Aut Aut

But you can say baby, Baby can I hold you tonight, Maybe if I told you the right words, At the right time you’d be mine

 

A volte la vita ci pone di fronte a delle alternative. Vado o resto. Chiamo o aspetto. Ci credo o lo mando affanculo? A volte queste alternative sembrano decisive per i nostri destini futuri. Da quella scelta ne discendono molte altre e questo – il futuro A o quello B – ci condiziona. Ci fa tentennare, ci fa pensare e ripensare, non ci fa dormire la notte. Non parliamo del dopo. Se avessi fatto questo, se non avessi fatto quell’altro…

Le scelte non fatte (o quelle fatte) rimangono ancora più condizionanti di quelle da fare (o non fare). Vuoi più bene a mamma o papà? Se fossi su una torre chi butteresti giù, Tizio o Caio? Bianco o nero? Come se la nostra vita fosse una scacchiera.

Problemi irrisolvibili per noi che non abbiamo abbastanza pazienza. Né fantasia. Non abbiamo abbastanza fantasia, né pazienza per cercare una terza soluzione. Che sarà sicuramente più complicata, più faticosa, meno banale, magari anche meno risolutiva, però senza dubbio più articolata.

Perché come diceva anche il mio amico Kierkegaard è proprio l’aut aut che è errato. Alla domanda Tizio o Caio (come a quella mamma o papà, Bianco o Nero) non c’è risposta esatta. Perché è sbagliata la domanda. E da lì dobbiamo ricominciare. La pazienza di porre la questione in modo differente, la fantasia di trovare soluzioni diverse, la voglia e l’impegno per raggiungere poi queste soluzioni. Tutti i giorni, in ufficio, con gli amici, in famiglia, con i figli, con la persona che ci sta accanto.

La fantasia, la pazienza, la voglia. L’alternativa è arrendersi alla banalità delle soluzioni precostituite. Oppure al vittimismo dei rimpianti per le alternative scartate.

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7 thoughts on “Aut Aut

  1. Come dico io le soluzioni creative. È comunque dura, a volte riuscire a trovare la terza via. Proprio ora, in questi giorni, ho preso un paio di decisioni di “pancia” per niente facili e che avranno riflessi molto importanti. Infatti la notte sto qua a leggere e commentare i blog… 😊

  2. Molto bello, Romolo! Sottoscrivo interamente e mi unisco anche all’elogio per il comune amico Kierkegaard. La tua analisi trova dentro di me piena consonanza. Grazie!

  3. Le decisioni di pancia non è detto siano quelle sbagliate, anzi. Le alternative drastiche non m piacciono perché, come dicevo, spesso nascono da domande sbagliate, ma anche perché il più delle volte quale sia la decisione giusta lo sappiamo benissimo. Sappiamo bene se seguire il cuore o il cervello. O la pancia. Si tratta di avere la lucidità di ammetterlo e il coraggio di sceglierlo.
    Quanto meno sono contento di poterti fare compagnia con i miei post!

  4. Parlando di Aut Aut io sinceramente non sopporto quella gente che quando ti annuncia che si sposa ti dice cose tipo :-E allora gli ho detto che o mi sposava o lo lasciavo e si è deciso a chiedermelo.-
    Cavolo che bello! Obbligare qualcuno a fare qualcosa che non voleva fare, poi ci lamentiamo dei divorzi….
    Soprattutto che soddisfazione per una cosa che evidentemente ti è stata proprio “chiesta con il cuore in mano”.
    Per non parlare poi di quando questa domanda riguarda l’avere un figlio e mettere al mondo un’altra vita.
    Come dici tu è la domanda che è sbagliata.

  5. Pingback: Lancia in aria una monetina « Viaggi ermeneutici

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