Mirror, mirror on the wall…

Le persone possono essere suddivise in mille modi. Destra, sinistra, nord, sud, passionali e razionali, guardie e ladri, giorno e notte, Però effettivamente, come scrisse una volta quel vecchio trombone di Scalfari esistono due macrocategorie antropologiche, che comprendono e fanno comprendere molte persone e molti atteggiamenti ricorrenti. Chi si sente in credito e chi si sente in debito con la vita.

I primi hanno sempre da recriminare presunti torti subiti, hanno la sindrome della persecuzione, si sentono sempre defraudati, vittime di chissà quali complotti, oppressi da ingiustizie immeritate. Ovviamente, sentendosi in credito, si sentono anche autorizzati a richiedere, anzi a pretendere quanto dovuto. Per questo si sentono legittimati ad andare fuori dalle regole, ma anche dei principi generalmente accettati nell’umana convivenza. Il fatto che il mondo esterno non riconosca le loro sacrosante recriminazioni, li fa convincere sempre più del torto subito, aumentando la propria autostima, ingrossando un ego già di per sé ipertrofico, incapace di ascoltare la minima critica, neanche la più piccola voce discordante.

Il più delle volte c’è un nemico. Concreto, individuabile, ma allo stesso tempo metafisico, che è ovviamente colpevole di tutte le nefandezze del mondo, ma soprattutto di aver rubato la marmellata al povero cocco di mamma: le democrazie plutocratiche, le lobby giudaico massoniche, i servizi segreti bulgari, la Spectre, gli extraterrestri, Luciano Moggi. Davanti al loro specchio si pongono le domande fondamentali dell’esistenza, perché gli altri mica la vogliono riconoscere questa lapalissiana verità che loro e solo loro sono i più belli, i più forti, i più meritevoli del reame. E il loro specchio gli dà sempre ragione!

A questi si contrappone chi dalla vita si sente sempre in debito. Chi capisce che ha avuto tanto e quindi è disposto a restituire. Chi ringrazia anche quando non dovrebbe, chi è contento di quel che ha e per questo accetta quello che arriva senza pretendere nulla. Non è detto che sia completamente soddisfatto perché l’essere in debito non toglie la legittima aspirazione a migliorarsi. Non ha specchi al muro a cui domandare lumi del futuro, non ha rassicuranti risposte preconfezionate sulle quali adagiarsi. Ma come le onde di un fiume non ritornano indietro, così chi si sente in debito, guarda avanti, non sapendo se avrà ancora da ricevere, ma con la sicurezza che avrà ancora molto da dare.

Sail away, away, ripples never come back, gone to the other side, sail away, sail away

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6 thoughts on “Mirror, mirror on the wall…

  1. Un post molto bello… a volte c’è anche chi si sente in debito ma non perché lo è davvero, ma è solo che non è capace di chiedere, di pretendere, di appropriarsi di cose che non gli servono realmente. Il giusto starebbe nell’equilibrio perché non si vive bene in nessuno dei due casi…

  2. Effettivamente forse a qualcuno rimarranno indigesti…ma dopo le interrogazioni parlamentari, le denunce alla Consob, le class action, non potevo esimermi!

  3. Mi piacciono tanto i tuoi post minchioni ma, quando scrivi cose come questa, mi rendo conto del perché mi trovo in sintonia con te. Tra l’altro non ci sono link ad altri tuoi vecchi post!
    Purtroppo conosco più persone della prima categoria e sempre di nuove ne vado incontrando, cercando (se non posso evitarle) di accettarle per quel che sono, con rispetto. Il problema è che loro non accettano me e quindi pace. Ma il problema resta e forse è più mio che loro. Io non riesco proprio ad andare d’accordo con chi non la capacità di riconoscere che, anche in contesti stupidi, forse sta sbagliando, forse ha capito male, forse gli altri non hanno tutti i torti. Men che meno riesco a dialogare con chi non sa chiedere scusa.

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