.

    L’architettura è molto bella anche se la trovo molto pesante.
    Certo che l’interno di questi palazzi benché provvisti di cortile mi portano lontano dal pensarli come anime semplici visto la ricchezza che si respira.

    Grazie per questo post
    buona domenica
    .marta

  6. Il bello di quel quartiere infatti è proprio questa contraddizione. A differenza dei Parioli, che sono poi lì vicino, resta sostanzialmente un quartiere abitato soprattutto da persone “normali”

  7. Ma io parlo delle famiglie che ci abitano da più di cinquant’anni. Certo per quelli che da fuori vorrebbero andare lì i prezzi sono alti. Ma se uno vuole la grande bellezza… 🙂

  8. Poi purtroppo anche lì stanno diventando tutti studi ed uffici. Io abito a Montesacro e non mi sposterei mai in nessun altro quartiere. Ma se proprio dovessi, penso che quello sarebbe l’unico altro quartiere di Roma in cui andrei volentieri. Tu invece?

  9. Anche io sono di MonteSacro (CITTÀ GIARDINO, altro mini quartiere che amo). Sono rimasta incantata dal quartiere Coppedè quando l’ho visto per la prima volta ed è cosi ogni volta che ci passo!

  10. Ci andavo spesso a trovare un’amica di mia nonna che abitava lì, e lei stessa era davvero una persona fuori del comune. Anche a me piace molto, e poi non è lontano da casa 🙂

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