Un uomo con la pancia

“Troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante. E quasi sempre dietro la collina è il sole”

 

Sai Gino, ero molto stanco, avevo avuto una notte pesante. Ero lì a fare colazione al bar di Alfio, indeciso se andare direttamente a dormire o farmi prima l’ultima canna. O forse la prima. Va be’ insomma ero lì, al solito tavolino, cappuccino, cornetto, Corriere dello Sport. Improvvisamente arriva questa roscia mozzafiato. Era così bella che mi è andato per traverso il rutto che stavo per fare. Quasi mi strozzo! Lo sai Gino, in fatto di donne ho gusti difficili, non sono uno che si accontenta. Improvvisamente mi era passata la stanchezza e se trascuriamo la barba lunga, la camicia sudata e l’alito pesante, mi sentivo all’apice della forma. Avrei potuto fare la prima ballerina alla radio, tanto per intendersi. O essere il primo violino ad un concerto per sordi. Appena entrata si è buttata al collo di Alfio: dall’invidia l’avrei affogato nel cappuccino. Hanno cominciato a parlare fitto fitto, con la Tv che blaterava sulla sfondo non avrei sentito nulla anche se avessi avuto l’udito di un segugio. Ma io non ho l’udito di un segugio. Poi Alfio sembra indicare me, lei si volta, mi guarda e sorride. Io puro sorrido. Ricominciano a parlare poi ad un certo punto prende la sua tazza e si mette seduta al mio tavolo. Capito Gino? Così, senza dire nulla. Con tutti i fottutissimi tavoli vuoti lei si mette seduta di fronte a me. E anzi, per farsi spazio toglie pure il giornale. E come dice Flaiano, tutti i grandi amori si annunciano così, la vedi e pensi “E mo’ che vole sta stronza?” Ma non faccio in tempo a formulare questo pensiero

“Ciao, io sono Serena”

E beate te! Io invece sono proprio nervoso…“Ciao, io sono Gabriele”. E così lei comincia a parlare. E parla, parla, ammazza quanto parla! Mi racconta una storia assurda, fatta di gente strana, a cui deve dei soldi e studi lasciati a metà, lavori improbabili e i sogni da inseguire, genitori anziani che l’aspettano senza sapere, ma lei non voleva deluderli sono state le circostanze, il problema poi è ben altro, perché è inutile pensare che gli altri possano capire così, senza aspettarsi nulla in cambio

“Alfio dice che tu potresti accompagnarmi a Formia…”

A Formia? Ma ti porterei anche in America! Dopo. Prima però devo andare in bagno. Sai Gino, avevo due gatti morti sotto le ascelle e dovevo anche fare la cacca. Dopo il cappuccino e tutta la notte in giro a portare sfilatini di qua e di là, insomma non potevo proprio rimandare. Seduto sulla tazza guardavo le solite scritte fatte da qualche sfigato che non ha altro da fare che scrivere minchiate sulle porte dei cessi e pensavo: ora esco fuori e la donna più bella che abbia mai incontrato nella mia vita, sarà svanita. Fuggita via, anzi, probabilmente me la sono sognata. Non esiste. E’ un miraggio, frutto della stanchezza e dello stimolo intestinale. Faccio quello che devo fare, mi do una sciacquata veloce alle ascelle arrendendomi all’idea di aver appena sprecato l’Occasione della vita, quella che non capiterà mai più, neanche nel più meraviglioso dei sogni. Torno di là e invece, contrariamente ad ogni mia previsione, lei è ancora lì, che parla tranquillamente con Alfio. E partiamo. Lei, io e il mio pulmino pieno di farina e molliche.

“Certo, meno male che tutti sanno che porti il pane, altrimenti con tutta questa polvere bianca, chissà cosa potevo pensare!”

Capito Gino? Lei sapeva già chi ero e cosa facevo! “Passiamo a casa mia a prendere una cosa?” abita lì a due passi, scende e torna con due borsoni più grossi di lei. E partiamo. La pontina il sabato mattina è trafficata dalla gente che va al mare, ma io vorrei che il traffico fosse di più, vorrei che la pontina non finisse mai. Lei riprende a parlare e io sto lì che ascolto. Ascolto e ogni tanto mi volto per guardarla mentre gesticola, si accalora, muove i capelli rossi. Lei parla ed io vorrei perdermi dentro i suoi occhi verdi, oppure contando le sue lentiggini. A Pomezia sapevo del suo strano lavoro di cantante jazz, ad Aprilia mi aveva raccontato del suo ex che l’aveva mollata in un pub a Piombino, ad Anzio conoscevo la storia dei sui genitori, a Nettuno anche quella dei suoi due fratelli più piccoli, a Latina sapevo che andavamo a Formia perché doveva andare a Ponza per cantare in un locale. A Terracina ci siamo fermati per un caffè e perché doveva fare pipì. Mi aveva lasciato dicendo “insomma, non ho ancora trovato l’uomo della mia vita”. Mentre l’aspettavo cercavo di riordinare le idee, tamponando le orecchie, che ormai sanguinavano copiosamente come il mio povero cuore, innamorato e perso. Che ci facevo lì con quella tipa? E una volta arrivati a Formia che sarebbe successo? “Cosa cazzo vuoi che succeda, ti ringrazierà del passaggio e se ne andrà e domani si sarà dimenticata anche il tuo nome, stupido pancione che non sei altro”. Ecco cosa pensavo. Abbiamo fatto l’ultimo tratto di strada in un silenzio innaturale. Era come se qualcuno le avesse spento l’interruttore della parola. Improvvisamente, come se avesse ripreso il filo di un discorso interrotto, mi ha chiesto il numero di cellulare, “così magari ci risentiamo“. Gliel’ho dato “dammi anche il tuo“, ma lei ha sorriso, “ora stai guidando, te lo darò dopo“. E così siamo arrivati alla meta.

Come faccio a ringraziarti?”, dice lei

Grazie di ché, non ho fatto niente. Ho letto da qualche parte che “tutto quello che facciamo è niente, è solo una goccia nell’oceano”.

Sì, ma se non l’avessimo fatto l’oceano avrebbe una goccia in meno“.

E poi?

Io gli ho detto “Allora non ringraziarmi, resta qui con me”.

E lei?

Lei mi ha dato un bacio. Un bacio lungo, dolce e profondo fino a mancarmi il fiato. Ed è andata via.

E tu?

Io gli ho detto “è per la mia pancia?

E lei?

Lei si è voltata e ha sorriso. L’ho seguita con lo sguardo sul pontile, mentre il traghetto si allontanava. E quando era ormai piccolo piccolo nell’orizzonte mi è arrivato questo sms. “Un uomo senza pancia è come un cielo senza stelle”.

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12 thoughts on “Un uomo con la pancia

  1. Oserei aggiungere un amen.
    Eccerto, che l’omo senza panza è omo a metà!
    E ‘ndo te aggrappi?!
    Mi piace questo panettiere, e io di panettieri me ne intendo. Fidati.

  2. Teso’ la roba la pensi e la scrivi bene.
    Ti macina nella testa e poi la filtri con il cuore, e infine ti scorre dalle mani sul foglio virtuale.
    Ma secondo me, il nucleo originario, il Posto delle Idee,
    lo Spazio Fantasticosamente Fantasioso che possiedi, ha sede nella tua pancia.
    O si!

  3. Mica te lo dovrò dire io?
    Omo de panza, omo de sostanza.

    Che piacere leggerti. Che piacere questo racconto. Mi sono proprio accomodata. Grazie.

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