La banalità del male

Leggendo la vicenda del pugile ucraino che uccide a pugni “la prima che incontro per strada” (e poi anche il bell’articolo di Sofri su Repubblica di ieri “Noi uomini vigliacchi, rileggiamo Cuore”), pensando a come avrei reagito io in una situazione simile, mi veniva in mente la parabola del Buon Samaritano. Il “prossimo” che si prende cura del povero disgraziato, lasciato ai margini della strada ferito e derubato, che lo cura e gli paga la locanda, non può non opporsi ai banditi, se li incontra per strada. Non può (non potrebbe) limitarsi a curare le ferite: quanto meno dovrebbe fare di tutto per evitarle. E tutto questo non penso vada in contrasto con il porgere l’altra guancia e con il principio, non solo evangelico, della non-violenza.

Eppure molto spesso nella storia anche recente mi sembra che ci limitiamo appunto a questa funzione (importante, per carità) di crocerossine successive ai fatti, senza avere il coraggio di affrontare il male direttamente, faccia a faccia.

Che poi, nel caso in questione, non so quanto sarebbe stato coraggioso o incosciente affrontare quell’animale tentando un salvataggio improbabile (direi anzi impossibile, visto il mio fisico non proprio scultoreo). Forse meglio sarebbe stato cercare aiuto. Chissà, è difficile dirlo così, a freddo, bisogna trovarcisi, probabilmente non sono reazioni che si possono stabilire prima.

Che poi quello che fa più paura non sono i muscoli del bruto, quanto il vuoto che spalanca davanti a noi una violenza come questa. Una violenza disperata, senza senso, senza motivo, banale, come diceva la Arendt. Perché la violenza come questa è banale, non ha alcuna grandezza, né dignità o potenza. Il male che si scaglia contro una donna inerme o contro un bambino è meschino, insignificante, mediocre. E contro questo male non possiamo restare inerti, non possiamo chiudere occhi ed orecchi ed accelerare il passo. Per quanto ci faccia orrore, per quanto la disperazione ed il vuoto che ci apre di fronte ci spaventi, dobbiamo reagire. Magari con il rischio di prendere qualche sganassone. Ma sicuramente meglio che affrontare poi i sensi di colpa per non aver reagito.

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