Ahi settembre

Settembre è il vero inizio dell’anno. Il mese in cui tutto ricomincia, in cui vengono al pettine tutti i “questo lo vediamo a settembre” accumulati nei mesi della gran calura. Settembre si volta pagina, settembre dei buoni propositi e delle promesse al vento, delle energie ritrovate e delle spinte costruttive, dei tanti compleanni dei figli di capodanno, delle prove di riparazione. Ma è anche il mese delle formiche.

Quelle piccole, laboriose formiche che hanno faticato tutta l’estate, accumulando giorni di ferie, che si godranno ora, mentre noi povere cicale torniamo a sgobbare. Che poi i colleghi che si tengono le ferie per settembre li vedi e hai subito un deja vu:  sono i compagni di scuola che durante la ricreazione rimanevano in classe per avvantaggiarsi dei compiti del giorno dopo. Chi fa le ferie a settembre non ama la calca, preferisce le spiagge deserte, adora rimanere a Roma ad agosto, con le strade libere e i negozi chiusi. Sono quelli proiettati nel domani, che vivono il presente con sopportazione, pregustando le gioie future.

E va bene aspettare il futuro, immaginare il domani, per carità, ma senza dimenticare di vivere l’oggi. Che a tenersi tutto per dopo, può capitare che poi a settembre piova. E se piove, che ci fai con tutti quei giorni di ferie?

 

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Nuntereggaepiù (duemiladiciotto version)

Abbasso e alè (NUNTEREGGAEPIU’)
abbasso e alè (NUNTEREGGAEPIU’)
abbasso e alè con gli antivax, con le ex e con la flat tax,
chi parla di razz mi imbarazz, allora mi metto una corazz
ma soprattutto mi incazz (NUNTEREGGAEPIU’)
Reddito di cittadinanza (NUNTEREGGAEPIU’)
Vegetariani, vegani, fruttariani, pastafariani
amo gli animali, ma non disdegno il filetto,
non è colpa mia se amo il pistacchio,
ma non disdegno l’abbacchio (NUNTEREGGAEPIU’)
sovranisti, populisti, fascioleghisti, pentafascisti
tutti razzisti  ( NUNTEREGGAEPIU’)                                                                                                                          la superiorità dell’uomo bianco nord europeo                                                                                                              come la faccia di Trump (NUNTEREGGAEPIU’)                                                                                                           mi provoca il reflusso esafageo
non sanno fare neanche un cruciverba                                                                                                                      con l’espressione compita e le facce cattive,
ma sono solo merda                                                                                                                                                         Tutti a casa loro (NUNTEREGGAEPIU’)
Feisbuc
Tuitterbuc
Instanbuc
Uozbuc
Ai cellulari preferisco il ragù
ci tengono informati
ma sono la nuova schiavitù (NUNTEREGGAEPIU’)
PD PDL PD senza ELLE (NUNTEREGGAEPIU’)
PD 5 ELLE, Lega ELLE, Fratelli di ELLE, ci cascano le palle
cascano pure i ponti e anche gli orizzonti
ai ragazzi rimangono solo bei tramonti (NUNTEREGGAEPIU’)
Metto Renzi, Matteo Salvini, Matteo Di Maio
Matteo Toninelli, dribla Ronaldo che passa a Balotelli,
che ha tatuaggi molto belli (NUNTEREGGAEPIU’)
(NUNTEREGGAEPIU’)
Maurizio Belpietro col sorriso a sonagli (NUNTEREGGAEPIU’)
e Vittorio Feltri che fa fare sbadigli
Marco Travaglio e i suoi poveri figli
Roberto D’agostino e le sue tante mogli
Mario Giordano e la sua voce tenorile
tutti gradevoli come un attacco addominale
NUNTEREGGAEPIU’
Il contratto di governo (NUNTEREGGAEPIU’)
Il lunedì mattina (NUNTEREGGAEPIU’)
il traffico sul raccordo anulare (NUNTEREGGAEPIU’)
La connessione lenta (NUNTEREGGAEPIU’)
chissà se Rino apprezzerebbe
secondo me gli piacerebbe
quarant’anni dopo siamo messi così
forse neanche lui ci crederebbe
che la nostra Italia è ancora all’abc
volevamo andare in Europa
ma sogniamo ancora il venerdì
e mi scappa la pipì
la cistite mi colpì
mi si risveglia quando vedo la De Filippi in TV (da leggere “ti vi”, se no non fa rima. Nota del redattore)
NUNTEREGAEPIU’
Amore mio, dammi retta, fuggiamo via
in macchina, in monopattino o in bicicletta
scappiamo via senza fretta
il domani non c’aspetta
in montagna c’abbiamo sempre la nostra casetta
voglio fare l’asociale, prendiamo solo l’essenziale
solo tu, io e la cana
giusto per il fine settimana
chiudiamo fuori il mondo
gli facciamo vedere chi comanda
così nessuno ci potrà dire più
Nun te regghe più!
NUNTEREGGAEPIU’
NUN-TE-REGGAE-PIU’

Un lustro di blog

WordPress ci teneva molto a farmi sapere che Viaggi Ermeneutici ha compiuto cinque anni. Chi l’avrebbe detto, era un pupetto in fasce e ora è pronto per la scuola! 782 follower, quasi 600 articoli, oltre 90 mila visualizzazioni. Certo meno di un video di youporn, ma più degli spettatori di una partita dell’Italia, tanto per dire.

La domanda quindi è: cinque anni sono un lustro o danno lustro? Se quando è nato era una cosa ora che ha cinque anni ne è diventata un’altra? Un po’ come il vino che migliora invecchiando? Non saprei dire, cinque anni sono molti per un blog? Non ne ho idea, essendo questo il primo per me. In ogni caso, resta il posto più comodo dove infilare dentro pensieri, emozioni, insulti, minchiate, ricordi, insomma tutto quello che mi smuove le sinapsi.

E ora che succede? Dopo 5 anni di solito anche le garanzie più lunghe scadono. Sarà quindi un blog scaduto? Chissà, speriamo non sia scadente. Certamente continuerà ad essere futile, perché questo è il suo compito precipuo (ho sempre sognato poter utilizzare “precipuo” in una frase di senso compiuto): futile perché non utile. Futile ma spero non inutile. E per rendere più chiaro questo concetto mi viene in aiuto un altro ricordo (in questo caso di FB), stavolta di 4 anni fa, quando ero un po’ depresso a casa con una gamba ingessata e un mio amico cercò di tirarmi su il morale.

  • Il problema di questo incidente è che non riesco a fare nulla. Stare bloccato a casa in questo modo mi fa sentire totalmente inutile!
  • Ma no, dai. Ognuno può rendersi utile!
  • Tipo?
  • Potresti cospargerti la testa di porporina viola e rosa, così ci daresti informazioni quando cambia il tempo!

Quindi, se un giorno tornando tra queste pagine le trovaste puntinate di rosa e di viola saprete il motivo. Perché anche le cose futili possono non essere inutili. E in fondo cosa c’è di più futile di una previsione del tempo, che basta una nuvola o un soffio di vento a rendere inutile?

9 verità e una bugia

  1. E’ tutta una questione di priorità. Si può provare ad essere, ad avere o a fare qualsiasi cosa. Ma alla fine bisognerà scegliere. E lì decidi cosa vuoi davvero.
  2. Quando vado in ufficio in macchina rimpiango spesso di non aver preso la metropolitana. Ma non così tanto spesso come quando prendo la metropolitana e rimpiango di non aver preso la macchina.
  3. Ho scoperto che, nonostante non tolleri il sapore dei fichi, la marmellata di fichi è buonissima.
  4. Il virologo Roberto Burioni, pur essendo nato a Pesaro, è tifoso della Lazio. Non solo per quello ultimamente lo proporrei come presidente del consiglio.
  5. Penso che Greys’Anatomy sia, fino ad oggi, la più bella serie mai andata in onda.
  6. Il mondo del calcio è malato. Dalle fondamenta. Dai più alti livelli a quelli più infimi. Riformarlo penso sia impossibile, oltre che inutile. Andrebbe raso al suolo e ricostruito da zero.
  7. A diciotto anni ero già assolutamente in grado di discernere la buona dalla cattiva politica, con una lungimiranza che ancora mi stupisce.
  8. Mi sto convincendo che il giorno in cui deciderò di attaccare gli scarpini al chiodo, la bicicletta potrebbe diventare un’alternativa.
  9. Curare il giardino e saper fuggire un cretino. Già solo per questi versi Battisti dovrebbe essere studiato nelle scuole.
  10. Se potessi tornare indietro probabilmente rifarei quasi ogni cosa, ma certamente non nello stesso modo.

Ad esempio quelli che fanno la fila da Starbucks

Io non ho nulla contro quelli che fanno la fila da Starbucks per comperarsi un caffè americano e pagarlo 1,80, il 90% circa di più di quanto pagherebbero un buonissimo espresso italiano in qualsiasi bar nei dintorni. Non ho nulla neanche contro quelli che si mettono in fila alla Apple quando esce l’ultimissimo modello dell’Iphone, che costa su per giù quanto una settimana di vacanza in qualche bellissima isola greca. Ognuno spende i suoi soldi come crede.

Non ho nulla nemmeno contro quelli che non leggono un libro dai tempi delle medie ma non si perdono una puntata di Uomini e Donne o dell’isola dei famosi. Ognuno spende il suo tempo come vuole.

Niente da ridire neanche con chi si fa le sopracciglie a ali di gabbiano o si fa tatuare due ali di angelo dietro la schiena (giuro, li ho visti quest’estate!). Ognuno è libero di mostrificarsi fare del proprio corpo quello che vuole.

Non ho nulla perfino contro quelli che ascoltano Despacito o A Capoeira, ma poi credono che Pink Floyd sia una marca di deodoranti. Ognuno è libero di ascoltare quel che preferisce.

Con una qualche fatica debbo dire che non ho nulla nemmeno contro chi crede agli oroscopi ma non crede ai vaccini. Ognuno è libero di credere in quello che vuole (c’è pure chi crede che il goal di Turone era buono, figuriamoci un po’!).

Diciamo solo che ho qualche difficoltà ad accettare che il loro voto conti quanto il mio. Sono tempi difficili, come cantano i REM ma ci sto lavorando. D’altra parte la saggezza si acquisice con gli anni ed io sono solo un giovane cinquantenne. Datemi tempo!

P.S. Questo post nasce da un simpatico scambio di battute in quel di faccialibro con la mia carissima gemellina Chiara: evidentemente quando ci hanno separato alla nascita, da una parte è fluita la minchioneria e dall’altra la lungimiranza. Indovinate a me qualche parte è toccata?

Qualcosa da perdere

Se non diventassimo forti con quello che perdiamo, con ciò che ci manca, con quello che desideriamo e non abbiamo, non saremmo mai forti abbastanza.” (J. Irving, Hotel New Hampshire)

E’ vero che apprezziamo davvero qualcosa quando non è più in nostro possesso o nelle nostre disponibilità? Possibile che capiamo il valore della salute solo quando stiamo male? O la gioia di avere un amico quando non lo sentiamo più? Perdere qualcosa o qualcuno sarebbe dunque l’unico modo per capire quanto è importante? Sicuramente “abituarsi” a quello che si ha, pensare di aver acquisito ora e per sempre certe situazioni consolidate, ci fa correre il rischio di dare per scontate persone o cose al punto di non riuscire più ad apprezzarle.

Quando perdiamo qualcuno o qualcosa, tra l’altro, scatta quel naturale sentimento di rimpianto che ci fa rimpiangere cose, persone, situazioni che poi in realtà non è che fossero poi così realmente importanti. La nostalgia per “i bei tempi andati” ci fa ricordare con benevolenza quello che avevamo, aumentandone il valore al di là della realtà oggettiva. Nei ricordi capita di mettere gli occhi azzurri e i capelli biondi anche a qualche scarrafone! D’altra parte però, sarà stato pure uno scarrafone, però era il nostro! Stava sempre lì con noi, ci faceva compagnia, lo davamo per scontato e ora che non c’è ci manca.

E’ un rischio abbastanza frequente a cui tutti possiamo incorrere e forse è il motivo che spiega meglio di qualsiasi altro concetto perché in amore vince chi fugge: fuggire è determinare una mancanza, il modo migliore per capire quanto sia importante qualcuno. D’altra parte, come dice il papà della strana famiglia di Irving al figlio in Hotel New Hampshire (a proposito, libro straordinario, devo ricordarmi di  inserirlo nella prossima puntata dei consigli di lettura), se vogliamo essere forti dobbiamo imparare a perdere qualcosa o qualcuno. Qualcosa o qualcuno a cui teniamo, che ci mancherà nel momento in cui lo perderemo. Per essere forti abbastanza, dobbiamo essere forti con quello che perdiamo.

Vero, verissimo. Ma chi vuole essere forte? O meglio, cosa siamo disposti a perdere per diventare forti? Io nessuno. E non mi chiedete nulla al riguardo, perché non ho alcuna intenzione di essere forte. Tutt’al più lo posso essere per qualcuno, ma certamente non per me stesso. Posso essere forte per chi mi sta vicino e vuole appoggiarsi a me. Ma se diventare forte significa abituarsi a perdere qualcuno, resterò deboluccio come sempre. A fuggire poi non sono mai stato capace, forse per questo in amore non è che proprio abbia una collezione di successi. Pochi ma buoni direi e comunque, fossero anche pochi, ma farò tutto quello che è nelle mie capacità per non perderne proprio nessuno. Con la testa e con il cuore, proprio come questo gruppo di Seattle che ho scoperto da poco.

 

Cose antiche e cose nuove

“Il regno dei cieli è come uno scriba che trae dal suo tesoro cose antiche e nuove” (Mt 13,52)

In fondo anche l’amicizia è così e anche l’amore. Imparare il modo giusto di voler bene forse significa proprio questo: trovare cose nuove, senza dimenticare quelle antiche e fare tesoro di entrambe.

Perchè, come sempre, non è un problema di quantità. Il problema è il come. Come voler bene, come essere vicini senza soffocare, come essere trampolini per crescere o scudi dietro cui ripararsi. Non quanto dare, quanto aprire, ma come farlo.

E così, pedalando fra i boschi del mio amato altipiano, mi imbatto in una strana costruzione. Che mi fa balenare un pensiero banale. Mentre uno (io, per esempio) è tutto impegnato a capire se e quanto aprire quella porta, spesso la realtà è molto più aperta di qualsiasi porta.