Le stelle sono tante, milioni di milioni

Quello che diceva il mio amico Topper qui merita una qualche riflessione, perché mi sembra interpelli un po’ tutti quelli che presumono di avere qualcosa da dire al punto da aprire un blog e scriverci sopra. Chi presume è presuntuoso? Forse sì. Forse sarebbe meglio tacere. In fondo su cosa si basa questo pre-giudizio, di avere qualcosa di intelligente, di interessante, di spiritoso da raccontare agli altri? Perché certo, possiamo anche pensare di scrivere per noi stessi (e certamente è anche così). Ma se scrivi su un blog non scrivi solo per te stesso. Scrivi con la possibilità che qualcuno legga. Qualche volta questa possibilità è un’attesa, qualche volta una certezza. Qualche volta è un accessorio, qualche volta il vero motivo per cui hai scritto quella cosa.

La nostra pre-visione è che qualcuno legga perché pre-sumiamo che quello che scriviamo sia degno di attenzione da parte di qualcuno. E i commenti, i like, sono come delle piccole (o grandi) dosi di alimento per questo pre-giudizio. E’ probabile che abbiamo qualcosa da dire, come qualsiasi persona dotata di cuore e cervello, istinti e ragione. Ma se non sappiamo ascoltare, se il nostro scrivere si basa solo sulla presunzione di avere in tasca qualcosa da elargire agli altri (che ovviamente presumiamo non vedano l’ora di essere lì per raccogliere i frutti di tanta sapienza), allora rischiamo di perdere il contatto con la realtà. Rischiamo di ritenerci addirittura delle stelle! Rischiamo di essere talmente presuntuosi da dare consigli non richiesti, di esprimere opinioni non cercate. Con le migliori intenzioni, per carità, con tutto l’affetto del mondo, ma l’effetto è catastrofico e presunzione chiama presunzione. Il consiglio non richiesto giustifica il non ascolto e il dialogo fra sordi a quel punto diventa una realtà di fatto.

Non mi consola il fatto che questa presunzione sia molto diffusa e certo non circoscritta a chi ha un blog (in fondo sarebbe presunzione anche questa!). Scrivere è parlare, leggere è ascoltare. E come chi scrive, a volte anche semplicemente chi parla non sa ascoltare, non sa leggere gli altri e la realtà che lo circonda e quindi parla (o scrive) a vanvera. Scambia opinioni personali per fatti acclarati, scambia interpretazioni soggettive per spiegazioni razionali. Scambia l’amore per un calesse, magari anche con una ruota ammaccata. E pensa di poter fare a meno degli altri.

Al contrario, se il nostro scrivere è un mettersi in gioco, un condividere un pezzo (grande o piccolo poco importa) di noi con chi avrà la voglia di farlo, allora i ruoli possono invertirsi. Chi scrive e chi legge, chi parla e chi ascolta si alternano per creare un dialogo. E allora scopri che il vero arricchimento è proprio questo gioco di dare ed avere.

Per  questo il blog è un luogo, uno spazio, anche se solo virtuale, in cui si può creare il dialogo. Si può imparare ogni giorno qualcosa, dai propri errori (di comunicazione e non solo). Abbandonando ogni presunzione: quella di avere in tasca la verità, quella che non ti fa perdonare, quella che non ti fa ascoltare, che non ti fa capire i punti di vista degli altri. La presunzione di pensare che non ci siano alternative, che non valga neanche la pena cercarle. Perché magari pensiamo di non saper dare più nulla. Oppure (che poi forse è una presunzione ancor maggiore) che gli altri non abbiano più nulla da darci.

 

c-una-sola-cosa-che-si

 

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15 thoughts on “Le stelle sono tante, milioni di milioni

  1. È bellissimo quello che hai scritto ed è in tema con le mie riflessioni scritte la notte scorsa. Scrivere per se stessi è terapeutico, ma in questo mondo in cui pensare risulta ormai essere un accessorio inutile, quasi fastidioso, trovare qualcuno che pensa e trasforma questo pensiero in parole è un dono per l’umanità intera. Scambiare idee è un ritorno al buon uso dell’intelligenza!

  2. E’ un attimo finire come il barbone alcolizzato che farnetica di apocalissi, tra una supposizione e l’altra.

  3. woww che sono l’unico dinosauro che aprì il blog nel 2008 perché aveva da dire qualcosa a se stessa e basta??? davvero non mi interessava dire a qualcun altro… me lo dovevo dire a me stessa.. aho , son di coccio.. faccio la lista della spesa … e boh ? son venute passate tante e tante persone, alcune rimaste altre scomparse, è stato un gran bel gioco, ci ho trovato amci e amiche , una è diventata speciale, ma a suo tempo lasciò il suo blog … io non lascio questo spazio virtuale. mi piace molto più di facebook dove tutto è un mordi e fuggi…
    ancora Grazie Romolo, a proposito tu sei una persona conosciuta da poco, ma anche per te è valso l’impegno. Nei rapporti umani non è mai una pena, è sempre un bell’impegno.

  4. Grazie per avermi citato. E grazie per aver sviluppato, con parole migliori, il mio pensiero. Scrivere è parlare, leggere è ascoltare: era questo il fulcro della mia riflessione, con tutto il contorno delle autocelebrazioni e dell’incapacità, a volte, di imparare da ciò che dicono gli altri.
    E poi è verissimo quello che dici in più: anche chi scrive per se stesso, comunque ha qualcosa da dire e, per questo, c’è sicuramente qualcuno che può ascoltarlo.
    Nel mondo dei blog poi si scrive anche per il confronto costruttivo con gli altri. Sono davvero felice che una mia riflessione abbia potuto ispirare una “discussione” così interessante.

  5. Condivido questa visione e aggiungo, agganciandomi all’ultimo commento, che personalmente considero il confronto costruttivo e critico uno dei vantaggi più autentici di una massiccia presenza su blog e social-luoghi…. la qual cosa presuppone senza dubbio un atto di “generosità” biunivoca. Nel momento in cui si scrive (qualunque sia l’intenzione, il contenuto e l’autorevolezza percepita o autoreferenziale) dobbiamo pensare che quella parte di noi non è più solo nostra ma è condivisa e questo presuppone il rispetto per la disponibilità altrui a leggere, la disponibilità ad un dialogo ….
    aggiungerei poi qualcosa che forse già emerge altrove, l’umiltà… che non necessariamente fa la quadra con lo stare sottotono, si può essere “larghi” nella personale rappresentazione sulla scena della scrittura (parlare) ma mantenendo ben chiaro a se stessi e agli altri chi si è semplicemente avendo il senso della realtà, senza trascendere in deliri di onnipotenza per effetto di followite acuta…
    io ho delle regole nella lettura, per avvalorare una buona lettura e di conseguenza considerare un buon scrittore o scrittrice, al di là delle acclamazioni di prassi, chi nella sua proposta dimostra sensibilità e ricchezza intellettuale, una ricerca effettiva e non approssimazione e in ultimo l’aver provato a togliersi la maschera e a consegnarsi nudo nella sua umanità che è il solo modo per far vibrare le corde dei nostri cuori e dei nostri cervelli, lasciando traccia del suo passaggio alla memoria, che su mezzi come questo è alquanto volatile.

  6. Pingback: Perché scrivo post così minchioni | Viaggi Ermeneutici

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