Le 10 cose che non cambieranno mai

Non sono un maniaco della coerenza. Non creda sia la virtù delle virtù. Una certa corrispondenza fra quello che uno dice e quello che uno fa è ovviamente auspicabile. Come anche una certa consequenzialità tra quello che pensavi ieri (o l’altro mese o l’anno scorso) e quello che pensi oggi. Però è anche giusto, normale, direi anzi sano, cambiare idea. In politica, ad esempio. Sarà che a parte la lega e Burlesquoni (perché certo, c’è un limite a tutto) posso dire di aver praticamente votato tutti i partiti (non che ne vada fiero, però è così. E’ successo), ma certo la coerenza politica ad esempio, non mi sembra una gran dote. Anzi, ho imparato a diffidare di quelli che non riescono a sviluppare un senso critico tale da non fargli riconoscere le minchiate quando a farle sono personaggi della loro sponda politica.

Ma non divaghiamo, questa era solo la premessa. Volevo dire che, appunto, penso sia naturale cambiare opinione o gusti, abitudini, valutazioni. E’ connesso all’andare avanti, all’imparare dall’esperienza, alla curiosità di scoprire nuove cose e infine direi che la capacità di cambiare idea sia connesso al saper ascoltare gli altri. Però…però ci sono cosa che non cambieranno mai. Mai dire mai, direbbe qualcuno. Allora diciamo che queste 10 in questi quasi 48 anni sono rimaste inalterate.

La puzza delle BigBabol. Che mi ha sempre fatto schifo. 40 anni fa come adesso. Se qualcuno mi dicesse, vuoi restare chiuso in ascensore con uno che ha mangiato fegato con le cipolle o con uno che mastica BigBabol, non avrei dubbi. Non le reggo, le abolirei per legge.

Lo stordimento dei ricordi che mi provoca Last train to London degli Elo (che mio fratello aveva ribattezzato “resta in mutande”). La sento e bamm torno ad avere quattordi anni. E’ automatico. Così rimedio anche alla dimenticanza imperdonabile di non averla inserita qui  https://giacani.wordpress.com/2014/08/08/le-mie-10-canzoni/

L’estasi culinaria che mi dà il prosciutto crudo. Quello dolce, morbido, direi al limite del papposo. San Daniele, o ancora meglio, la Cinta senese. Potrei mangiarne fino allo sfinimento, al di là delle umane capacità.

L’attacco di squerequez pre-esami. E ovviamente essendo passato qualche anno dall’ultimo esame non posso affermare con certezza che valga ancora oggi: ma avendone avuto prova certa dalla maturità all’abilitazione e avendone avute ulteriori testimonianze in situazioni assimilabili i dubbi scompaiono. Il bello è che apparentemente non avevo alcuna paura degli esami, nessuno stress, nessun ansia. L’intestino però ragionava per conto suo. Evidentemente, non è solo il cuor, a cui non si comanda. (Devo spiegare cosa in termini scientifici si intende per “squerequez”?)

La sensazione di essere “a casa”, con l’attraversamento di Ponte Tazio. Per chi non è di Roma, è il ponte sulla Nomentana che attraversa l’Aniene che segna l’inizio di Montesacro. Per me niente è più vicino all’idea di casa di questa strada.

L‘insonnia pre-viaggi. Anche qui, come per gli esami. Viaggiare non mi dà ansie, non particolarmente almeno. Ma la notte prima di partire, regolarmente, mi sveglio ogni mezz’ora. Posso mettere 4 sveglie, chiedere a Ale di metterle anche lei…niente da fare, non ci riesco.

Quando leggo o sento espressioni tipo “la migliore canzone, il miglior film, la peggior tragedia del secolo scorso” io mi perdo. Perché per me il secolo scorso è il 1800. E non ammetto spiegazioni differenti. Se vi riferite al 1900 dite “millenovecento”, se dite il secolo scorso, io non vi seguo. Ve lo dico prima.

Il malumore che mi dà la pioggia. Lo so, si chiama essere metereopatici, niente di speciale, né di originale. Ma la colpa è di Roma. Non piove mai, ma disgraziatamente quando piove, il traffico impazzisce. Perché quando non piove non c’è traffico? Ah ah ah ah ah buona questa! Avete presente la fattoria degli animali di Orwell, dove tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri? Ecco, A Roma c’è sempre traffico, ma quando piove, deppiù!

Il buonumore che mi mettono le comiche di Stanlio e Ollio. Anche qui niente di originale, visto che sono almeno 80 anni che fanno ridere generazioni e generazioni. Per me sono meglio di una medicina, meglio di un antidepressivo. Unici e inarrivabili.

Ovviamente, essendo questa l’ennesima lista di cose minchione, non contiene in sé le cose serie che negli anni sono rimaste inalterate. L’amore per alcune persone, l’attaccamento alla Lazio (ah, be’, quella è una cosa abbastanza minchiona, forse la potevo inserire). Perché quelle rientrano in un altro sentimento. Come dicevo all’inizio, non penso sia una gran cosa la coerenza. Perché si è coerenti alle idee, ovvero alle cose. Alle persone no. Alle persone si è fedeli. E quella è tutta un’altra storia.

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20 thoughts on “Le 10 cose che non cambieranno mai

  1. Ma come le BigBabol puzzano? Sanno così di…composto chimico e infanzia! 🙂 Io le rubo ancora alla sis. Quegli splendidi 4 minuti passati a ruminare… (poi devi buttarle che diventano pongo)

  2. ma quanto sei amarcord tu?!?!?!? stanlio e olio!!!!
    brano meraviglioso quello degli ELO! anche a me fa effetto macchina del tempo….ma non ricordo bene che età avevo all’epoca, dimmi un po’ di che anno è?

  3. Ok per gli ELO, l’insonnia prima di un viaggio? Io dormo pochissimo di regola. Però l’ansia c’è, quella si.
    La pioggia! Che tristezza, un pianto proprio! E poi devi correre continuamente in bagno. La odio!

  4. Pingback: Di 127 celestine, confronti fra quindicenni e versioni di greco | Viaggi Ermeneutici

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